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    Home » Agrifood » Polonia, Ungheria e Slovacchia chiudono le frontiere al grano ucraino. Bruxelles prepara un nuovo pacchetto di aiuti

    Polonia, Ungheria e Slovacchia chiudono le frontiere al grano ucraino. Bruxelles prepara un nuovo pacchetto di aiuti

    La Commissione europea striglia i governi che adottano misure unilaterali in materia di politica commerciale bloccando l'ingresso alle importazioni di grano, che invece è competenza esclusiva dell'Ue

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    17 Aprile 2023
    in Agrifood, Cronaca
    grano
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    Bruxelles – Prima Polonia e Ungheria, ora anche Slovacchia. Salgono a quota tre i Paesi europei ad aver annunciato di aver chiuso le frontiere al grano e altri cereali in arrivo dall’Ucraina. E Bruxelles è “in contatto con le autorità competenti dei Paesi che hanno annunciato queste misure e con le autorità di Kiev per capirne lo scopo e la loro base legale, perché non abbiamo chiarezza di questo punto”, ha dichiarato la portavoce della Commissione Ue per l’agricoltura e il commercio, Miriam García Ferrer, confermando che l’esecutivo europeo sta lavorando a un secondo pacchetto economico di sostegno ai Paesi confinanti con l’Ucraina. Quelli più colpiti dal massiccio e incontrollato afflusso di importazioni di grano ucraino.

    Da quando l’invasione della Russia ha bloccato alcuni porti del Mar Nero, grandi quantità di grano ucraino sono finite nei Paesi confinanti dell’Europa centrale, a volte rimanendo bloccate lì a causa di colli di bottiglia logistici. L’accumulo di grano e cereali nei silosi ha avuto per mesi ripercussioni sulle vendite per gli agricoltori locali, con una svalutazione del prezzo dei beni agricoli. Non solo Polonia, ma anche altri Paesi dell’Europa centrale come Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria stanno lamentando la stessa pressione dell’aumento del grano in arrivo da Kiev per essere trasferito in altre parti del mondo.

    Varsavia è stata la prima capitale ad annunciare sabato (15 aprile) di aver varato un pacchetto – ribattezzato scudo agricolo contro la guerra – con una serie di azioni per sostenere gli agricoltori polacchi dagli effetti di questo eccesso di importazioni, che prevede tra le altre cose l’acquisto comune di grano immagazzinato in silos e di vietare l’importazione di alcuni prodotti agricoli in Polonia. Poco dopo è seguito lo stesso annuncio di Budapest, a cui si è aggiunta questa mattina anche la Slovacchia.

    Minister @RobertTelus w @tvp_info: Nasza reakcja, na tę sytuację, może i jest drastyczna. Ale to jest decyzja właśnie na takie momenty, kiedy jest wojna, kiedy musimy chronić Polaków, polski rynek, polskiego rolnika. To jest nasz obowiązek.

    — Ministerstwo Rolnictwa i Rozwoju Wsi (@MRiRW_GOV_PL) April 17, 2023

    “La nostra reazione a questa situazione potrebbe essere drastica, ma questa è una decisione per questi momenti, quando c’è una guerra, quando dobbiamo proteggere i polacchi, il mercato polacco, l’agricoltore polacco. Questo è il nostro dovere”, ha motivato il nuovo ministro polacco dell’Agricoltura, Robert Telus. Proprio le tensioni sociali e le proteste degli agricoltori hanno portato nelle scorse settimane alle dimissioni del precedente ministro Henryk Kowalczyk costrette dalla crescente pressione degli agricoltori che per settimane hanno protestato in tutto il Paese minacciando di bloccare anche i valichi di frontiera.

    Contatti in corso tra Bruxelles e le Capitali che hanno agito in questi termini, dal momento che azioni unilaterali nel contesto della politica commerciale non sono ammesse. Durante il briefing con la stampa, la portavoce ha ricordato che l’area commerciale è competenza esclusiva dell’Unione europea e quindi viene gestita a livello comunitario. “Per questo azioni unilaterali da parte dei Paesi Ue nel quadro della politica commerciale non sono consentite”, ha spiegato, senza però entrare nel merito degli strumenti in capo alla Commissione europea per rispondere a queste azioni.

    Bruxelles minaccia di prendere provvedimenti, e nel frattempo lavora a un secondo pacchetto di aiuti per i Paesi confinanti con l’Ucraina. Lo scorso 20 marzo la Commissione ha proposto un primo pacchetto di aiuti pari a 56,3 milioni di euro finanziati dalla riserva agricola per tre Paesi: 29,5 milioni di euro alla Polonia, 16,75 milioni di euro alla Bulgaria e 10,05 milioni di euro alla Romania, dandogli la possibilità di integrare questo sostegno fino al 100% con fondi nazionali che ammonterebbero a un aiuto finanziario totale di 112,6 milioni di euro per gli agricoltori interessati. “Ora stiamo valutando un secondo pacchetto, ma è ancora in discussione”, ha confermato la portavoce, senza però fornire ulteriori dettagli sulle risorse che potrebbero essere mobilitate e per quali Paesi. Questa volta potrebbe riguardare più Stati membri oltre a Polonia, Bulgaria e Romania. “Siamo consapevoli che ci sono anche altri Paesi che possono essere colpiti, è importante sottolineare che stiamo prendendo in considerazione l’impatto di questo aumento delle importazioni sui Paesi in prima linea”.

    Tags: granoPoloniaSlovacchiaukraine

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