Bruxelles – Il futuro della mobilità europea deve essere sostenibile, ma in modo diverso rispetto a quanto ipotizzato finora. L’industria non mette in discussione la necessità e l’impegno per trasporti verdi, a basse emissioni, e non intende tirarsi indietro, ma per poter permettere di andare avanti chiede che sia la Commissione europea a fare della retromarcia su iniziative che non aiutano e al contrario rischiano di penalizzare in un momento in cui serve crescita, che passa per i trasporti. “Sul fronte della competitività le autostrade hanno sempre giocato un ruolo fondamentale” e continueranno a giorcarlo, sottolinea Massimiliano Calamea, Head of EU & International Public Affairs di Autostrade per l’Italia, nel corso della tavola rotonda su ‘L’evoluzione delle politiche UE per i trasporti‘, organizzata da Connact, la piattaforma di eventi che favorisce il confronto tra soggetti privati e istituzioni attraverso momenti di incontro e networking.
“Oggi il 90 per cento dei passeggeri, l’84 per cento delle merci viaggia su strada, e l’80 per cento degli addetti alla manifattura si trova a meno di 20 km da un casello”, sottolinea Calamea. “Sono numeri che nei prossimi decenni si ridurranno marginalmente, il settore continuerà a giocare un ruolo fondamentale per le competitività economica e sta assumendo anche quello di abilitatore della decabonizzazione e digitalizzazione”.
Oltre a non piacere a Parlamento europeo, Comitato europeo delle regioni e Consiglio, la proposta di bilancio lascia perplessa anche il mondo della logistica. “Non ci sono risorse per coprire i costi dei fattori abilitanti”, critica Maria Cristina Scarfia, Responsabile Affari europei di Confetra, che dei calcoli se li è fatti, e non sembrano quadrare. “Un camion elettrico oggi costa 400mila euro, il doppio dei diesel, e un incentivo del 10 per cento di 40mila euro, è un insulto”, sostiene. Quindi avverte: “Nel primo semestre 2025 nell’UE sono stati immatricolati meno di duemila camion, e la Commissione vorrebbe siano cento volte in dieci anni”. Tradotto si rischia un flop. Il motivo è una strategia di difficile attuazione. Come spiega, dal punto di vista infrastrutturale, allo stato attuale ricaricare un camion con colonnina ultra.veloce richiede 6mila euro all’ora. Vuol dire che “per ricaricare 30 camion serve una bolletta da 180mila euro, uno spazio come la piazza dei Miracolo di Pisa vuota. Il potenziamento delle rete per evitare blackout costerebbe tra i 50 e i 100 miliardi di euro, a cui si aggiungono costi per aziende”.
Ma è tutta l’impostazione a dodici stelle a non funzionare, secondo Confetra, che alla Commissione von der Leyen rimprovera di “essere sorda, imponendo l’elettrico per tutti”. Seguendo il piano della Commissione “le aziende dovrebbero riorganizzare i percorso non per i fabbisogni aziendali ma seguendo le mappe delle colonnine”, quando per la logistica, sottolinea Scarfia, “continuità del servizio e prevedibilità sono elementi essenziali per la competitività“. Senza contare che “il camion elettrico pesa 2 tonnellate in più, il che vuol dire pressione per ponti e viadotti e costi di manutenzione che gli Stati ancora non hanno previsto”. In sintesi, “la mobilità sostenibile non è un cappotto beige che sta bene su tutto. Auto e camion sono cose diverse”, per cui quando la Commissione presenterò la strategia per le flotte aziendali che sembra puntare interamente sull’elettrico l’auspicio è che “il Parlamento chieda deroghe per i camion o stralci” il provvedimento. “L’elettrico per tutti non va bene, ci sono altre soluzioni. Non rifiutiamo la transizione, ma la vogliamo realistica e industrialmente sostenibile“.
L’impostazione di Confetra viene condivisa anche da Marco Mannocchi, Responsabile Relazioni Esterne e Sostenibilità di IP Gruppo API: “Passare dal monopolio dei combustibili fossili a quello dell’elettrico al 2035 non è economicamente efficiente“. Qui per i parlamentari europei è fare in modo è “evitare di spingere per il monopolio dell’elettrico e spingere la Commissione a promuovere una politica per la domanda”, perché, enfatizza, “noi oggi stiamo scommettendo su una domanda che ancora non c’è”. Gli operatori del settore vanno coinvolti, soprattutto visto e considerato che “senza il settore petrolifero la transizione non si fa, perché senza il settore petrolifero nessuno produce idrogeno e nessuno installa colonnine”. Serve dunque un cambio di rotta. “Non si può fare solo politica dell’offerta”, il messaggio per l’esecutivo comunitario invitato agli accorgimenti del caso.
