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    Home » Politica Estera » Gas, diritto internazionale e alleanze regionali: ecco perché l’Ue può e farà poco in Nagorno-Karabakh

    Gas, diritto internazionale e alleanze regionali: ecco perché l’Ue può e farà poco in Nagorno-Karabakh

    Una mancata azione in politica estera e ragioni squisitamente economiche legate alle forniture di gas dall'Azerbaigian

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    19 Settembre 2023
    in Politica Estera
    Bandiera della Repubblica di Artsakh, che controlla buona parte del Nagorno-Karabakh, con al centro la bandiera dell'Ue.

    Bandiera della Repubblica di Artsakh, che controlla buona parte del Nagorno-Karabakh, con al centro la bandiera dell'Ue.

    Bruxelles – L’Unione europea condanna e si inquieta ma di fronte alla nuova offensiva azera nel territorio contestato del Nagorno-Karabakh fa quel che può, poco, molto poco. Per ragioni giuridiche, geo-politiche, e per una politica estera alle volte inesistente e ancora tutta da costruire e le contraddizioni di un progetto solo in parte federale ma ancora troppo confederato. La questione armeno-azera, frutto dei rimasugli dell’era sovietica che non si è saputo risolvere ripropone solo una volta di più una questione di lungo corso: un’Europa che si muove in modo confuso e sparso, e che a tratti appare estremamente debole.

    Il diritto internazionale stabilisce e riconosce la regione del Caucaso come parte dell’Azerbaijan, che l’Armenia occupa illegalmente dal 1991. L’Assemblea generale dell’Onu, con tanto di risoluzione, già il 14 marzo 2008 ha stabilito l’integrità territoriale dell’Azerbaijan chiedendo il ritiro di tutte le forze armene. Una risoluzione approvata con 39 voti a favore, 100 astensioni e appena 7 contrari (con 46 Stati assenti al momento del voto). Gli Stati dell’Ue non hanno di fatto mai preso una posizione chiara. La Francia ha votato contro, schierandosi dunque con Yerevan. Gli altri Stati dell’Ue alle Nazioni Unite si sono astenuti.

    Di fronte a questo schieramento per l’Ue diventa difficile fare più di quanto fatto finora, vale a dire tentare di mediare ed invitare al dialogo. Ma in un periodo in cui, sopratutto a Bruxelles, è continuo insistere su “valori”, “diritti” e loro rispetto, trovarsi nella scomoda situazione di dover dire qualcosa senza poter essere davvero incisivi mette a nudo tutta l’affidabilità di un’Unione con cui comunque si interagisce.

    L’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell, in questi momenti concitati, ha capito perfettamente quello che sta per succedere. “Questa escalation militare non deve essere usata come pretesto per forzare l’esodo della popolazione locale”, e dunque un cacciata degli armeni da parte degli azeri. Non ha capito come può evitarlo, e probabilmente non potrà. Interventi, del resto non sono possibili. Ci sono troppi attori, e tutti scomodi, in gioco. La Russia, tradizionalmente amica dell’Armenia, anche se dell’Armenia internazionalmente riconosciuta, e che potrebbe ‘far pagare’ l’accresciuta cooperazione militare con Stati Uniti e Nato nonostante l’Armenia sia attualmente membro dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), guidata dalla Russia.

    La Turchia, dichiaratamente dalla parte di Baku, con tanto di accordo bilaterale turco-azero di mutuo sostegno in caso di aggressione militare. Ecco il dilemma. Se le forze armene dovessero aprire il fuoco contro quelle azere, in un territorio considerato azero, potrebbe innescarsi un nuovo conflitto alle porte dell’Europa. E poi gli Stati Uniti, tra i sette contrari alla risoluzione Onu del 2008. Ancora l’Iran, che condivide le proprie frontiere con entrambi i contendenti.

    L’Ue non si immolerà per la causa armena in Nagorno-Karabakh. Anche per ragioni squisitamente economiche. Alla vigilia dell’ultimo incontro del Consiglio di cooperazione Ue-Azerbaigian del 19 luglio 2022, in pieno conflitto russo-ucraino e crisi energetica, le due parti hanno firmato un memorandum d’intesa (MoU) su un partenariato energetico strategico, volto ad aumentare le forniture di gas azerbaigiano all’Ue attraverso il Corridoio Sud del Gas ad almeno 20 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2027 (da 8,1 miliardi nel 2021).

    Tags: ArmeniaAzerbaijancaucasojosep borrellNagorno-Karabakhue

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