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    Home » Economia » I tecnici della Bce suonano l’allarme: “L’influenza della Cina sull’eurozona aumenta”

    I tecnici della Bce suonano l’allarme: “L’influenza della Cina sull’eurozona aumenta”

    Uno studio sulle dipendenze geopolitiche della Banca centrale europea mostra un peso sempre maggiore di Pechino. Dal 2016 +3 per cento nelle importazioni, dal 2022 cresciuta l'esposizione sull'area dell'euro

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    28 Ottobre 2024
    in Economia

    Bruxelles – Tanta Cina in Europa e l’eurozona diventa sempre più Pechino-dipendente. La Banca centrale europea ragiona sul peso economico della Repubblica popolare su scala globale, e sull’influenza che esercita oltre confine. I risultati delle analisi condotte nell’apposito studio sono quanto più chiari non si potrebbe: se gli Stati Uniti restano esposti ma stanno riducendo le dipendenze dal Paese asiatico,  i Paesi Ue con la moneta unica invece stanno andando in direzione opposta. L’esposizione dell’eurozona alla Cina aumenta.

    Dati alla mano, rilevano i tecnici della Bce, la quota della Cina nelle importazioni dell’area dell’euro è aumentata di 3 punti percentuali dal 2016, mentre la sua quota nelle importazioni statunitensi è diminuita di 11 punti percentuali. Non solo: dal 2022, l’area dell’euro ha avuto una maggiore esposizione alla Cina rispetto agli Stati Uniti.

    C’è di più: l’Ue ha bisogno di ciò che non ha e che attualmente può trovare sul mercato cinese. Non solo la Cina è il principale paese di approvvigionamento per 33 beni strategici importati dall’area dell’euro, tra cui terre rare, litio, tungsteno, rame, cromo, ma “detiene anche oltre il 50 per cento del mercato di importazione dell’area dell’euro per il 75 per cento di questi prodotti”.

    Che l’Europa sia diventata troppo ‘controllata’ da Pechino da un punto di vista economico non è una novità. Per anni il mercato unico e aperto ha permesso a società cinesi di occupare posti strategici quali i porti, per le preoccupazioni del Parlamento europeo in materia anche di sicurezza. Salta agli occhi, sulla scia dei dati raccolti dai tecnici della Bce, come gli europei non solo non siano riusciti a invertire la tendenza, ma addirittura abbiano continuato a spingersi verso le braccia della Repubblica popolare.

    Un problema, quest’ultimo, anche in ottica di relazioni trans-atlantiche. Gli Stati Uniti considerano oggi la Cina come il principale concorrente geo-politico, e un avvicinamento europeo a Pechino rischia di compromettere le relazioni con Washington, soprattutto se dalle elezioni della prossima settimana dovesse uscire vincitore Donald Trump, il candidato repubblicano alla presidenza che inquieta non solo a Bruxelles, ma pure in altre capitali.

    La situazione per l’Ue e i suoi Paesi con la moneta unica dunque non cambia. La Cina è sempre troppo presente nell’agenda economica, sempre di più. Con tutte le implicazioni del caso di relazioni con gli Stati Uniti e le velleità di un’autonomia strategica che non appare esserci.

    Tags: Banca Centrale europeabcecinacommerciodonald trumpeurozonaimportstati unitiUe-Stati Uniti

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