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    Home » Energia » La Cechia pone fine alla dipendenza dal petrolio russo

    La Cechia pone fine alla dipendenza dal petrolio russo

    Dopo circa sei decenni di attività, Praga chiude i rubinetti dell’oleodotto Druzba che trasporta il greggio di Mosca nei Paesi dell’Europa centro-orientale. Ora lo importerà dalle infrastrutture italo-tedesche

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    18 Aprile 2025
    in Energia, Politica
    Oleodotto Druzhba

    Foto: Vladimir Simicek/Afp

    Bruxelles – Addio, petrolio russo. Dopo decenni, la Cechia ha posto fine alla sua dipendenza dal greggio di Mosca. In seguito al completamento dei lavori sull’oleodotto Tal (che parte dall’Italia), ora Praga potrà rifornirsi interamente attraverso rotte occidentali.

    “Dopo circa 60 anni, la nostra dipendenza dalla Russia è finita“, ha dichiarato ieri (17 aprile) il primo ministro ceco Petr Fiala parlando ai giornalisti presso il deposito di Nelahozeves, circa 25 chilometri a nord della capitale. “Per la prima volta nella storia, la Repubblica Ceca si rifornisce completamente di petrolio non russo, e si rifornisce completamente tramite rotte occidentali“, ha aggiunto il premier (che in Europa è alleato di Giorgia Meloni nelle fila dei Conservatori e riformisti).

    Po 60 letech jsme nezávislí na ruské ropě! pic.twitter.com/FHPN7K9Rjm

    — Petr Fiala (@P_Fiala) April 17, 2025

    A Nelahozeves si celebrava l’arrivo delle prime forniture dall’oleodotto transalpino (Tal), che connette il porto di Trieste con Karlsruhe e Neustadt an der Donau, in Germania, passando per l’Austria. Dopo i lavori portati a termine alla fine dello scorso anno dall’operatore ceco Mero, ora al Tal si è connesso l’oleodotto Ingolstadt-Kralupy-Litvínov (Ikl), che dalla Germania trasporta il greggio in Cechia.

    In seguito a questa connessione, la capacità annuale di Praga si è alzata fino a 8 milioni di tonnellate di petrolio, una cifra in linea col fabbisogno energetico del Paese mitteleuropeo. Tale infrastruttura si è resa necessaria dopo che Praga ha deciso, in seguito all’invasione russa su larga scala dell’Ucraina, di non acquistare più petrolio dalla Federazione.

    Fin dagli anni Sessanta, la Cechia riceveva il greggio da Mosca attraverso l’oleodotto Druzhba (letteralmente “Amicizia”), che ai tempi dell’Urss riforniva i membri occidentali del blocco comunista ed è ancora oggi l’oleodotto più lungo al mondo, un serpente di metallo che si snoda per circa 4mila chilometri attraverso il continente eurasiatico. Ma Praga ha interrotto gli acquisti dal Druzhba a marzo, e da allora ha fatto ricorso alle riserve nazionali in attesa dell’aggiornamento del Tal.

    Druzhba
    L’leodotto Druzhba e la rete di distribuzione del petrolio (foto: Wikimedia Commons)

    Stando alle cifre fornite dal ministero dell’Industria di Praga, la Cechia ha importato nel 2024 circa 6,5 milioni di tonnellate di petrolio, delle quali il 42 per cento arrivava proprio dal Druzhba (un dato in calo rispetto al 58 per cento dei due anni precedenti). Secondo l’operatore nazionale Mero, il Druzhba è ancora funzionante e le operazioni potrebbero essere riprese in futuro, ma la loro fattibilità è al momento in fase di studio.

    Ad oggi, il Druzhba rifornisce ancora l’Ungheria e la Slovacchia, i due membri più filorussi dell’Ue che, proprio sulle forniture da Mosca, hanno da tempo ingaggiato una battaglia tanto con Bruxelles quanto con Kiev

    Tags: CechiaDruzbaPetr Fialapetrolio russorussiaTal

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