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    Home » Politica » L’ottimismo ingiustificato della Commissione sullo stato di diritto allarma gli esperti di diritti umani

    L’ottimismo ingiustificato della Commissione sullo stato di diritto allarma gli esperti di diritti umani

    Poca attuazione delle raccomandazioni, tanti cambiamenti necessari per migliorare. Questi i risultati dell'analisi di Liberties sul report 2024 sullo stato di diritto della Commissione

    Noemi Morucci di Noemi Morucci
    14 Ottobre 2024
    in Politica
    Stato di diritto

    Bruxelles –  Lo stato di diritto continua a far preoccupare in Unione Europea. Come le osservazioni nel report della Commissione europea sullo stato di diritto 2024, che “presenta ancora carenze significative, nonostante la retorica trionfalistica della Commissione”, per l’Unione per le libertà civili in Europa (Liberties). 

    Liberties ha analizzato il report della Commissione per evidenziare le carenze nell’analisi della situazione dei Paesi europei, considerando l’ampia rete di contatti presente in diciotto di essi.

    Per la Commissione si parla dell’esecuzione del “68 per cento delle raccomandazioni della relazione sullo Stato di diritto del 2023″, che testimonierebbe dei progressi significativi anche per quanto riguarda l’attenzione al tema. Peccato che la realtà illustrata da Liberties mostri una Commissione troppo fiduciosa degli annunci di riforme o sui cambiamenti in corso, che va avanti “attribuendo progressi laddove ce ne sono pochi o nessuno”. La prospettiva sembra essere decisamente meno positiva, con un 19 per cento di raccomandazioni effettivamente portate avanti o attuate. E, quando la Commissione parla di ‘progressi significativi’, lo fa senza una definizione precisa, con conseguenti attribuzioni arbitrarie, o dimenticanze su carenze significative in alcuni Stati. Un esempio riportato da Liberties è “la recente legislazione approvata dal governo svedese che viola i diritti fondamentali”, in riferimento a “misure penali più severe, tra cui le zone di arresto e perquisizione, gli ordini di allontanamento e l’uso esteso di misure di sorveglianza segreta”.

    Le raccomandazioni non sono applicate (e i risultati difficilmente misurabili)

    Scendendo nel dettaglio, si evidenzia ancora di più la “necessità di un’applicazione efficace delle raccomandazioni della Commissione“. Di fatto, il regresso democratico di alcuni stati (tra i vari Ungheria e Polonia) è testimoniato dalla poca considerazione, o forse nulla, delle raccomandazioni europee. I fari della democrazia europea, come Austria, Francia o Germania, “che non registrano un declino dello stato di diritto in generale”, non sono comunque collaborativi, dal momento che tendono a prestare poca considerazione agli avvisi dell’istituzione presieduta da von der Leyen.

    Altro problema rilevato dagli osservatori dei diritti umani, è che le raccomandazioni europee sono difficilmente valutabili e misurabili. Per tanto, “se (le raccomandazioni, n.d.r.) assegnano compiti specifici a determinati attori e fissano limiti temporali” hanno anche una funzionalità come parametri per le riforme e le politiche nazionali. Servono meno “considerazioni diplomatiche” e più severità in presenza di violazioni gravi, per Liberties.

    Mancano i meccanismi di applicazione

    Presentare un report sullo stato di diritto significa avere una rappresentazione di come si evolve la situazione interna agli Stati, ma “si tratta di un meccanismo di monitoraggio, non di uno strumento di applicazione delle norme”.

    Oltre alla carota di quasi 70 per cento di successi (attribuiti in modo molto generoso), è importare avere un bastone. E per questo, secondo Liberties, “la Commissione deve integrare la Relazione annuale sullo stato di diritto nel più ampio strumentario dell’Ue sullo stato di diritto, che comprende la procedura dell’articolo 7, le procedure di infrazione e la condizionalità di bilancio”.

    L’inosservanza delle raccomandazioni dovrebbe portare a conseguenze concrete. Le procedure riportate rientrano tutte tra gli strumenti per garantire l’attuazione dei diritto Ue. Le procedure di infrazione vengono avviate nei confronti degli Stati qualora ci sia una violazione di norme comunitarie, mentre la condizionalità di bilancio è specificamente rivolta alle violazioni in materia di stato di diritto. La procedura dell’articolo 7 è la clausola di sospensione (detta anche “opzione nucleare” per la sua gravità), con cui è possibile interrompere i diritti di adesione all’Ue per uno stato colpevole di violazioni gravi e persistenti dei principi dell’Ue.

    Ci si aspetta che la seconda Commissione von der Leyen abbia più polso nel coordinare la rilevazione dei problemi e le sanzioni con cui affrontarli. Sembra ci sia maggiore apertura all’ascolto delle critiche, come quella relativa all’attuazione delle sanzioni, che viene menzionata anche nella lettera di missione al commissario designato per la democrazia, la giustizia e lo stato di diritto Michael McGrath.

    “E’ indispensabile che la Commissione agisca in modo rapido e deciso“, per Liberties, per avere un’azione concreta e risolutiva per l’Unione stessa. Non bastano le campagne di sensibilizzazione e un’osservazione miope e compiaciuta dei (pochi) successi, all’Ue serve cambiare ed evitare che gli Stati membri trovino scappatoie per non risolvere i problemi con lo stato di diritto e, come conseguenza, con il rispetto dei valori fondanti dell’Unione Europea. “Lo stato di diritto viene sistematicamente smantellato da alcuni governi e la prossima commissione deve fare meglio”, ha detto al Guardian Viktor Kazai, esperto di stato di diritto di Liberties. “Sono passati 14 anni dall’inizio della crisi dello Stato di diritto. Non possiamo aspettare: quello che è successo in Ungheria non può accadere in Slovacchia”, ha ammonito.

    Tags: Civil liberties union for Europecommissionelibertiesreport commissionestato di diritto

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