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    Home » Cultura » Italia, le giovani donne motore del cambiamento dell’occupazione

    Italia, le giovani donne motore del cambiamento dell’occupazione

    In 20 anni sale dal 5 al 14% la percentuale di occupate nella fascia di istruzione più alta

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    4 Giugno 2025
    in Cultura
    One Happy Pretty Business Woman Standing in Hall and looking at camera with smile.

    One Happy Pretty Business Woman Standing in Hall and looking at camera with smile.

    Investire sulla formazione dei giovani in Italia conviene. Negli ultimi 20 anni in 4 Paesi perno dell’Unione europea (Germania, Spagna, Francia, Italia), si osserva la stessa dinamica statistica, ovvero un progressivo miglioramento dell’occupazione tra laureati (livelli di formazione 5-8 classifica ISCED) e diplomati (livelli di formazione 3-4 classifica ISCED).

    I dati emergono dalla ricerca “Raccontare il mercato del lavoro in Europa: come il grado di specializzazione economica e tecnologica influenza la qualità della domanda di lavoro” di Paolo Maranzano (Università degli Studi di Milano-Bicocca) e Roberto Romano (Associazione Economia & Sostenibilità), in pubblicazione sulla rivista “Economia & Lavoro” nel numero 2 di settembre e presentata in anteprima dalla Fondazione Articolo 49 in occasione dell’evento “In classe: giovani, scuola e lavoro per l’Europa che cambia” in programma il 4 giugno a Roma alla Camera dei Deputati.

    Secondo i dati analizzati dai ricercatori, più si investe in Ricerca&Sviluppo e in competenze tecnologiche e digitali, migliore è la dinamica quali-quantitativa dell’occupazione. Rielaborando i dati Eurostat, emerge come la Francia sia il Paese che occupa meno persone con istruzione primaria e secondaria inferiore (Fascia 0-2 della classificazione ISCED), passando dal 30% del 2000 al 12% del 2024. La Germania, invece, si conferma per una forte stabilità dei livelli intermedi (diploma di scuola superiore, livelli 3-4 di ISCED) pari al 50% del totale, così come una forte crescita dell’occupazione di soggetti con educazione terziaria (diploma di laurea o superiore, livelli 5-8 di ISCED), pari al 37% nel 2024. Se guardiamo l’Italia, persiste un’alta percentuale di occupati con bassi livelli di formazione 0-2 ma in netta discesa (dal 45% del 2000 al 26% del 2024). Interessante invece la dinamica italiana relativa alla formazione 3-4 (che passa dal 42 al 47% negli ultimi 25 anni) e soprattutto quella della formazione universitaria 5-8, che passa dal 13% al 27% del totale degli occupati.

    Molto significativo il contributo delle donne che, passo dopo passo, emergono come il motore del cambiamento quali-quantitativo dell’occupazione. In tutti i 4 Paesi considerati la percentuale di donne occupate tra i livelli educativi 3-4 e 5-8 registra tassi di crescita più alti di quelli degli uomini. In particolare, sono le donne con qualifica 5-8 a registrare un miglioramento sul totale dell’occupazione.
    In Germania la presenza femminile al 5-8 livello di istruzione passa dal 9 al 14% del totale dell’occupazione tra il 2000 e il 2020; in Spagna passa dal 12 al 24%; in Italia passa dal 5 al 14% tra il 2000 e il 2020; in Francia passa dal 12 al 25% del totale dell’occupazione. Anche gli uomini accrescono l’occupazione tra il quinto e l’ottavo livello, ma con una percentuale più contenuta sul totale degli occupati: in Germania sono sostanzialmente stabili al 17% tra il 2000 e il 2020; in Francia passano dal 12 al 21% del totale dell’occupazione; in Spagna passano dal 15 al 22% degli occupati; in Italia passano dal 7 all’11% del totale dell’occupazione.

    Differenze retributive

    Il livello di istruzione genera anche una differenza retributiva significativa. Dai dati della indagine Eurostat sulle retribuzioni 2022, in Germania il livello di formazione 5-8 percepisce in media 32.60€ l’ora, che diventano quasi 36€ orari per gli uomini e 28.10€ per le donne; in Francia e Italia, gli uomini percepiscono circa 28.60€ e 24.10€ orari, mentre le donne ne percepiscono 25.40€ e 21.90€, rispettivamente. La Spagna presenta salari orari mediamente più bassi, che si aggirano attorno ai 18.80€ per gli uomini e 16.70€ per le donne.

    Se confrontati con i valori del 2018, in tutti i Paesi e per tutte le fasce di istruzione si registrano degli aumenti, seppur con evidenti disparità tra i paesi. Infatti, mentre in Germania i salari orari sono aumentati mediamente del 11% (istruzione 5-8) e +13% (istruzioni 0-2 e 3-4), in Francia e Spagna l’aumento è compreso tra il +5% e +13%. L’Italia è l’unico dei quattro paesi ad aver registrato variazioni inferiori al +3% per ogni livello educativo, rimanendo addirittura invariato per l’educazione media-superiore.

    Se analizzata in termini percentuali, la differenza nelle retribuzioni medie orarie aumenta al crescere dei livelli educativi in tutti e quattro i Paesi considerati. La distanza retributiva tra i lavoratori tedeschi con educazione universitaria (livello 5-8) e quelli con educazione media superiore (livelli 3-4) è circa del 63%, e del 141% tra il livello 5-8 e il livello 0-2; in Spagna del 54% e del 76%; in Francia del 56% e del 74%, in Italia del 50% e del 81%. Le differenze sono principalmente legate alla specializzazione produttiva che “premia” i profili professionali con maggiore competenza e istruzione. La differenza di genere nella retribuzione rimane ancora importante per tutti i Paesi considerati e aumenta al crescere dei livelli educativi.

    “Il punto centrale dell’analisi è la stretta relazione tra specializzazione economica, innovazione e investimenti”, commentano Paolo Maranzano e Roberto Romano. “Nel tempo l’output ha cambiato segno e contenuto, seguendo l’evoluzione della domanda secondo modelli economici noti e ben consolidati in economia: al variare del reddito il contenuto dei beni consumati cambia il contenuto tecnologico, obbligando le imprese a inseguire questa dinamica. Le differenze che osserviamo tra i paesi considerati sono interamente legate alla diversa specializzazione produttiva. Senza cambiare il motore della macchina (senza fermarla) sarebbe impossibile per l’Italia agganciare la media dei paesi europei”.

    La ricerca completa è disponibile qui:
    https://www.articolo49.it/inclasse-giovani-scuola-e-lavoro-per-l-europa-che-cambia/wp-content/uploads/sites/5/2025/05/Ricerca_Bicocca_Evento-04_06.pdf

    Tags: donnefondazione articolo 49occupazione

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