Richieste non tanto diverse giungono da Aimone di Savoia Aosta, senior vice president Affari istituzionali e regolatori di Pirelli. Tiene a precisare che “Pirelli ha sempre sostenuto il green deal, e la sostenibilità per noi è sempre stata una missione”, e quindi in tal senso “ben venga il clean industrial deal“. Però a Bruxelles occorre capire che “per qualunque gruppo industriale è importante avere certezza di spesa e di investimenti”, e invece il lavoro svolto fin qui viene registrato come pasticciato, confuso, poco utile alle imprese. “Con i due regolamenti sull’economia circolare noi rischiamo di essere considerati da entrambi, con il rischio di sovrapposizioni”. Una cosa che non giova a Pirelli e neppure al settore.
“Serve chiarezza all’industria“, taglia corto Fabio Pressi, CEO di a2a E-mobility, che invita la Commissione, di fatto, ad aprire, come chiesto a più riprese dal governo italiano, sull’utilizzo dei biocarburanti. “A noi serve capire quale sarà il mix energetico di carburanti“, e in tal senso “lo sappiamo che i biocarburanti serviranno e daranno un contributo importante”. Serve inoltre il sostegno per quella domanda oggi tutta da creare. Dando uno sguardo al Paese “oggi in Italia ci sono a 67.561 punti di ricarica, di cui 1.159 in autostrada. Sono tanti o pochi? In rapporto a quelle 330mila auto che stanno circolanti sono tantissime”, scandisce Pressi, che lamenta però come oggi gli investimenti nelle infrastrutture di ricarica siano “privati”, con i privati che “hanno bisogno di un dialogo con la politica per capire come muoversi nel cambiamento”.
Fabrizio Spada, responsabile Relazioni istituzionali dell’Ufficio di collegamento del Parlamento UE in Italia, prova a rassicurare: “I trasporti sono nel cuore delle politiche dell’UE”, che quindi non lavorerà contro l’industria. Certo, la stessa UE “ha dovuto ridefinire la propria agenda,. ma sempre tenendo conto dei cittadini, visto che è stata prestata molta attenzione ai temi ambientali nelle elezioni europee”. Parole utili a Massimiliano Salini (FI/PPE), che può ribadire che la sostenibilità non è in discussione, ma che occorre lavorare per “politiche collocate nella realtà“. L’europarlamentare membro della commissione Ambiente è convinto che per il futuro delle politiche UE per i trasporti “bisogna togliere dal lavoro fatto finora ciò che lo distruggerebbe”, poiché “all’interno dei vari regolamenti ci sono contraddizioni”. Inoltre “bisogna fare in modo che resti vivace il mix della neutralitià tecnologica, definita anche libertà e pluralità ecologica”.
Per il futuro della mobilità dell’Ue e le politiche in materia di trasporti, Carlo Ciccioli, (FdI/ECR), membro della commissione Trasporti del Parlamento europeo, guarda al futuro politico immediato. “Dal punto di vista politico sta accadendo un cambiamento di governance che arriverà tra il 2026 e il 2027”, dice riferendosi agli esiti di elezioni e crisi di governo in giro per l’Europa. “Nel medio periodo va recuperato un progetto diverso, dobbiamo scavallare una visione politica che è in caduta”.
Stefano Paci, Capo Unità Relazioni internazionali della Direzione generale trasporti (DG MOVE) della Commissione europea, invita a ricordare che il tema dei trasporti “va visto il sistema generale, in un quadro complesso”, e ad ogni modo “il tema delle emissioni è centrale nella politica dei trasporti, e noi lavoriamo per raggiugnere gli obiettivi prefissati, quello del 55 per cento di taglio delle emissioni”. Ciò non toglie che “alcuni elementi avranno degli aspetti che potranno essere discussi e migliorati”, e promette in tal senso dialogo. “Il tema delle consultazioni con gli stakeholder è fondamentale e noi lo stiamo portando avanti”.












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