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    Home » Politica » Lo stallo bulgaro. L’instabilità politica e istituzionale porta Sofia verso le quinte elezioni in due anni

    Lo stallo bulgaro. L’instabilità politica e istituzionale porta Sofia verso le quinte elezioni in due anni

    Dopo quattro tornate elettorali dall'aprile 2021 e il crollo del governo europeista guidato da Kiril Petkov, nessun partito è in grado di formare un esecutivo. Sarà concesso un ultimo tentativo ai filo-russi del Partito Socialista Bulgaro, ma è attesa l'ennesima fumata nera

    Federico Baccini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@federicobaccini" target="_blank">@federicobaccini</a> di Federico Baccini @federicobaccini
    16 Gennaio 2023
    in Politica
    Bulgaria proteste

    Bruxelles – Due anni di continua instabilità politica per i cittadini della Bulgaria, che si apprestano a tornare alle urne per la quinta volta senza il minimo spiraglio di possibilità d’intesa tra le forze partitiche per formare un governo che duri più di qualche mese. Oggi (16 gennaio) sarà l’ultima opportunità per sventare nuove elezioni anticipate, con il presidente della Repubblica, Rumen Radev, che consegnerà al Partito Socialista Bulgaro (Bsp) il mandato di tentare di mettere in piedi un esecutivo.

    Korneliya Ninova Bulgaria
    La presidente del Partito Socialista Bulgaro, Korneliya Ninova

    Dal giorno delle ultime elezioni – il 2 ottobre dello scorso anno – sono già falliti i tentativi del partito conservatore Gerb (Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria) dell’ex-primo ministro, Boyko Borissov, e del partito europeista anti-corruzione Continuiamo il cambiamento del premier uscente, Kiril Petkov. “In un periodo di crisi, guerra e inflazione deve esserci un governo, questo è il nostro appello agli altri partiti”, ha dichiarato l’ex-ministro degli Esteri socialista, Christian Vigenin. Non sono comunque attese svolte positive per la formazione di un governo guidato dai socialisti, dal momento in cui i conservatori di Gerb (prima forza in Parlamento) continuano a rifiutare ogni possibilità di alleanza, e lo stesso fa Continuiamo il cambiamento, a causa delle posizioni filo-russe degli eredi del Partito Comunista Bulgaro e dei continui voti contrari alla fornitura di aiuti militari all’Ucraina.

    L’unica fiammella di speranza per i cittadini potrebbe essere una convergenza tra i due maggiori partiti in Bulgaria (Gerb e Continuiamo il cambiamento) per un sostegno esterno alla federazione di partiti verdi e di centro-destra Bulgaria Democratica. Anche perché la prospettiva di un ritorno alle urne non è considerata la chiave di volta per superare l’instabilità politica. L’unico punto su cui Gerb e i socialisti si sono trovati d’accordo – insieme al Movimento dei Diritti e delle Libertà, che rappresenta gli interessi della minoranza turca – è stata l’abolizione del voto elettronico e il ritorno alle schede cartacee, che anche a Bruxelles è stato più volte criticato come lo strumento principale per la compravendita dei voti nelle zone rurali del Paese.

    Due anni di instabilità in Bulgaria

    Boyko Borissov
    Il presidente del partito conservatore Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (Gerb), Boyko Borissov

    Il voto di protesta in Bulgaria è una costante contro la corruzione, incarnata principalmente da Gerb e dall’ex-premier Borissov, che ha governato il Paese quasi ininterrottamente dal 2009. Le elezioni del 4 aprile 2021 avevano sì confermato i conservatori come prima forza, ma in uno scenario politico estremamente frammentato. Dopo tre mesi di negoziati falliti per la formazione di un esecutivo, il presidente Radev aveva deciso il ritorno anticipato alle urne e la propaganda anti-sistema aveva premiato il movimento populista fondato dallo showman Slavi Trifonov, C’è un popolo come questo (Itn). Niente da fare neanche dopo il secondo appuntamento elettorale dell’11 luglio e altri quattro mesi di trattative tra i partiti, che avevano costretto Radev a convocare nuove elezioni anticipate a novembre.

    Quello del 14 novembre 2021 poteva essere il vero momento di svolta per la Bulgaria. A sorpresa, le terze elezioni in sette mesi avevano consegnato al fondatore del partito anti-corruzione Continuiamo il cambiamento un quarto delle preferenze, scavalcando i conservatori di Gerb e relegando nell’ombra i populisti di Trifonov. Con l’appoggio di queste due forze Petkov era stato nominato premier, per la prima volta con un senso di stabilità e programmazione per il futuro del Paese: sotto la sua guida sono stati portati avanti i colloqui con la Macedonia del Nord per superare la disputa identitaria che bloccava da dicembre 2020 l’apertura dei negoziati per l’adesione di Skopje all’Ue. Proprio questo impegno è stato fatale a Petkov, anche se non gli ha impedito di portare a compimento la revoca del veto: prima il partito di Trifonov è passato all’opposizione e poi, il 22 giugno 2022, il governo è stato sfiduciato con una mozione presentata da Gerb. Dopo un giro di consultazioni inconcludenti si è tornati al voto a ottobre, con il nuovo primo posto dell’ex-premier Borissov ma il solito spazio di manovra risicatissimo per formare un esecutivo.

    Tags: Boris BorissovBoyko BorissovBulgariaelezioni bulgariaGERBKiril Petkovpartito socialista bulgaro

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