Bruxelles – E’ praticamente la prima cosa che si vede. Non appena si varca la soglia della Gare du Nord, i venditori di sigarette sono già lì, pacchetti di ogni colore in mano, pronti a chiedere se si vuole comprare. Tutto avviene con disinvoltura, senza timori: il mercato ‘parallelo’ del più classico dei prodotti di tabacco in Francia è la regola.
Sta crescendo, secondo alcuni, perché alimentato da politiche fiscali eccessivamente severe e dal fatto che le sanzioni per la vendita o il traffico di sigarette illegali restano decisamente più leggere rispetto a quelle per il traffico di droga. Un fattore che spiega i tanti tabaccai non autorizzati di strada è quello dell’immigrazione: a Parigi “la bolla è esplosa nel 2015“, l’anno della crisi dei richiedenti asilo, spiega Loïc Guézo, dal 2002 residente nel quartiere di La Chapelle e presidente dell’associazione di quartiere Demain, la Chapelle. “In molti arrivano per restare temporaneamente. Prima di ripartire fanno lavori irregolari per tirare avanti, e la politica di sussistenza di trasforma in economia criminale”, dove “il tabacco è uno dei principali elementi”.
Pacchetti rossi, gialli, bianchi e blu: per ogni colore una marca. I tanti spacciatori di sigarette non si nascondono. Al contrario, presidiano gli ingressi delle stazioni ferroviarie e della stazione della metropolitana, e non solo. Perché “ogni spazio pubblico diventa nascondiglio per gli spacciatori“. Cassette delle lettere, cassonetti, giardini pubblici, anche portoni.
Place de la Chapelle, non lontana da uno dei luoghi simboli della ville lumière, la basilica del Sacro Cuore di Montmartre, è uno di questi punti nevralgici di smercio di sigarette di contrabbando e contraffatte, che si invita a comperare al grido di “sigarette! Sigarette”. Guézo, imputa “il lento e progressivo degrado” anche alla politica francese in materia di lotta al tabagismo. “I risultati delle iniziative intraprese sono praticamente nulli”, lamenta. La scelta di aumenare il prezzo delle sigarette e portare anche oltre la soglia mentale dei 10 euro non ha fermato i consumi. Di fronte alla crescita dello spaccio Demain, la Chapelle nel 2019 è riuscita a ottenere attenzione e risposte dalla politica, con un testo di legge che per prima volta introduce multe da 135 euro a chi compra le sigarette per strada. “Non è servito a scoraggiare” né la domanda né l’offerta.

