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    Home » Politica Estera » L’Ue sta cercando di coordinare gli sforzi in Africa per non far degenerare gli scontri in Sudan in una guerra civile

    L’Ue sta cercando di coordinare gli sforzi in Africa per non far degenerare gli scontri in Sudan in una guerra civile

    Dal 15 aprile sono in corso duri combattimenti nel Paese tra l'esercito regolare e il gruppo paramilitare Rapid Support Forces per il controllo del potere politico e militare. L'alto rappresentante Ue, Josep Borrell, in contatto con Egitto, Emirati Arabi Uniti e Kenya

    Federico Baccini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@federicobaccini" target="_blank">@federicobaccini</a> di Federico Baccini @federicobaccini
    17 Aprile 2023
    in Politica Estera
    Sudan

    (credits: Afp)

    Bruxelles – Non c’è pace per il Sudan e, a due anni dall’ultimo colpo di Stato che ha messo fine alla breve esperienza democratica nel Paese, a Khartum sono in corso duri combattimenti tra l’esercito regolare e il gruppo paramilitare Rapid Support Forces (Rsf) per il controllo del potere politico e militare. “L’Unione Europea condanna fermamente l’esplosione di violenza”, è quanto si legge in una nota firmata dall’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, in cui vengono esortate le due parti a “dare prova di leadership e impegnarsi per l’immediata cessazione delle ostilità”.

    Sudan
    Esplosioni nei pressi dell’aeroporto di Khartum (credits: Afp)

    L’esplosione delle violenze nella capitale Khartum e in altri centri abitati del Paese continua da sabato mattina (15 aprile) e ha già portato alla morte di almeno 60 civili, tra cui tre impiegati del Programma alimentare mondiale (l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza alimentare). “Gli operatori umanitari lavorano spesso negli ambienti più pericolosi, quindi lo ricordo ancora una volta, non sono un obiettivo e il diritto internazionale umanitario deve essere sempre rispettato”, è il secco commento del commissario per la Gestione delle crisi, Janez Lenarčič. Nonostante la situazione sul campo sia confusa e non ci siano stime affidabili né sul numero di perdite per ciascuna fazione né sul terreno effettivamente controllato dall’esercito regolare e dal gruppo paramilitare, il rischio maggiore è che la situazione possa degenerare in una nuova guerra civile.

    Sudan
    Da sinistra: il generale Abdel Fattah al-Burhan, presidente del Sudan, e il generale Mohamed Hamdan Dagalo, vicepresidente del Sudan (credits: Afp)

    A fronteggiarsi sono l’esercito regolare del Sudan, comandato dal generale Abdel Fattah al-Burhan (dal 2021 anche presidente del Paese), e le forze paramilitari da 100 mila membri guidate dal generale Mohamed Hamdan Dagalo (vicepresidente del Sudan). L’esercito regolare ha il controllo dell’aviazione e ha iniziato a bombardare anche nei centri abitati le basi Rsf, che a loro volta sta facendo largo uso di artiglieria anche a Port Sudan (sul mar Rosso) e nell’aeroporto di Khartoum, dove un aereo della compagnia aerea Saudia è rimasto coinvolto negli scontri a fuoco. “In questo momento critico la priorità dovrebbe essere far tacere le armi, smorzare la situazione e risolvere le divergenze attraverso il dialogo”, ha intimato l’alto rappresentante Borrell, facendo appello agli “enormi sforzi compiuti negli ultimi mesi per riportare il Paese sulla strada della democrazia attraverso un accordo generale, aprendo la strada a un governo a guida civile”.

    Ma gli scontri armati stanno “mettendo a rischio questi importanti risultati”, è l’allarme lanciato da Bruxelles, che proprio per questo motivo ha iniziato a coordinarsi con partner regionali e internazionali “per promuovere il percorso verso un accordo politico che porti pace, stabilità e sviluppo economico”. L’alto rappresentante Ue ha reso noto di essersi messo in contatto con i ministri degli Esteri di Egitto ed Emirati Arabi Uniti, e di aver contattato telefonicamente il presidente del Kenya, William Ruto, per discutere dell’impegno del Paese che confina a sud con il Sudan nell’assumere la guida degli sforzi di de-escalation: “Dobbiamo lavorare tutti per lo stesso obiettivo, la cessazione delle ostilità e il ritorno di una transizione guidata dai civili”, è l’esortazione di Borrell.

    Il Sudan tra i colpi di Stato

    Borrell Hamdok Sudan Unione Europea
    L’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, e l’ex-primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok (29 febbraio 2020)

    Era l’ottobre del 2021 quando i generali al-Burhan e Dagalo avevano unito le forze per rovesciare il breve governo democraticamente eletto di Abdalla Hamdok e instaurare una dittatura militare. Lo stesso al-Burhan è stato a capo del Consiglio sovrano del Sudan, l’organo che nel 2019 aveva preso il posto del Consiglio militare di transizione dopo la deposizione del dittatore Omar al-Bashir (in carica dal 1993).

    Dopo aver sciolto l’esecutivo in carica, il Consiglio sovrano e tutti gli organi di governo locali, i due generali hanno promesso di continuare la transizione democratica fino alle elezioni previste per il 2023, governando attraverso il Consiglio Sovrano di cui al-Burhan è presidente e Dagalo vicepresidente. L’alleanza tra i due generali però è durata fino a dicembre del 2022, quando le pressioni internazionali hanno spinto la giunta militare a restituire il potere a un’amministrazione civile e sciogliere le Rsf per integrarle all’interno dell’esercito regolare. Dagalo si è però opposto e le accuse con il presidente sono diventate sempre più dure, fino a quando gli scontri politici si sono trasformati in violenti combattimenti armati.

    Tags: guerra sudanJanez Lenarčičjosep borrellSudan

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