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    Home » Politica Estera » Cisgiordania, l’Ue è “sconvolta” dalle azioni illegali dei coloni israeliani. Ma è incapace di agire

    Cisgiordania, l’Ue è “sconvolta” dalle azioni illegali dei coloni israeliani. Ma è incapace di agire

    Non si fermano le violazioni dei diritti dei palestinesi nei territori occupati, perpetrate con la complicità delle autorità di Tel Aviv. A farne le spese anche i progetti di sviluppo finanziati dall'Unione europea e dai suoi Stati membri

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    19 Agosto 2025
    in Politica Estera
    demolizioni Cisgiordania Palestina Area E1 Israele coloni

    Demolizioni israeliane supervisionate dall'Idf a Judeira, nella Cisgiordania occupata (foto: Zain Jaafar/Afp)

    Bruxelles – Nel mirino di Tel Aviv non c’è solo la Striscia di Gaza. Le violenze dei coloni israeliani in Cisgiordania – che insieme all’exclave costiera dovrebbe costituire il futuro Stato di Palestina – continuano a moltiplicarsi, estendendosi persino agli stessi militari con la stella di David e, nelle ultime settimane, addirittura alle strutture finanziate coi fondi europei. Ma dall’Ue giungono solo condanne retoriche e stucchevoli a cui non fa seguito alcun provvedimento concreto.

    Ci sono volute due settimane perché da Bruxelles trapelasse uno striminzito commento di condanna nei confronti dello Stato ebraico per la demolizione di una scuola ancora in costruzione, finanziata coi fondi comunitari e dell’Agenzia francese per lo sviluppo (Afd) nel villaggio di Al-Aqaba, nella Cisgiordania settentrionale.

    La dichiarazione comparsa oggi (19 agosto) sul sito del Servizio europeo di azione esterna (Seae), la Farnesina dell’Unione guidata dall’Alta rappresentante Kaja Kallas, non è nemmeno firmato ma semplicemente attribuito al servizio dei portavoce. “L’Ue è sconcertata dalla demolizione“, si legge nel comunicato di quattro righe, dove viene ricordato che “l’istruzione è un diritto fondamentale” dei palestinesi.

    Anche Parigi “condanna fermamente” la distruzione della scuola, e chiede alle autorità di Tel Aviv di “rendere conto” delle proprie azioni. “Il proseguimento della politica di insediamento (di Israele nei territori palestinesi di Cisgiordania, ndr) costituisce una grave violazione del diritto internazionale e minaccia la prospettiva della soluzione dei due Stati“, si legge sul sito del ministero transalpino degli Affari esteri.

    Kaja Kallas
    L’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas (foto: Consiglio europeo)

    La struttura, la cui demolizione è iniziata in realtà lo scorso 5 agosto col supporto determinante delle forze armate israeliane (Idf), avrebbe dovuto ospitare un centinaio di bambini delle comunità locali. Bruxelles “si aspetta che i suoi investimenti a sostegno del popolo palestinese siano protetti da danni e distruzioni da parte di Israele, in conformità col diritto internazionale”, conclude la nota del Seae.

    Non una parola di più contro le azioni criminali condotte dai coloni in Cisgiordania, difesi e spesso spalleggiati dall’Idf quando perpetrano ogni tipo di soprusi ai danni dei palestinesi della regione: dalle intimidazioni ai furti, passando per l’assalto a case e strutture di vario genere e, nel peggiore dei casi, spingendosi fino a macchiarsi di uccisioni e linciaggi. Recente il caso di un gruppo di coloni estremisti che ha addirittura attaccato i militari israeliani, rei di non averli aiutati nell’aggredire gli abitanti palestinesi.

    L’episodio della scuola di Al-Aqaba non è isolato. Lo scorso novembre, una sorte analoga era toccata al centro dell’associazione Al-Bustan, baricentro di un altro progetto di sviluppo sostenuto dall’Afd nella Gerusalemme Est occupata. Anche da fatti di questo genere si evince in quale considerazione coloni e autorità israeliani tengano non solo i diritti fondamentali dei palestinesi – sistematicamente violati in tutti i territori occupati, come denunciato tra gli altri dal regista premio Oscar Basel Adra – ma pure la propria immagine agli occhi dei partner internazionali di Tel Aviv.

    Tuttavia, sembra non essere ancora abbastanza per convincere i Ventisette a procedere con sanzioni più dure nei confronti dello Stato ebraico, come ad esempio la sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele, una prospettiva di cui si discute da mesi ma che con ogni probabilità non otterrà mai il disco verde. Basti pensare che le cancellerie non sono nemmeno riuscite a mettersi d’accordo sul congelamento parziale dei fondi Horizon+ per Tel Aviv, una mossa che avrebbe effetto dal 2028 e riguarderebbe una somma dell’ordine di poche centinaia di milioni di euro.

    Benjamin Netanyahu
    Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (foto: Menahem Kahana/Afp)

    Del resto, le demolizioni a tappeto e l’espansione delle colonie illegali rendono sostanzialmente impossibile qualunque progresso verso la costruzione di uno Stato di Palestina, che dovrebbe sorgere proprio tra la Striscia e la Cisgiordania e il cui riconoscimento formale è stato annunciato nelle scorse settimane da un numero crescente di Paesi, inclusi due membri del G7 quali Francia e Regno Unito.

    Ma a qualunque idea di statualità palestinese si oppongono fermamente il premier israeliano Benjamin Netanyahu – sul cui capo pende un mandato di cattura della Corte penale internazionale – e diversi membri del suo governo come il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che ha tirato fuori dal cassetto il controverso “piano E1” per estendere gli insediamenti in Cisgiordania, tagliandola di fatto in due con l’obiettivo di “seppellire definitivamente l’idea di uno Stato palestinese“. La Knesset, il Parlamento monocamerale israeliano, ha approvato mesi fa una risoluzione non vincolante sull’annessione della Cisgiordania, poco prima che l’esecutivo approvasse il piano di (ri)occupazione totale della Striscia.

    Nel frattempo, nell’exclave costiera i gazawi continuano a venire massacrati e affamati artificialmente (con buona pace degli “accordi umanitari” stretti da Tel Aviv con Bruxelles), come conseguenza diretta di quello che le stesse ong israeliane bollano inequivocabilmente come genocidio del popolo palestinese. Netanyahu tira dritto per la sua strada, incurante tanto della montante opposizione interna quanto della pressione esterna affinché sia concessa una tregua umanitaria ai civili di Gaza e si raggiunga un cessate il fuoco con Hamas.

    Tags: Al-AqabaBenjamin Netanyahucisgiordaniacoloni israelianiisraelepalestinaStriscia di Gaza

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