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    Home » Green Economy » Clima, Ue verso target -90 per cento al 2040. Macron: Servono mezzi e tempo

    Clima, Ue verso target -90 per cento al 2040. Macron: Servono mezzi e tempo

    La Commissione si prepara a presentare la sua proposta per inserire nella Legge sul clima un nuovo target di riduzione della Co2 al 2040, magari con 'flessibilità' per gli Stati membri. Pur non essendo nella agenda del Consiglio europeo, il tema è stato discusso in particolare dal presidente francese Emmanuel Macron che ha espresso scetticismo sul metodo utilizzato da Bruxelles

    Giulia Torbidoni di Giulia Torbidoni
    27 Giugno 2025
    in Green Economy

    BRUXELLES – Dopo mesi di esitazione, la Commissione europea presenterà mercoledì prossimo (2 luglio) la sua proposta di emendare la Legge europea sul clima inserendo un nuovo target di taglio di emissioni al 2040, quello del -90 per cento rispetto al 1990, visto come tappa intermedia nel percorso verso lo zero di metà secolo.

    Bruxelles vuole portare a casa l’obiettivo – magari con flessibilità per gli Stati membri, tenendo conto dell’acquisto di crediti di carbonio internazionali e del finanziamento di progetti virtuosi al di fuori dell’Europa – prima di volare in Brasile per la Conferenza delle parti delle Nazioni Unite (Cop30) di Belém e, dunque, ha bisogno di tempo tecnico affinché i co-legislatori – Consiglio Ue e Parlamento – approvino la modifica. Ma la questione è scivolosa, soprattutto in un mandato Ue in cui la fanno da padroni i temi della difesa, della competitività e della semplificazione. Alcuni Paesi, come Italia, Repubblica Ceca e Ungheria, contestano l’obiettivo di riduzione del 90 per cento. La Francia chiede precisione sugli strumenti e sui modi politici per raggiungerlo.

    E dunque, sebbene già ampiamente annunciata – in quanto inserita tra le responsabilità di cui la presidente Ursula von der Leyen ha incaricato il commissario al Clima, Wopke Hoekstra, e nonostante non fosse nell’agenda del Consiglio europeo (giovedì 26 giugno 2025) – l’argomento è stato toccato ieri dal presidente Emmanuel Macron e, complessivamente, dallo spagnolo Pedro Sanchez. Su posizioni diverse.

    Da un lato, Sanchez non ha dubbi. “Voglio sottolineare l’impegno incrollabile del governo di Spagna” alla transizione, cosa che “stiamo mostrando con i fatti, non solo con le parole, come dicono i dati sulla crescita economica, sulla creazione di posti di lavoro e sull’aumento di competitività”. Dunque, “vorrei ribadire al resto dei Paesi membri che la competitività nel XXI secolo non è legata ai combustibili fossili, ma all’avanzamento della transizione energetica e alle energie verdi e a tutto ciò che concilia la sostenibilità della salute del pianeta con la reindustrializzazione della nostra economia in chiave verde”, ha precisato al suo arrivo al Vertice Ue.

    Dall’altro il francese, che nella conferenza stampa a notte fonda, dopo i lavori del Consiglio, ha messo in fila gli elementi di dubbio. Macron ha enfatizzato che l’Ue è “l’unico grande spazio” al mondo a procedere sulla strada della transizione. “Abbiamo obiettivi per il 2030 e, quando vedo così tanti Paesi fare marcia indietro su quelli, dico che la priorità è raggiungerli. Poi, abbiamo fissato obiettivi settoriali per il 2035: per l’industria automobilistica o altri settori. Quello che ci viene chiesto per Belém sono traiettorie nazionali per il 2035. Tutto qui. Noi lo faremo e tutti gli europei devono farlo”, ha ricordato. “Ora, c’è il desiderio di avere obiettivi per il 2040, che è un punto di passaggio. Io sono favorevole ad avere questi obiettivi per il 2040. Ma se vogliamo raggiungerli dobbiamo dotarci dei mezzi per farlo e renderli compatibili con la nostra competitività. Cosa significa? Neutralità tecnologica – che vuol dire rinnovabili e nucleare -, flessibilità, investimenti“, ha scandito Macron.

    Oltre all’aspetto pratico, per l’inquilino dell’Eliseo c’è anche una dimensione politica. Il dibattito sul target al 2040 non può essere “tecnico”, ma “democratico tra i 27 membri” e “lo dico perché amo l’Europa” e “perché tra due anni non sarò più responsabile del mio Paese e sarei imprudente a lasciare al mio successore una situazione discussa al di fuori del quadro dei 27: non è serio”, ha affermato. E infine, ha contestato il punto di legare il target alla Cop in Brasile. “Sarebbe fantastico se lo avessimo per Belém, ma non è questo che ci si aspetta da noi per Belém”, perché l’obiettivo è al 2035 e non sarà “un fallimento totale se gli europei non avranno l’obiettivo del 2040 a Belém” quando magari al tavolo “non sarà rimasto nessuno sull’obiettivo al 2035”.

    Dunque, “smettiamola di darci la zappa sui piedi: non è un obiettivo per Belém. Se ce l’abbiamo per Belém, ottimo. Se ci vorrà più tempo, prendiamoci più tempo per farlo bene”, ha incalzato. “La realtà è che io voglio prima realizzare correttamente il mio obiettivo per il 2030, avere successo nell’obiettivo per il settore automobilistico e altri al 2035, e prendermi il tempo democratico e politico per convincere gli altri ad arrivare al 2040”, ha concluso.

    Tags: -90 per cento2040Belémclimacommissione europeaconsiglio europeoCOP30emissioniMacronSancheztaglioue

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