Bruxelles – Tutti parlano dei fondi russi bloccati visto che l’Unione Europea li vuole utilizzare per finanziare Kiev. Su cosa siano e da cosa siano composti c’è però poca chiarezza. Spesso si assimilano questi soldi a denaro del governo russo ma questi fondi appartengono per una buona parte anche a piccoli investitori russi non colpiti da sanzioni comunitarie. A portare avanti questa guerra sulla consapevolezza ci sta pensando Zhanna Nemtsova, giornalista e figlia del dissidente Boris Nemtsov, assassinato nel 2015. “I funzionari europei fanno fatica a comprendere appieno le conseguenze delle loro politiche sanzionatorie” ha dichiarato a DW.

I fondi congelati che sono anche dei privati
Tutto ruota intorno al denaro congelato in Europa. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, il totale ammonterebbe a circa 210 miliardi di euro, di cui 185 miliardi detenuti dall’istituto finanziario belga Euroclear, l’altra parte quasi tutta è invece in Lussemburgo nei caveau di Clearstream. Secondo fonti russe, circa 65 miliardi non sono collegati alla banca centrale russa e di questi, 12 miliardi sono di cittadini russi.
A depositare denaro nell’Unione, tuttavia, non era soltanto la banca centrale, ma anche i broker finanziari russi: coloro che operavano direttamente con i clienti al dettaglio. Gli operatori della Borsa di Mosca si affidavano, per il movimento di denaro verso titoli stranieri, all’intermediario National Settlement Depository (NSD), una sussidiaria della Borsa che permetteva ai cittadini russi di acquistare senza difficoltà titoli da ogni parte del mondo. NSD si appoggiava ad Euroclear e Clearstream per effettuare acquisti e depositare denaro.
Dopo l’inizio della guerra in Ucraina, la banca centrale russa vietò ai broker di vendere titoli per conto di clienti stranieri. In risposta, Euroclear e Clearstream interruppero i rapporti con l’intermediario NSD, congelando di fatto il denaro russo. Solo successivamente l’Unione Europea legalizzò questa interruzione attraverso il sesto pacchetto di sanzioni.
Le vittime collaterali
Ecco quindi da dove arrivano le vittime collaterali delle sanzioni. Gli investitori russi si sono visti impossibilitati a richiedere indietro i soldi che avevano investito in azioni statunitensi o titoli di stato tedeschi. Non esiste una valutazione precisa di quanti siano i soggetti coinvolti. Il ministro delle Finanze di Mosca, Anton Siluanov, ha parlato di 3,5 milioni di persone, mentre i rappresentanti della banca centrale stimano circa 5 milioni. Possiamo però sapere qual è il deposito medio effettuato, circa 2.400 euro, una cifra apparentemente bassa ma che equivale a due mensilità salariali medie russe. È da ricordare che la stragrande maggioranza di questi soggetti non è sotto sanzione e, dunque, avrebbe il diritto di riottenere il proprio denaro.
Il meccanismo impossibile per avere indietro i soldi
In effetti, l’Unione Europea ha predisposto la possibilità che questo avvenga ma il meccanismo è lungo e costoso. In sostanza, un cittadino russo dovrebbe prima di tutto richiedere una licenza speciale ai ministeri delle finanze del Paese dove il denaro è bloccato, in questo caso Belgio o Lussemburgo. L’ottenimento di questo documento però è piuttosto complesso. A quanto riferito da Brussels Signal, lo scorso anno il Belgio ha ricevuto 1.214 domande di licenza per lo sblocco dei fondi, di cui solo 232 approvate.
Per farlo, inoltre, è necessario sostenere ingenti spese legali. Secondo Nemtsova: “Un investitore che è riuscito a ottenere il rilascio dei suoi fondi sia da Euroclear che da Clearstream ha affermato che il processo gli è costato 60.000 euro”. Ammontare esorbitante per i più, se si considera che il deposito medio è 2.400 euro. Una volta completata la procedura, i titoli devono essere dirottati su conti non sanzionati. Tuttavia, ciò è quasi impossibile per i cittadini russi visto che non possono aprire un conto bancario europeo senza un permesso di soggiorno.
Questo ostacolo rende di fatto impossibile la pratica che ha una conformazione per la quale solo chi ha una doppia cittadinanza può ottenere la restituzione di questi titoli. Secondo fonti belga circa 200 cittadini russi, ai quali è stata rifiutata la possibilità di recuperare i propri soldi, hanno intentato causa contro il Tesoro.
EU leaders are meeting, with how to unlock €140 billion in frozen Russian assets one of the key topics.
Belgium has a number of concerns, with most of the money held at Brussels-based Euroclear.
Arriving for today’s summit, Belgian Prime Minister Bart De Wever had this to say: pic.twitter.com/O16oM48hQr
— DW Europe (@dw_europe) October 23, 2025
La preoccupazione di De Wever
Con queste preoccupazioni il primo ministro del Belgio, Bart De Wever, si è seduto al tavolo delle trattative del Consiglio Europeo. La sua prudenza nel dare il via libera all’utilizzo di questi asset è legata alle possibili ripercussioni legali per Bruxelles. La tenue apertura all’utilizzo di questi fondi avuta durante la riunione del 23 ottobre apre nuove scenari per il futuro, con i fondi non più solo congelati ma da poter distribuire nelle casse di Kiev.
Si attendono ora novità sui meccanismi che la Commissione Europea proporrà per l’utilizzo degli asset. C’è da chiedersi se l’organo comunitario terrà in considerazione anche le tasche dei piccoli investitori russi.


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