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    Home » Economia » Green Deal, il Pnrr non basta. La politica Ue e nazionale deve saper attrarre il settore privato

    Green Deal, il Pnrr non basta. La politica Ue e nazionale deve saper attrarre il settore privato

    All'evento sulla finanza sostenibile di Gea-Eunews le imprese e la finanza rilevano le criticità da eliminare ai fini del successo della transizione

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    22 Giugno 2023
    in Economia

    dall’inviato a Roma – I soldi che non ci sono, le procedure ancora troppo poco snelle, partenariati tra settore pubblico e settore privato da ripensare per adeguarli alle nuove necessità. La transizione verde deve liberarsi da quelle vere e proprie zavorre che rischiano di lasciare al palo l’Unione europea, le sue ambizioni, le sue strategie e la sua agenda. La ‘Finanza al servizio delle transizione energetica’ deve dare una risposta a tutti queste criticità, emerse dal panel tematico dell’evento sulla finanza sostenibile di Eunews-Gea. Quando si parla di trasformazione sostenibile “i 209 miliardi del Piano nazionale per la ripresa (Pnrr) sono tanti ma non sono sufficienti“, avverte Francesco Bicciato, direttore generale del Forum per la finanza sostenibile. Ma potrebbero diventare di più, con i giusti accorgimenti, “Possono essere, con un moltiplicatore intelligente, aumentati di 4-5 volte se c’è un buon partenariato pubblico privato dal punto di vista finanziario”. Ma servirà, almeno sul fronte italiano, una decisa e sapiente azione dell’esecutivo Meloni. “Al governo abbiamo chiesto qual è l’approccio del nostro governo, per poter allineare gli investimenti”. 

    Servirà questa risposta, e serviranno queste garanzie. Perché in un momento in cui servono investimenti massicci o si creano le giuste condizioni per attrarli o si perde il treno. “Noi giochiamo all’interno delle regole, se le regole non ci piacciono cambiamo settore di investimento: la finanza funziona così“, ricorda Francesco Cacciabue, responsabile finanziario di Nuveen Infrastructure, che insiste sulla necessità della semplificazione. “Il processo autorizzativo è il vero fattore che frena la produzione, in questo momento. Occorre lavorare sui permessi”. Se non si elimina questa strozzatura si rischia di perdere la battaglia della sostenibilità. “L’Europa è dipendente dall’estero per l’energia. L’unica fonte autoctona per la maggior parte dei Paesi europei è la rinnovabile”. Per questo “dobbiamo investire sempre di più”. Questa energia alternativa “Ce l’abbiamo, è competitiva”. Ma va resa disponibile.

    Preoccupazioni e richieste raccolta da Brando Benifei (PD/S&D), capo delegazione del Partito democratico in Parlamento europeo e membro della commissione Mercato interno. “Se guardiamo quello che fanno Cina e Stati Untii abbiamo un’urgenza di prendere una certa strada, altrimenti mettiamo regole, anche importanti, ma senza bilancio e soluzioni”. Vuol dire che c’è l’esigenza di una “volontà politica” di agire, “un indirizzo politico chiaro”. E’ questo che può risolvere la questione dei fondi. Perché, scandisce,  “Per fare le cose che ci siamo proposti non bastano il Cbam e il Recovery”. Per cui è chiaro che “il fondo sovrano va approfondito”, ma più in generale “la capacità di bilancio dell’Ue va affrontata” e risolta in modo strutturale. Una richiesta che vale anche per la prossima legislatura, chiamata proseguire su quel percorso da cui non si può tornare indietro. 

    Da Bruxelles arrivano rassicurazioni. Si è consapevoli che “va mobilitato capitale privato”, ma per fare in modo che ciò avvenga “dobbiamo organizzare il mercato”, ed è esattamente quello su cui sta lavorando l’esecutivo comunitario, assicura John Berrigan, capo della direzione generale per la Stabilità finanziaria (Dg Fisma) della Commissione europea. “L’organizzazione del mercato ruota attorno alla tassonomia, difficile ma in grado di stabilire cosa è verde. Fissa criteri per capire in cosa investire”. In questo senso si tiene fede all’obiettivo finale:” Vogliamo che gli investitori verdi sappiano fare gli investimenti”. Se imprese, banche e assicurazioni chiedono garanzie, la Commissione chiede però sforzi. “Siamo consapevoli che stiamo mettendo pressione sui mercati, sugli intermediari, sugli investitori”, riconosce Berrigan. “Non vogliamo mettere fretta, vorremmo procedere più lentamente, ma vogliamo evitare di essere in ritardo”. 

    Dario Focarelli, direttore generale di Ania, raccoglie la sfida. “Noi sentiamo la pressione e la necessità di agire, convinti che si possa fare di più per programmare gli investimenti“. Un messaggio per la maggioranza e i suoi componenti, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. “Lo diciamo a questo governo come lo abbiamo sempre detto agli altri governi”. Ma oggi più che mai “è evidente che servono forme di partenariati pubblico-privati più forti di quelle avute sin qui”. Un appunto, poi, anche per la politica a dodici stelle. “E’ stato chiesto a finanza e banche di essere il braccio esecutivo della transizione ecologica. Lo facciamo con la massima condivisione ideale, ma alle nostre imprese è chiesto molto di più di quello che è ragionevole fare“.

    Tags: AniaBrando Benifeicommissione europeaDG FISMAfinanza sostenibileforum per la finanza sostenibilegoverno melonijohn berrigannuveenPNRRsostenibilitàue

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