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    Home » Economia » Timido entusiasmo e preoccupazioni: l’accordo sui dazi emoziona fino a un certo punto imprese e sindacati

    Timido entusiasmo e preoccupazioni: l’accordo sui dazi emoziona fino a un certo punto imprese e sindacati

    Business Europe saluta l'intesa ma vuole vedere i dettagli, Eurofer attende i negoziati sull'acciaio, Etuc chiede meccanismi di protezione dei lavoratori. Esulta solo Eurochambre

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    29 Luglio 2025
    in Economia
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    Bruxelles – Cauto ottimismo dal mondo delle imprese, preoccupazione da quello dei sindacati. L’accordo sui dazi tra Unione europea e Stati Uniti non sembra sfondare tra le parti sociali. Certo, l’industria plaude a un accordo che “impedisce un’escalation tariffaria che sarebbe estremamente dannosa per le imprese e i consumatori di entrambe le parti”, commenta Fredrik Persson, presidente di BusinessEurope, l’associazione delle Confindustrie europee. “Dobbiamo ancora esaminarne i dettagli e auspichiamo che si trovi presto una soluzione per settori importanti che sembrano esclusi dall’accordo”. Precisazione, questa, che sembra racchiudere comunque preoccupazioni.

    Tra i settori esclusi c’è sicuramente quello dell’acciaio, oggetto di un negoziato separato tutto da fare e chiudere. Axel Eggert, direttore generale di Eurofer, vuole essere ottimista: “Finora abbiamo poche informazioni, ma se i volumi tradizionali delle esportazioni dell’Ue potessero entrare negli Stati Uniti senza dazi e l’Ue e gli Stati Uniti stessero creando barriere contro l’eccesso di capacità produttiva di acciaio globale, come ha affermato Ursula von der Leyen, allora questo sarebbe un inizio promettente“. Quel che è certo per il comparto, aggiunge, è che “i produttori di acciaio europei non possono più aspettare per rimuovere i dazi del 50 per cento sui volumi tradizionali delle esportazioni verso gli Stati Uniti”.

    Decisamente critico il segretario generale di Eurelectric, Kristian Ruby. L’intenzione dichiarata dell’UE di acquistare dagli Stati Uniti combustibili fossili per un valore di 700 miliardi di euro nei prossimi tre anni “contraddice apertamente l’obiettivo” dell’Unione europea di “spingere verso un approvvigionamento energetico affidabile e più interno, a impatto climatico zero“. Costruire nuove infrastrutture per i combustibili fossili “in questa fase rischia di distogliere l’attenzione dagli investimenti critici nelle infrastrutture per l’energia pulita e nell’elettrificazione”.

    Diverso invece il giudizio di Eurochambre, l’associazione delle Camere di commercio: “E’ stata raggiunta la soluzione meno dolorosa“, sostiene il presidente Vladimír Dlouhý. “Sebbene le tariffe di qualsiasi livello costituiscano sempre un ostacolo al commercio e quindi alla crescita, questo accordo fornisce una gradita stabilità alle aziende europee direttamente o indirettamente coinvolte nel commercio con gli Stati Uniti.

    Il messaggio che arriva dal mondo sindacale è quello della necessità di un meccanismo di tutela e incentivi. “Dopo l’accordo commerciale l’Ue ha urgente bisogno di un piano per proteggere l’occupazione e la produzione nell’Ue”, tuona l’Etuc, la Confederazione europea dei sindacati. E’ convinzione della segretaria generale, Esther Lynch, che l’intesa trovata “attribuisce alla Commissione la responsabilità di introdurre misure di accompagnamento che proteggano i lavoratori e le loro industrie dai dazi che ha sottoscritto”. Si intravede sullo sfondo il rischio di un accordo che “incanala fondi europei e opportunità di lavoro fuori dall’Europa”, cosa inaccettabile per i sindacati. “Le istituzioni dell’Ue non possono far pagare ai lavoratori la loro incapacità di opporsi a Donald Trump”, critica Lynch.

    Tags: Business EuropecommerciodazienergiaEtucEurelectricEurochambresEuroferimpreselavoratorilavorosindacatiUe-Stati Uniti

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