Bruxelles – Sostegno militare all’Ucraina, ancora di più, sempre di più. E’ questo il nuovo imperativo dell’UE nel momento in cui gli sforzi diplomatici per una soluzione al conflitto russo-ucraino conoscono un’accelerazione. “Dobbiamo mettere ancora più pressione alla Russia, è il solo modo per fare in modo che la Russia faccia concessioni”, sottolinea il ministro della Difesa olandese, Ruben Brekelmans, all’arrivo a Bruxelles per i lavori del consiglio Difesa. Questo passa per maggiori aiuti militari: “Se l’Ucraina ha una forza militare ha anche un deterrente nei confronti della Russia“, spiega, per poi annunciare l’impegno dei Paesi Bassi per ulteriori 250 milioni di euro.
Una linea condivisa anche dalla Lettonia e della sua ministra delle Difesa, Liene Gatere: “Dobbiamo accrescere i nostri aiuti militari” come Stati membri e come UE nel complesso, sottolinea. Ricorda come solo nel 2025 la Lettonia abbia destinato risorse pari allo 0,3 per cento del Prodotto interno lordo, e che per il 2026 sono state impegnate risorse per lo 0,25 di PIL. Da qui l’appello ai partner: “Invito gli altri Stati membri a fare lo stesso”.
Fin qui gli Stati membri dell’UE, a livello bilaterale, hanno già visto un impegno importante in termini sia finanziari sia di apparecchiature e mezzi militari. Il servizio studi e ricerche del Parlamento europeo, nelle cifre aggiornate a novembre 2025, rileva che complessivamente l’insieme degli Stati dell’Unione europea hanno garantito 97,9 miliardi di euro solo di sostegno militare (sui 177,5 miliardi complessivi). Dal punto di vista di mezzi, complessivamente tutti i vari contributi nazionali fin qui vedono la fornitura alle forze armate ucraine di 774 carri armati (tra cui 427 carri armati T-72 e 230 carri armati Leopard), 966 veicoli da combattimento della fanteria, 409 obici (pezzi di artiglieria specifici per tiro diretto sui bersagli), 51 sistemi di difesa aerea e 26 sistemi di lancio multiplo di razzi.
Aiuti considerevoli, che potrebbero anche essere solo una parte dell’effettivo concesso a Kiev. Quando si analizza o si riferisce al sostegno militare all’Ucraina, sottolineano i realizzatori dello studio del Parlamento, va tenuto presente che “alcune informazioni potrebbero essere intenzionalmente nascoste dai donatori e dall’Ucraina stessa, per motivi di sicurezza e strategici”.
Sulla base dei dati ufficiali, emerge che l’Italia è il secondo contributore per obici, mentre la Polonia risulta il primo fornitore di carri armati e la Repubblica ceca è il primo contributore in termini di sistemi di lancio multiplo di razzi. A geometrie variabili, dunque, l’UE ha già messo in campo tante risorse atte a mettere l’Ucraina in una posizione di contrastare l’avanzata russa e indebolire ogni velleità espansionistico-militare del Cremlino.

Dando un’occhiata a questa speciale lista di Paesi europei attivi nell’aiuto all’Ucraina, Germania (38,2 miliardi di euro) e Francia (20,9 miliardi di euro) sono i principali contributori alla difesa di Kiev. Nella lista dei Paesi donatori il terzo posto è del Regno Unito (18,6 miliardi), seguito dai Paesi Bassi (12,8 miliardi di euro). Quinta l’Italia, con aiuti economici complessivi pari a 12,2 miliardi di euro.
La stessa lista, redatta in termini percentuali, vede le repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania) e la Danimarca dare il maggior contributo economico-finanziario in termini di spesa in rapporto al PIL: il contributo di questi Paesi oscilla tra il 2,50 e il 3 per cento di PIL (dal 2022 a oggi), mentre i contributi di Germania, Francia e Italia oscillano tra lo 0,15 e lo 0,59 per cento di PIL.




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