“Queste cifre hanno il merito di esistere e di riconoscere l’esistenza di un enorme mercato illecito in Francia, sottolinea François Pierrard, direttore dell’osservatorio statistico Hexagone. “Noi stimiamo che l’effettivo numero di acquirenti sul mercato illegale sia attorno al 30 per cento dei fumatori, che si traduce in perdite per sei miliardi di euro, pari al 60 per cento del bilancio annuale per la giustizia”.
Quel che è certo è che il fenomeno è poco affrontato e poco mappato. Le cifre sono discordanti, ma rimane il fatto che mentre le scelte della Francia in materia di contrasto al tabagismo privano la Repubblica di un ingente quantità di risorse, il mercato di contrabbando e contraffazione prospera, a discapito di salute pubblica, un obiettivo di eliminazione del fumo non raggiunto, e un deterioramento sociale. “Troppe tasse uccidono le tasse“, taglia corto Pierrard, che imputa alla Francia il demerito di non aver cambiato mentalità. “In Francia la cultura delle tasse è forte”, e questo alla lunga si trasforma in un effetto boomerang. “Più si innalzano le tasse e più i fumatori acquistano sul mercato parallelo“.
Attualmente la pressione fiscale su un pacchetto di sigarette in Francia pesa per l’84 per cento del costo finale. A forza di tassare “abbiamo spostato il comportamento di acquisto, spingendolo sul mercato illegale”, tanto che oggi “la politica di prezzo non ha più senso” per scoraggiare a fumare, lamenta Philippe Alauze, presidente della Confederazione dei tabaccai di Parigi-Ile de France. “In Francia abbia fatto di un prodotto legale un prodotto di proibizione”, e già questo risulta un paradosso. Inoltre la politica concepita come dissuasiva ha prodotto l’effetto contrario, mettendo anche sotto pressione i tabaccai, unici rivenditori autoritzzati. “In 20 anni hanno chiuso 10mila tabaccherie” e il calo di vendite di sigarette dovuto all’aumento dei prezzi mette a rischio i 22.800 tabaccai ancora su piazza.
“Bisogna diffondere in modo giusto i nuovi prodotti a base di nicotina” e senza tabacco da bruciare, sottolinea il presidente del tabaccai dell’Ile de France. “Questo può essere un mondo nuovo per noi”, anche considerando che “si è ridotto il numero di giovani tra i 18 e i 21 anni che fuma sigarette perché è passato allo svapo o le puff, le sigarette elettroniche monouso”.
Un ‘nuovo mondo’ che però sembra allontanarsi in Francia, visti i recenti divieti introdotti dal governo di Parigi a partire dalla proibizione delle “puff” a febbraio e, più recentemente, dei sacchetti di nicotina, che non solo non potranno più essere consumati in Francia ma nemmeno posseduti. In pratica, a partire dal 2026, chiunque verrà trovato in possesso dei sacchetti di nicotina, come i turisti americani, europei o scandinavi dove tale prodotto è legale, se scoperto Gendarmerie potrà essere trattato come un criminale secondo la nuova legge francese. Visto anche l’autogol sui prodotti tradizionali del tabacco, con i nuovi “meglio regolamentare e inquadrare” da un punto di vista legislativo, sostiene Alauze.

E’ questo l’approccio della Svezia, dove il modo di gestire la lotta al tabagismo risponde a logiche diametralmente opposte a quelle francesi. Da una parte c’è la mentalità scandinava, più aperta di altre. Che non vuol dire permissiva, ma sicuramente non autoritaria. Legata al tabacco questa visione si traduce con la convinzione per cui divieti e messe al bando portano inevitabilmente a attività illegali, di cui non si ha il controllo. Meglio regolamentare, allora, e gestire. A questo approccio si accompagna una considerazione di fondo: perché intervenire contro i comportamenti della maggioranza?
Il rapporto con il tabacco in Svezia si perde nelle pieghe del tempo. Nel XVI secolo gli svedesi iniziarono a mescolare foglie di tabacco con sale e acqua per posizionarle dietro il labbro superiore: nacque così lo snus, prodotto in voga fino alla seconda guerra mondiale. Poi i soldati statunitensi iniziano a diffondere in Europa le sigarette, rilanciate di lì a poco dall’industria del cinema. I grandi divi di Hollywood contribuiscono a nuove mode, ampliando il mercato globale per le bionde. Nel 1963 la svolta: il presidente USA John Kennedy commissiona uno studio per verificare l’incidenza del fumo sul cancro ai polmoni. E’ la prima volta che si mette in relazione il tabacco con la salute. La morte di JFK non ferma lo studio, e nel 1964 il rapporto Terry (da Luther Terry, capo Corpo di Sanità Pubblica degli Stati Uniti) stabilisce che fumare sigarette provoca tumore ai polmoni.
Sulla scia di questa pubblicazione gli svedesi operano una scelta che, in nome della salute, permette di non rinunciare a usi e costumi consolidati: si torna a consumare snus. Il caso è emblematico, e nell’acceso dibattito sui nuovi prodotti del tabacco con decenni di anticipo la Svezia diventa un modello e un caso di studio, poiché l’offrire alternative alle sigarette tradizionali nel Paese scandinavo ha prodotto risultati senza precedente. Indagini condotte a livello nazionale rilevano che alla fine del 2024 appena il 4,6 per cento degli adulti (16-84 anni) fuma su base giornaliera. Ciò fa della Svezia il primo Paese dell’Unione europea a essere senza fumo nei termini stabilito dall’Organizzazione mondiale della sanità, secondo cui si ha un Paese senza fumo quando meno del 5 per cento della popolazione adulta accende una sigaretta.



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