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    Home » Politica Estera » Cipro, l’Unione europea vuole riprendere i negoziati per la riunificazione. Christodoulides propone un emissario Ue a Nicosia

    Cipro, l’Unione europea vuole riprendere i negoziati per la riunificazione. Christodoulides propone un emissario Ue a Nicosia

    A quasi mezzo secolo dall'invasione turca del Nord dell'isola, dall'Eurocamera di Strasburgo il leader cipriota si candida come "il presidente che risolverà il problema". Per Metsola l'unica via percorribile è "un unico Stato europeo con zone federate", in linea con le risoluzioni Onu

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    13 Giugno 2023
    in Politica Estera
    cipro

    Roberta Metsola e Nikos Christodoulides

    Bruxelles – “Finché Cipro sarà divisa, l’Unione europea non sarà mai completa”. Con queste parole la presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola, ha accolto oggi (13 giugno) il premier cipriota, Nikos Christodoulides, alla plenaria di Strasburgo. A quasi mezzo secolo dall’invasione turca del nord dell’isola, nel luglio del 1974, il presidente eletto lo scorso febbraio ha scelto la sua priorità: lasciare in eredità alle generazioni future “una Cipro riunificata”.

    Per ridare vigore ai negoziati con la Repubblica turca di Cipro del Nord, arenatisi l’ultima volta nel 2021, Christodoulides ha chiesto a gran voce che Bruxelles giochi un ruolo da protagonista, incaricando un rappresentante speciale dell’Ue a Nicosia che supporti il processo guidato dalle Nazioni Unite. “Credo, con l’impegno di tutte le parti e dell’Ue, di poter essere il presidente che risolverà il problema di Cipro”, ha dichiarato con convinzione il presidente nell’aula di Strasburgo. Christodoulides ha incassato il sostegno di tutti i gruppi politici e della presidente Metsola, secondo cui “il problema di Cipro è una questione europea, e credo che un maggiore coinvolgimento dell’Ue in tutte le fasi del negoziato non possa che essere utile”.

    cipro
    Nikos Christodoulides, Presidente di Cipro, al Parlamento europeo

    In linea con la risoluzione 2561 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 29 gennaio 2021, che individuava una soluzione basata su una federazione composta da due comunità e due zone e caratterizzata da uguaglianza politica, Metsola ha indicato “l’unica via percorribile”: un unico Stato europeo con “zone federate”. Il problema però, al di là dello sforzo diplomatico che potrà mettere in campo Bruxelles, sta dall’altra parte del muro che divide Nicosia, l’ultima capitale europea a portare ancora una ferita aperta nel proprio territorio. Ha un nome e un cognome: Recep Tayyip Erdoğan, fresco di riconferma alla guida della Turchia, che proprio ieri si è recato in visita nella parte settentrionale dell’isola, internazionalmente riconosciuta solo da Ankara, per incontrare il suo fedele omologo Ersin Tatar.

    Perché Ankara, da cui dipende l’economia e in definitiva la sopravvivenza stessa del governo turco-cipriota, negli anni ha intensificato la propria influenza sulla repubblica secessionista, sostenendo alle ultime elezioni presidenziali la candidatura di Tatar, favorevole alla divisione permanente dell’isola. Nell’aprile del 2021 infatti, data dell’ultimo tentativo Onu di riaprire il negoziato, il governo di Tatar ha avanzato per la prima volta la proposta di accettare lo status quo e di riconoscere due stati sovrani a Cipro. Il dialogo tra Christodoulides e Tatar si preannuncia dunque molto più complesso di quanto non lo fosse ad esempio tra i loro predecessori, il greco-cipriota Nicos Anastasiades e il turco-cipriota Mustafa Akıncı, che nel 2017 traghettarono le due parti vicinissimo all’accordo. Accordo che, nonostante il loro sincero rapporto di amicizia e il fatto che lo stesso Akıncı fosse un sostenitore della riunificazione, fallì a causa di rivendicazioni e accuse reciproche sedimentate in quasi cinquant’anni di discriminazioni e scontri etnici.Cipro negoziati Juncker

    La partenza è tutta in salita, ma Christodoulides e l’Unione europea sembrano convinti di potere contare su due carte per riaprire la partita. La prima è proprio la rielezione di Erdogan, ormai ventennale interlocutore di Bruxelles che, se stimolato nelle corde giuste, ha dimostrato più volte la disponibilità a sedersi al tavolo delle trattative. La seconda è il logoramento della popolazione turco-cipriota, provata da mezzo secolo di isolamento pressoché totale dal resto del mondo, che storicamente non si è mai opposta apertamente alla riunificazione. Paradossalmente, è sempre stato il sud dell’isola a storcere il naso: nel referendum del 2004 per la creazione di uno Stato federale, il 75 per cento dei greco-ciprioti si oppose, mentre il 65 per cento della parte turca votò a favore.

    Dall’Eurocamera, Christodoulides ha voluto mandare un messaggio proprio agli abitanti della Repubblica di Cipro del Nord, “che sono cittadini della Repubblica di Cipro e dell’Unione europea: il vostro futuro e quello di tutti gli abitanti di Cipro passa attraverso la nostra identità comune di stato membro dell’Ue”.

    Tags: cipronegoziatiNikos Christodoulidesturchia

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