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L'Italia del pallone si arena sugli stadi. Interventi a Firenze e Venezia un nodo per il PNRR
Lo stadio Artemio Franchi di Firenze. Gli stadi sono un nodo per la nuova tranche di pagamenti Ue all'Italia [foto: wikimedia commons]

L'Italia del pallone si arena sugli stadi. Interventi a Firenze e Venezia un nodo per il PNRR

La portavoce responsabile della Commissione Ue: "All'inizio non erano inseriti, adesso sì. Ma ci sono dei criteri"

Bruxelles – I nodi per il piano di ripresa italiano (Pnrr) sono gli stadi di calcio. Non è affatto uno scherzo, è l’Italia del pallone che approda in Commissione europea con progetti di interventi tutti nuovi per gli impianti di Firenze e Venezia, che rischiano di impattare sull’erogazione della terza tranche di risorse Ue provenienti dal Recovery fund. Rinnovo e ristrutturazione degli stadi di Firenze e Venezia “all’inizio non facevano parte del Pnrr, adesso sì“, ammette Veerle Nuyts, portavoce responsabile per le questioni economiche, spiegando che ricadono nel piano nazionale complementare, che “valuteremo e che è legato alla terza richiesta di pagamento”.

I cambiamenti in corso d’opera rischiano di inceppare la macchina italo-comunitaria del finanziamento dell’economia nazionale e le trasformazioni verde e sostenibile al cuore dell’agenda a dodici stelle, oltre che tricolore. La portavoce ricorda che in base a quanto concordato con le autorità italiane sono previsti piani di integrazione e rigenerazione urbana nelle città metropolitane (quindi il caso di Firenze e Venezia) ma per rivitalizzare “larghe realtà degradate”. E’ su quest’ultimo aspetto che si presenta lo scoglio tanto pratico quanto più giuridici. L’impianto sportivo di per sé, da solo, potrebbe non soddisfare il criterio dell’estensione superficiale che risponde alla specifica “larghe”.

E’ vero che in linea di principio il recupero urbano può avvenire, ma “ci sono comunque dei criteri” da rispettare, continua la portavoce. C’è il dubbio che l’Italia possa non rispettare questi criteri, ed è anche per questo che la Commissione europea si prende fino a fine aprile per le verifiche del caso.

Il ministro per gli Affari europei, Raffele Fitto, ha riconosciuto che le modifiche contestate a Bruxelles sono “oggetto di un decreto interministeriale nell’aprile dello scorso anno che prevedeva il loro finanziamento e che sono stati oggetto anche di una valutazione per la quale si considerava raggiunto quest’obiettivo”. A quanto pare, però, il capito è tutt’altro che chiuso. Il governo comunque è fiducioso. “Sono sorte nuove questioni”, ha riconosciuto lo stesso Fitto, assicurando che “con spirito costruttivo lavoreremo per superarle”. Intanto l’Italia del pallone si incaglia sui suoi stadi.

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