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    Home » Diritti » Italia, Danimarca e altri 7 Paesi Ue contro la Cedu: impedisce le espulsioni degli “stranieri criminali”

    Italia, Danimarca e altri 7 Paesi Ue contro la Cedu: impedisce le espulsioni degli “stranieri criminali”

    In una lettera aperta, Meloni e Frederiksen denunciano i limiti imposti alla "capacità di prendere decisioni politiche" e chiedono di "aprire un dibattito" sull'interpretazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    23 Maggio 2025
    in Diritti
    Mette Frederiksen Giorgia Meloni

    La premier danese, Mette Frederiksen (sinistra), e quella italiana, Giorgia Meloni (foto: Filippo Monteforte/Afp)

    Bruxelles – C’è una battaglia che mette d’accordo nord e sud dell’Unione europea. Un governo ultraconservatore ed uno a trazione socialdemocratica. Italia e Danimarca, e le loro leader Giorgia Meloni e Mette Frederiksen, guidano la compagine di Paesi Ue che vogliono mettere a fine ad ogni costo all’immigrazione irregolare. Da Roma, le due leader hanno puntato il nuovo obiettivo: reinterpretare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, le cui maglie troppo strette impediscono loro di espellere i cittadini stranieri criminali.

    Poco importa se si tratta di uno dei cardini per la protezione delle libertà fondamentali in Europa da più di 70 anni. “Il mondo è cambiato radicalmente da quando molte delle nostre idee sono state concepite”, scrivono Meloni e Frederiksen in una lettera firmata anche dai governi di Austria, Belgio, Polonia, Repubblica Ceca, Lituania, Lettonia ed Estonia. Poco importa se i numeri certificano che gli ingressi irregolari alle frontiere Ue sono calati del 25 per cento in questi primi mesi del 2025. Perché “c’è ancora molto da fare prima che l’Europa riprenda il controllo della migrazione irregolare”, sostengono i 9 Paesi membri.

    Se da un lato “molti sono arrivati qui attraverso canali legali, hanno imparato le nostre lingue, credono nella democrazia, contribuiscono alle nostre società e hanno deciso di integrarsi nella nostra cultura”, una “minoranza di immigrati rischia di minare le fondamenta stesse delle nostre società”. Sono quelli che “hanno scelto di non integrarsi” e di “commettere reati”. Una scelta “incomprensibile” alla luce delle “vaste opportunità” offerte dall’Europa.

    I nove capi di stato e di governo puntano a questo punto il dito contro la Corte europea dei diritti dell’uomo, la cui interpretazione del trattato internazionale sui diritti umani ha “limitato in alcuni casi la nostra capacità di prendere decisioni politiche“. Casi riguardanti “l’espulsione di cittadini stranieri criminali in cui l’interpretazione della Convenzione ha portato alla protezione delle persone sbagliate”. Meloni, Frederiksen e gli altri vorrebbero avere “più margine di manovra a livello nazionale per decidere quando espellere cittadini stranieri criminali”, ad esempio “nei casi di reati gravi di violenza o reati legati alla droga”.

    I leader presenti al primo incontro informale, lo scorso 19 dicembre, sull’immigrazione insieme a Meloni, Frederiksen e Ursula von der Leyen [Credit: Palazzo Chigi]
    Una chiara dichiarazione di intenti, più che una lettera, che in effetti non è stata indirizzata a nessuno di preciso. A quanto si apprende, Bruxelles era al corrente che qualcosa stava bollendo in pentola. D’altronde, Meloni e Frederiksen sono in piena sintonia con Ursula von der Leyen sulla necessità di un’ulteriore stretta su chi cerca di arrivare in Europa e su chi vi resta senza diritto. Insieme alla presidente della Commissione europea, hanno dato vita a un gruppo informale che si ritrova, in occasione dei vertici europei, per esplorare “soluzioni innovative” sulla migrazione. Lo scorso 11 marzo l’esecutivo Ue ha messo sul tavolo una proposta di nuovo regolamento sui rimpatri, che indurisce le sanzioni per chi non collabora e permette ai Paesi membri di trasferire le persone migranti da rimpatriare in centri di detenzione in Paesi terzi. I cosiddetti return hubs.

    La discussione è “delicata”, ammettono i leader nella lettera, consapevoli che “sebbene l’obbiettivo sia quello di salvaguardare le nostre democrazie, probabilmente saremo accusati del contrario”. Di “crimmigrazione”, ovvero la “fusione tra migrazione e criminalità per reprimere le persone in cerca di sicurezza e mezzi di sussistenza in Europa”, sostiene Picum (Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants). Secondo l’ong,  “se i leader avessero davvero a cuore la sicurezza delle persone e la protezione delle vittime, dovrebbero smettere di smantellare i sistemi di welfare e iniziare a investire nell’assistenza, invece di usare i migranti come capri espiatori per ottenere vantaggi politici”.

    La sfida alla Corte europea dei diritti dell’uomo e alla Convenzione del Consiglio d’Europa è lanciata. “Vogliamo utilizzare il nostro mandato democratico per avviare un nuovo dibattito aperto sull’interpretazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo”, conclude la lettera. Le parti contraenti della Convenzione sono 46, tutti i Paesi del Consiglio d’Europa. I nove guidati da Meloni e Frederiksen sono pochi. Ma c’è da scommettere che qualcun altro – magari già in occasione del prossimo vertice europeo, il 26 e 27 giugno – sia pronto a salire a bordo.

    Tags: cedugiorgia meloniMette Frederiksenmigrantirimpatri

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