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    Home » Diritti » Aborto libero e sicuro: primo via libera all’Eurocamera per la campagna “My voice, my choice”

    Aborto libero e sicuro: primo via libera all’Eurocamera per la campagna “My voice, my choice”

    Disco verde in commissione Femm all'iniziativa popolare che ha raccolto oltre 1,2 milioni di firme in tutta l'Ue. I prossimi passi saranno un voto in plenaria e un'interrogazione all'esecutivo comunitario. I promotori: "Combatteremo fino alla fine"

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    5 Novembre 2025
    in Diritti
    aborto diritti

    Foto: Giulia Palmigiani via Imagoeconomica

    Bruxelles – Un passo in più per l’accesso libero e sicuro all’aborto in Ue. La commissione dell’Eurocamera per i Diritti delle donne e l’uguaglianza di genere (FEMM) ha adottato oggi (5 novembre) un progetto di risoluzione da sottoporre alla plenaria dell’emiciclo e un’interrogazione orale rivolta all’esecutivo comunitario, come chiesto dalla campagna transnazionale “La mia voce, la mia scelta“.

    Col voto odierno (26 favorevoli, 12 contrari e nessuna astensione), gli eurodeputati hanno dato il primo via libera formale all’iniziativa popolare firmata da oltre 1,2 milioni di cittadini dell’Unione – la soglia minima legale perché una proposta dal basso arrivi al Berlaymont è di 1 milione di firme, superata da questa campagna lo scorso settembre – che chiede alla Commissione europea di garantire l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), laddove in alcuni Paesi membri questo diritto viene nei fatti negato.

    La bozza di risoluzione – che andrà sottoposta al voto dell’Aula in una delle prossime sessioni plenarie a Strasburgo – muove dalla considerazione che molte donne nei Ventisette non dispongono ancora del pieno accesso all’aborto sicuro e legale, stanti i molteplici ostacoli giuridici e pratici che permangono in molti contesti. L’invito della commissione FEMM alle cancellerie è di riformare le proprie normative domestiche per allinearle agli standard internazionali in materia di diritti umani, nonché a migliorare la qualità e la diffusione delle informazioni su diritti sessuali e riproduttivi, pianificazione familiare, contraccezione, aborto e assistenza sanitaria materna (col supporto di Bruxelles).

    Thank you, thank you, thank you pic.twitter.com/LpQHwCDDP5

    — My Voice My Choice (@MVMC_24) November 5, 2025

    Al contempo, i parlamentari hanno espresso “profonda preoccupazione” per la crescente reazione contro i diritti delle donne e la parità di genere in tutto il mondo, inclusa la civilissima Europa, e “condannano fermamente” i movimenti anti-gender che cercano di minare la parità e i diritti umani. Un ottimo tempismo, se si considera che proprio in questi giorni è scoppiato (di nuovo) il caso lettone: il Parlamento di Riga ha dapprima votato per ritirare la Repubblica baltica dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne e poi, in seguito alla pressione dell’opinione pubblica e del capo dello Stato, è tornato sui propri passi rimandando la questione al novembre 2026.

    In linea con le richieste dei promotori della campagna, gli eurodeputati esortano inoltre il Berlaymont a istituire un meccanismo finanziario facoltativo aperto a tutti i Ventisette su base volontaria per “garantire la solidarietà“. Tali fondi, che verrebbero messi dall’Ue, dovrebbero consentire agli Stati membri di rendere concretamente accessibile l’IVG alle donne che ancora oggi non riescono ad usufruirne, anche attraverso le frontiere (permettendo cioè l’aborto in un Paese diverso dal proprio, se in quest’ultimo tale possibilità viene de facto preclusa). Attraverso l’interrogazione orale alla Commissione, l’emiciclo chiederà conto della roadmap con cui intende dar seguito all’iniziativa.

    La relatrice di FEMM, la liberale svedese Abir Al-Sahlani, ha dichiarato che “nessuna donna dovrebbe essere costretta a lasciare il proprio Paese per esercitare i propri diritti umani”, ricordando che “l’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva è un diritto umano fondamentale” da garantire non solo sulla carta ma anche nella pratica. “Questa iniziativa – aggiunge – dimostra cosa è possibile ottenere quando i cittadini e le istituzioni uniscono le forze per promuovere l’uguaglianza e la democrazia”.

    Benedetta Scuderi
    L’eurodeputata di Avs Benedetta Scuderi (foto: Philippe Stirnweiss/Parlamento europeo)

    Benedetta Scuderi, membro di FEMM in quota AVS, rivendica che “i diritti sessuali e riproduttivi non sono materia di confini nazionali, ma diritti umani universali”, lamentando che “in troppi Paesi europei le donne e le persone con capacità di gestire una gravidanza sono ancora costrette a viaggiare, a nascondersi, a subire violenza istituzionale solo per poter decidere del proprio corpo“. L’Europa, sostiene, deve “garantire che la libertà di scelta sia reale, non un privilegio geografico o economico“.

    L’europarlamentare M5s Carolina Morace, altro membro di FEMM, saluta nello specifico l’introduzione di “un fondo europeo per permettere alle donne di abortire in modo sicuro e legale in un altro Paese europeo, se questo diritto non è garantito nel proprio“.

    Per i promotori dell’iniziativa, quello di oggi è un successo da celebrare senza adagiarsi sugli allori, dato che il vero giro di boa sarà il voto in plenaria. “Dovremo convincere più della metà dei membri del Parlamento europeo”, spiega la coordinatrice di My voice, my choice, Nika Kovač. “Sarà molto dura”, ha commentato, promettendo tuttavia che “continueremo a combattere fino alla fine“.

    Tags: Abir Al-Sahlaniaborto legaleBenedetta Scudericarolina moracediritto all'abortoiniziativa cittadini europeiMy voice my choice

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