Bruxelles – In un’Unione europea che incensa Donald Trump ad ogni buona occasione, lo scatto d’orgoglio del Parlamento europeo fa rumore: in una risoluzione adottata oggi (23 ottobre) per alzata di mano, l’emiciclo di Strasburgo ha messo in chiaro che le norme europee sull’industria cinematografica non si toccano. Washington, durante le trattive per l’accordo sui dazi con Bruxelles, aveva criticato la direttiva in vigore nel vecchio continente e Trump aveva minacciato di imporre una tariffa del 100 per cento sui film realizzati al di fuori degli Stati Uniti.
Il contenzioso ruota attorno alla direttiva sui servizi di media audiovisivi (AVMSD), che si fonda sulla promozione dei contenuti europei e della diversità culturale. In particolare, il tycoon si era scagliato contro l’obbligo per i fornitori di servizi audiovisivi on demand di rispettare una quota minima del 30 per cento di opere prodotte in Ue nel loro catalogo. Per l’amministrazione Trump, si tratta di un ostacolo al commercio. Per gli eurodeputati, di “una regolamentazione legittima nell’interesse pubblico”.
Sebbene l’accordo commerciale concluso tra l’UE e gli Stati Uniti il 27 luglio 2025 non menzioni la normativa audiovisiva, nel 2026 la Commissione europea procederà a una valutazione dell’impatto e a una revisione della AVMSD, in vigore dal 2018. Nella risoluzione, l’Eurocamera chiede all’esecutivo di “respingere qualsiasi tentativo di considerare la direttiva AVMSD una distorsione del commercio e di difenderla come uno strumento normativo legittimo”.

Rivolgendosi direttamente a Ursula von der Leyen, la relatrice del testo approvato oggi dall’emiciclo, l’eurodeputata dei Verdi Nela Riehl, ha chiesto di “inviare un messaggio forte” oltreoceano. “La nostra sovranità culturale e la nostra industria cinematografica non sono in vendita“, ha messo in chiaro prima del voto. Il commissario europeo Dan Jørgensen, presente in Aula, ha assicurato che “l’UE rimane fermamente impegnata a rispettare i principi di questa direttiva”, che si applica “in ugual modo a tutti i fornitori di servizi audiovisivi che operano nel nostro mercato unico, indipendentemente dal loro paese di origine”.
Jørgensen ha sottolineato inoltre che la direttiva consente agli Stati membri di “imporre contributi finanziari per la produzione di opere europee” sia alle emittenti televisive che ai servizi on demand. Una norma che “ha contribuito in modo significativo alla promozione della diversità culturale e linguistica”. Concetto ribadito nella risoluzione stessa: “Stimolando la domanda di produzioni audiovisive europee, la direttiva AVMSD e i suoi obblighi contribuiscono a salvaguardare la diversità culturale, a difendere la libertà di espressione, il pluralismo dei media e i valori democratici”, sostengono gli eurodeputati.
Senza salvaguardie di questo tipo, l’industria cinematografica europea verrebbe divorata dal pesce più grande, quella Hollywood che Trump vuole “make great again (rendere di nuovo grande)”. Già oggi, quasi il 70 per cento delle vendite ai botteghini d’Europa riguardano film prodotti negli Stati Uniti, l’85 per cento del tempo trascorso dai cittadini europei su piattaforme di video on demand è concentrato su tre servizi di streaming a stelle e strisce, e nove dei dieci principali gruppi televisivi e di video on demand che operano in Europa sono di proprietà di società statunitensi.
Ecco perché, sostengono gli eurodeputati, “qualsiasi passo indietro rispetto ai principi della AVMSD” indebolirebbe l’Europa di fronte alla “concentrazione del potere economico e tecnologico da parte di attori esterni, in particolare le aziende americane”.



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