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    Home » Politica » La Spagna al rebus maggioranza. La possibilità di nuove elezioni non preoccupa per l’agenda Ue

    La Spagna al rebus maggioranza. La possibilità di nuove elezioni non preoccupa per l’agenda Ue

    Il Partito Popolare si ferma al 33 per cento e complice il tonfo degli estremisti di Vox non riuscirà a formare un governo di maggioranza. Diversi gli scenari all'orizzonte: da una coalizione al centro tra Feijóo e Sanchez a un governo di minoranza guidato dal leader socialista. Lo stallo potrebbe portare a nuove elezioni, con Madrid impegnata nella presidenza del Consiglio dell'Ue

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    24 Luglio 2023
    in Politica
    spagna elezioni

    Da sinistra: Pedro Sanchez (Psoe), Alberto Nunez Feijoo (Pp), Yolanda Diaz (Sumar), Santiago Abascal (Vox) (Photo by AFP)

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    Bruxelles – Alla fine l’Ue può tirare un sospiro di sollievo. Non ci sarà nessun nuovo governo composto da forze sovraniste e euroscettiche in Spagna: alle elezioni politiche il Partito Popolare (Pp) di Alberto Núñez Feijóo è stato il più votato, ma neppure la scomoda alleanza con l’estrema destra di Vox gli permetterà di ottenere la fiducia delle camere per formare un esecutivo conservatore. Ora il problema per Bruxelles diventa piuttosto il fatto che Madrid, alla guida della presidenza di turno del Consiglio dell’Ue, esce dalle urne in una situazione di stallo, e che per sbloccarla non sono da escludere nuove elezioni.

    Con il 33 per cento dei voti, i 136 seggi conquistati dal Pp sono ben lontani dai 176 necessari per assicurarsi la maggioranza assoluta. E il tonfo degli estremisti di Vox, che con il 12,4 per cento passano da 52 a 33 deputati, mette la parola fine alle aspirazioni del leader estremista Santiago Abascal di riportare al governo l’ultradestra per la prima volta dopo la dittatura franchista. Nonostante Feijóo abbia immediatamente dichiarato di voler “avviare il dialogo per formare un governo in conformità con la volontà del popolo”, non c’è margine per un esecutivo senza le forze progressiste. Sarà dunque con il primo ministro uscente e leader del Partito Socialista (Psoe), Pedro Sánchez, che il Pp dovrà instaurare il dialogo per gettare le basi per un’insolita coalizione al centro tra popolari e socialisti.

    Perché il Psoe, nonostante abbia perso lo scettro di primo partito nazionale, non è uscito ridimensionato dalle urne, anzi. Il partito di Sánchez è passato dal 28 per cento del 2019 al 31,7 per cento, conquistando addirittura 122 seggi, 2 in più rispetto a quando vinse le elezioni. Con i 31 seggi della sinistra di Sumar, già alleata di Sánchez al governo, fanno 153. Ma, mentre le destre non sono in grado di poter siglare patti se non con un paio di rappresentanti di formazioni minori, per raggiungere i fatidici 176 seggi al Congresso dei deputati il Psoe può giocarsi la carta dei partiti nazionalisti baschi, catalani e della Galizia. Sarà cruciale l’atteggiamento dell’ala più dura degli indipendentisti catalani di Junts, il partito guidato dal suo esilio in Belgio da Carles Puigdemont, che nonostante i soli 7 seggi rischia di essere l’ago della bilancia per un’eventuale grande coalizione a sostegno di Sánchez.

    spagna elezioni
    Pedro Sanchez davanti alla sede del Psoe a Madrid, 23/07/23 (Photo by JAVIER SORIANO / AFP)

    Il primo ministro ha celebrato l’esito elettorale come una vittoria, perché “il blocco arretrato e retrogrado, che proponeva un’abrogazione totale di tutti i progressi che abbiamo fatto negli ultimi quattro anni, ha fallito”, ma la sua scelta di convocare elezioni anticipate per decidere se prendere “una direzione di progresso o una direzione di regressione come quella proposta dal Partito popolare e da Vox” rischia di non portare in alcuna direzione. Se non quella di uno stallo politico che la Spagna ha già vissuto in più occasioni negli ultimi anni, tra il 2015 e il 2016 e poi anche nel 2019, ed entrambe le volte è stato necessario richiamare il popolo alle urne nel giro di qualche mese.

    Solo che questa volta, e per i prossimi sei mesi, Madrid detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea. A meno di un anno dalla fine della legislatura, Bruxelles non può permettersi di rallentare la corsa verso la finalizzazione di diversi pacchetti legislativi – il nuovo Patto per la migrazione e l’asilo e il Green Deal europeo su tutti- a causa dell’incertezza politica di uno Stato membro. Nei negoziati tra i partiti che prenderanno il via già a partire da domani, i leader spagnoli dovranno tenere in considerazione anche questo.

    La possibilità di un’interferenza negativa con il funzionamento della macchina comunitaria però viene esclusa. Un alto funzionario Ue ammette che, sì, il risultato delle elezioni spagnole “mostra che serviranno negoziati prima che il nuovo governo sarà insediato”. Tuttavia, “nel frattempo l’attuale governo ha piena capacità di lavorare” in quanto in carica per gli affari correnti, e quindi “non ci saranno grandi cambiamenti nel programma della presidenza dopo le elezioni“.

    Tags: elezionispagna

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