Bruxelles – Stretta contro greenwashing, obsolescenza programmata e informazioni ingannevoli a livello ambientale. Via libera dall’Europarlamento riunito a Strasburgo con 544 voti favorevoli, 18 contrari e 17 astensioni, alla posizione negoziale proposta di direttiva sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde, proposta dalla Commissione europea a marzo 2022 come parte del pacchetto sull’economia circolare. Nel mandato negoziale, l’Europarlamento spinge per vietare l’uso di indicazioni ambientali fuorvianti o generiche come “rispettoso dell’ambiente”, “naturale”, “biodegradabile”, “neutrale dal punto di vista climatico” o “ecologico” se non sono accompagnate da prove dettagliate e punta a vietare le dichiarazioni ambientali basate esclusivamente su sistemi di compensazione delle emissioni di carbonio.
L’Eurocamera spinge anche per vietare pratiche ingannevoli come fare dichiarazioni sull’intero prodotto se la dichiarazione è vera solo per una parte di esso, o affermare che un prodotto durerĂ un certo periodo di tempo o potrĂ essere utilizzato con un determinato livello di intensitĂ se ciò non è vero. Per rendere semplificate le informazioni sui prodotti, i deputati prevedono di autorizzare solo etichette di sostenibilitĂ basate su sistemi di certificazione ufficiali o stabiliti da autoritĂ pubbliche. La proposta della Commissione Ue si scaglia anche contro la cosiddetta obsolescenza programmata dei prodotti, ovvero quella pratica commerciale per la quale alcune aziende tendono a prefissare il ciclo di vita di un prodotto, ad esempio uno smartphone, per farlo durare di meno.
In questo modo si suscita nel consumatore l’esigenza di sostituire i prodotti. Il Parlamento vuole vietare l’introduzione di caratteristiche di progettazione che limitino la durata di un prodotto o che ne causino il malfunzionamento prematuro. Inoltre i produttori non dovrebbero essere autorizzati a limitare le funzionalitĂ di un prodotto quando questo viene utilizzato con materiali di consumo, parti di ricambio o accessori (ad esempio caricabatterie o cartucce d’inchiostro) prodotti da altre aziende. Per aiutare le persone a scegliere prodotti piĂą duraturi e riparabili, gli acquirenti dovrebbero essere informati di eventuali limiti alla riparazione prima dell’acquisto. “Il settore non potrĂ piĂą guadagnare producendo beni di consumo che si rompono a garanzia appena scaduta. I consumatori dovranno essere informati in modo chiaro delle opzioni e dei costi di riparazione”, ha commentato la relatrice relatrice Biljana Borzan (S&D). “Le etichette dei prodotti informeranno i cittadini sui prodotti con una garanzia di durata maggiore e i fabbricanti con i prodotti piĂą durevoli ne beneficeranno. La giungla delle false dichiarazioni ambientali finirĂ , poichĂ© saranno consentite solo le dichiarazioni ecologiche certificate e comprovate”. Gli Stati membri al Consiglio Ue hanno adottato la posizione il 3 maggio, potranno ora iniziare i negoziati tra i due co-legislatori dell’Ue.
Contro il greenwashing, a marzo di quest’anno, la Commissione europea ha poi presentato un’altra proposta di direttiva per porre fine alle affermazioni piĂą o meno vaghe o in certi casi, addirittura fuorvianti, sui prodotti o sui servizi offerti dalle aziende, così da regolarne la comunicazione sull’impatto ambientale della loro attivitĂ . In uno studio del 2020, Bruxelles ha analizzato circa 150 dichiarazioni ambientali fatte dalle aziende (come “imballaggi realizzati con materiali riciclati” o anche “impronta climatica ridotta”), concludendo che il 53,3 per cento delle indicazioni ambientali esaminate nell’Ue sono “vaghe, fuorvianti o infondate” e il 40 per cento non è stato comprovato. La proposta di direttiva si scaglia nello specifico contro le pratiche diffuse del greenwashing e prevede che quando le aziende scelgono di fare una “dichiarazione verde” sull’impatto ambientale dei loro prodotti o servizi, dovranno rispettare norme minime su come dimostrare queste affermazioni, su basi scientifiche e riconosciute.










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