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    Home » Politica Estera » Cipro: L’Eurocamera condanna la detenzione di cinque ciprioti nel filo-turco Nord

    Cipro: L’Eurocamera condanna la detenzione di cinque ciprioti nel filo-turco Nord

    Arrestati perché considerati spie dalle autorità militari vicine alla Turchia. Gli eurodeputati: "La Turchia deve rispettare pienamente i diritti umani sanciti dal diritto internazionale"

    Enrico Pascarella di Enrico Pascarella
    11 Settembre 2025
    in Politica Estera
    Cipro

    La cartina di Cipro tra Ue e Turchia

    Bruxelles – “L’Unione europea non può tollerare la violazione dei diritti dei suoi cittadini. La detenzione di queste persone è inaccettabile”. A scatenare l’ira del commissario europeo per la Democrazia, la Giustizia, lo Stato di diritto e la Tutela dei consumatori, Michael McGrath, è stata la detenzione di cinque cittadini ciprioti nell’autoproclamata Repubblica filoturca di Cipro del Nord.

    Per le autorità filo-turche i cinque soggetti arrestati il 19 luglio erano delle pericolose spie; per l’Unione europea, invece, semplici cittadini. Nella tornata elettorale di oggi, la plenaria di Strasburgo ha votato a grande maggioranza (597 a favore e 5 astenuti) una risoluzione che condanna la condotta di Cipro del Nord invitando “la Turchia a rispettare pienamente i diritti umani sanciti dal diritto internazionale”.

    Per gli eurodeputati questo atteggiamento aggressivo, portato avanti attraverso “rapimenti, ha l’intenzione di intensificare l’intimidazione (di Cipro del Nord, ndr) nei confronti di Cipro. L’intenzione della Turchia è quella di scoraggiare i ciprioti a fare ritorno nelle loro proprietà nella zona occupata.”

    L’arresto delle cinque “spie”

    Secondo fonti greco-cipriote, il punto sarebbe proprio questo. Il 19 luglio, Antonis Louka, Andreas Kyprianou, Annie Kyprianou, Niki Gregoriou e Gregoris Gregoriou, si stavano recando nelle loro proprietà in territorio occupato. I cinque sono stati arrestati dalla polizia militare mentre si trovavano vicino alle loro abitazioni.

    Per i media turco-ciprioti il gruppo sarebbe stato fermato dopo essere entrato senza permesso in un resort turistico nella zona di Trikomo. Durante una perquisizione del veicolo, la polizia turco-cipriota avrebbe trovato numerose mappe, documenti immobiliari e fascicoli. Per questo i militari hanno deciso di procedere, motivando il fermo come un caso di “spionaggio contro proprietà turche” e di “violazione di una zona militare proibita”. Solo, ieri, dopo una pesante pressione diplomatica, tre dei cinque detenuti sono stati liberati su cauzione.

    Nell’isola, situazioni come queste non sono nuove. Il cortocircuito legislativo sta nel fatto che la Repubblica di Cipro è l’unica riconosciuta a livello internazionale e, per questo, avrebbe il controllo giuridico sull’intero territorio. Di fatto, però, la situazione non è così, poiché le autorità filo-turche controllano il nord del Paese dal 1974. Nonostante questo, in teoria, a proteggere le azioni dei cinque cittadini, ci sarebbe la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) del 1996. I giudici di Strasburgo avevano affermato che ostacolare il diritto dei greco-ciprioti a beneficiare delle proprietà nel nord del Paese sarebbe stata una violazione dei diritti umani. Cipro del Nord, naturalmente, non riconosce l’autorità della CEDU.

    Il rapporto con Ankara

    La risoluzione approvata oggi dal Parlamento è un forte segnale di sostegno all’autorità di Nicosia, ma rappresenta al contempo un momento di rottura nei confronti di Ankara. Il rapporto tra Bruxelles e la Turchia si sta incrinando in quest’ultimo periodo. Il Parlamento europeo, già a maggio, si era trovato a condannare l’aggressività turca. L’Eurocamera aveva denunciato il regresso democratico del Paese, acuitosi dopo l’arresto del sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu.

    Tags: ciprodiritti umaniErdoganturchia

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