Bruxelles – Eliminazione dei dazi, accesso a materie prime e tutela delle indicazioni geografiche. Sono alcuni dei punti dell’accordo commerciale interinale tra l’Unione europea e il Cile (Interim Trade Agreement, Ita) che, firmato nel dicembre 2023, è entrato in vigore il primo febbraio dopo la ratifica del Paese sudamericano. Per Bruxelles, il testo è “di fondamentale importanza geopolitica”, anche alla luce delle recenti dichiarazioni e azioni del presidente degli Usa, Donald Trump, e “rafforzerà la competitività delle aziende di entrambe le parti, fornendo al contempo una piattaforma condivisa per lo sviluppo delle nostre economie a zero emissioni nette”. Il Cile è il terzo partner commerciale dell’Ue in America latina e il commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic, si è detto “certo che gli operatori economici di entrambe le parti trarranno beneficio” da tale accordo che “ci aiuterà a diversificare le nostre catene di fornitura, creando al contempo nuove opportunità per le nostre aziende, comprese le Pmi”.
Al centro ci sono le relazioni commerciali e di investimento Ue-Cile. Qui, sette sono gli elementi: l’eliminazione dei dazi sul 99,9 per cento delle esportazioni Ue e parità di condizioni per i beni Ue sul mercato cileno; l’assicurazione di “un flusso più efficace e sostenibile di materie prime e prodotti derivati“; l’inclusione di un capitolo Energia e materie prime “che promuoverà gli investimenti e fornirà all’Ue un accesso costante, affidabile e sostenibile a materie prime essenziali come litio, rame e combustibile pulito come l’idrogeno, cruciale per la transizione verso un’economia verde, dando al contempo al Cile tutto lo spazio politico di cui potrebbe aver bisogno per perseguire i suoi obiettivi di politica industriale”. Il testo prevede di rendere “più facile per le aziende Ue fornire i propri servizi in Cile, anche in termini di consegne, telecomunicazioni, trasporto marittimo e servizi finanziari”; di “assicurare che gli investitori Ue in Cile siano trattati allo stesso modo degli investitori cileni”; di “migliorare l’accesso per le aziende Ue che investono e partecipano alle gare d’appalto per appalti pubblici in Cile, la quinta economia più grande dell’America Latina”; e, infine, di “garantire che sia le piccole imprese dell’Ue che quelle cilene traggano pieno vantaggio dalle opportunità offerte dall’accordo”.
La Commissione ha precisato che, a questi 7 aspetti, si aggiungono “un ambizioso capitolo sul commercio e lo sviluppo sostenibile (Tsd), che conferma l’impegno delle parti nei confronti degli standard dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici”; “un capitolo dedicato al commercio e al genere, una novità in un accordo commerciale dell’Ue, che include impegni per eliminare ogni discriminazione contro le donne”; e “un capitolo sui sistemi alimentari sostenibili, anch’esso una novità in un accordo commerciale dell’Ue, con l’obiettivo di rendere le filiere alimentari più sostenibili e resilienti”. E che il testo “salvaguarda i diritti di proprietà intellettuale, anche con forti disposizioni sul copyright”, e “protegge un totale di 234 prodotti alimentari e bevande tipici europei e cileni (indicazioni geografiche), con la possibilità di aggiungerne altri in futuro”.
Infine, va precisato che Ita è uno dei due strumenti paralleli su cui si regge il più ampio accordo modernizzato tra Ue e Cile che, negoziato tra il 2017 e il 2022, ritocca quello di associazione in vigore dal 2003. Le due componenti sono l’accordo quadro avanzato (Afa) – con il pilastro politico e di cooperazione e quello del commercio e degli investimenti che è soggetto alla ratifica di tutti gli Stati membri – e Ita, che copre solo le parti di esclusiva competenza dell’Ue del pilastro del commercio e degli investimenti di Afa. Ita è ora in vigore, ma cesserà di esistere e verrà sostituito da Afa una volta che tutti i Paesi Ue avranno ratificato l’accordo quadro avanzato.


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