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    Home » Politica Estera » L’UE saluta la risoluzione ONU sul piano di Gaza. Albanese: “Non conforme al diritto internazionale”

    L’UE saluta la risoluzione ONU sul piano di Gaza. Albanese: “Non conforme al diritto internazionale”

    La relatrice speciale ONU per i territori palestinesi, dal Parlamento europeo di Bruxelles, denuncia la "vergogna coloniale" dell'autorità di governo transitorio prevista dal piano di pace trumpiano. Da cui l'UE non vuole rimanere esclusa

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    18 Novembre 2025
    in Politica Estera
    francesca albanese gaza israele

    United Nations (UN) Special Rapporteur on the Rights Situation in the Palestinian Territories, Francesca Albanese looks on at a press conference during a session of the UN Human Rights Council, in Geneva, on March 27, 2024 (Photo by Fabrice COFFRINI / AFP)

    Bruxelles – La risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU che ha sostanzialmente avallato il piano di pace per Gaza è “un passo importante per porre fine al conflitto”. Oppure, “non è conforme al diritto internazionale”. Da un lato il commento della Commissione europea – e della maggior parte della comunità internazionale, comprese Israele e l’Autorità palestinese -, dall’altro l’avvertimento della relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese. Che dal Parlamento europeo rilancia l’attacco alle istituzioni comunitarie, la “foglia di fico” dietro cui si nascondono gli Stati membri nella loro complicità al genocidio del popolo palestinese.

    Ieri sera, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione redatta dagli Stati Uniti che sostiene il piano di pace di Donald Trump. Ci sono stati 13 voti a favore del testo, solo Russia e Cina astenute e nessun veto. La risoluzione autorizza la creazione di una forza internazionale di stabilizzazione (ISF) che collaborerebbe con Israele, Egitto e la polizia palestinese per garantire la sicurezza delle zone di confine e la smilitarizzazione della Striscia di Gaza. E appoggia inoltre la formazione di un Peace Board, un organo di governo transitorio per Gaza presieduto dallo stesso Trump, con un mandato fino alla fine del 2027.

    Assente nelle bozze, il testo finale include il riferimento a una Palestina indipendente, ad un vago percorso verso un futuro Stato di Palestina, il prezzo pagato da Washington per ottenere il sostegno del mondo arabo e islamico alla risoluzione. Una volta che l’Autorità palestinese avrà attuato le riforme richieste, “potrebbero finalmente esserci le condizioni per un percorso credibile verso l’autodeterminazione e la statualità palestinese”, afferma il testo.

    Il voto su Gaza al Consiglio di sicurezza dell’ONU (Photo by ANGELA WEISS / AFP)

    “Questo voto passerà alla storia come una delle più grandi approvazioni nella storia delle Nazioni Unite”, ha immediatamente rivendicato Trump. L’Autorità nazionale Palestinese ha “accolto con favore” la risoluzione, che “protegge il nostro popolo nella Striscia di Gaza, ne impedisce la deportazione, assicura il pieno ritiro delle forze di occupazione, consente la ricostruzione, sblocca la soluzione dei due Stati e impedisce l’annessione”. D’altra parte, Hamas ha respinto il testo, perché “qualsiasi forza internazionale, se istituita, deve essere dispiegata solo ai confini per separare le forze, monitorare il cessate il fuoco e deve essere completamente sotto la supervisione dell’ONU”.

    In Israele, il presidente Isaac Herzog e il premier Benjamin Netanyahu hanno accolto positivamente il voto. Netanyahu, in un post su X, ha affermato che il piano di Trump “è positivo per la pace e la prosperità perché include il completo disarmo e la deradicalizzazione della Striscia”. Ma sulla possibilità di veder sorgere uno Stato palestinese, il primo ministro – su cui pende un mandato di cattura internazionale – ha ribadito che l’opposizione di Israele “non è cambiata di una virgola”.

    Oggi, la Commissione europea ha dato il suo endorsement: il portavoce responsabile degli Affari esteri, Anouar El Anouni, ha affermato che “la risoluzione fornisce la base per passare alla fase successiva, compresi i lavori relativi alla forza internazionale di stabilizzazione e al Consiglio per la pace”. Un Peace Board, quest’ultimo, da cui l’Unione europea non vuole rimanere esclusa.

    Da qui prende le mosse il j’accuse di Francesca Albanese, al Parlamento europeo per una conferenza sulla ‘Palestina, il diritto internazionale e il ruolo dell’Europa’. Per la relatrice speciale delle Nazioni Unite, che per prima denunciò il genocidio in atto a Gaza e per questo è stata colpita da sanzioni dall’amministrazione USA, le richieste dell’UE di un maggior ruolo nell’amministrazione temporanea della Striscia “sono una vergogna coloniale”. Invece che voler stare al tavolo delle trattative “in questo modo rapace, da avvoltoi”, l’Unione europea avrebbe dovuto “stare al tavolo della discussione quando si poteva prevenire la distruzione di Gaza”.

    Albanese denuncia l’ipocrisia europea sul sostegno alla soluzione a due Stati, perché la realtà dell’occupazione israeliana della Cisgiordania e della distruzione della Striscia rende “fatua qualsiasi discussione politica su due Stati”. La risoluzione approvata dall’ONU poi, “non è conforme al diritto internazionale” – denuncia l’esperta delle Nazioni Unite -, che prevede che “Israele lasci la Striscia, la Cisgiordania e Gerusalemme Est ai palestinesi, che smantelli le colonie, ritiri le truppe, smetta di sfruttare le risorse naturale e economiche dei palestinesi”. Oltre al nodo “dell’indennità da pagare per le violenze inflitte ai palestinesi”, completamente assente nel piano trumpiano.

    Tags: consiglio di sicurezza Onufrancesca albanesegazaisraeleMedio Orienterisoluzione Onu

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