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    Home » Diritti » Accordo UE sulla prima lista di Paesi da cui non accettare (quasi) mai migranti

    Accordo UE sulla prima lista di Paesi da cui non accettare (quasi) mai migranti

    I richiedenti asilo che hanno cittadinanza in un paese presente nella lista saranno considerati ineleggibili all'ingresso nell'Unione: su di loro ricadrà l'onere di dimostrare che il loro paese non è sicuro

    Enrico Pascarella di Enrico Pascarella
    18 Dicembre 2025
    in Diritti
    Migrazione

    La colazione dei leader europei per parlare di politica migratoria (Fonte: Consiglio Europeo)

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    Bruxelles – I co-legislatori europei si muovono a braccetto per un’Unione Europea sempre meno aperta. Consiglio dell’Unione Europea e Parlamento hanno sottoscritto la prima lista di paesi di origine sicuri. All’interno dell’elenco Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia, considerati affidabili e dunque da cui non accettare migranti. Nel trilogo, inoltre, Commissione, Consiglio e Parlamento hanno aggiornato le norme sui paesi terzi sicuri, alzando sempre di più un muro contro la migrazione. Le nuove norme entreranno in vigore a giugno 2026 nell’ambito del Patto sulla migrazione e l’asilo.

    Migration and asylum — 2025 edition out now!

    Explore the latest data on migration and asylum in Europe now ➡️ https://t.co/z0Zz0Sn1dg#InternationalMigrantsDay pic.twitter.com/X46FSRTEG9

    — EU_Eurostat (@EU_Eurostat) December 18, 2025

    La lista

    La grande novità è la presenza di una vera e propria lista per i paesi di origine sicuri (SCO). L’elenco è composto da Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia, oltre ai paesi candidati per l’ingresso nell’UE. Questo vuol dire che, se un persona con cittadinanza di uno di questi paesi porta avanti una domanda d’asilo in un paese dell’Unione, le autorità europee partiranno dal presupposto che la domanda è ineleggibile. La procedura prevederà che le richieste abbiano un iter accelerato, e ai migranti ricade l’onere della prova sull’insicurezza del loro paese. Inoltre, i singoli Stati membri potranno allungare la lista.

    A mettere un paletto alle libertà nazionali ci sarà solo la Corte di giustizia europea, che può dichiarare illegittima la decisione delle singole capitali. È stato così inutile l’appello di ieri dell’europarlamentare Cecilia Strada (PD, S&D) che aveva giustamente fatto notare come “votare risoluzioni di condanna per violazioni dei diritti umani e stato di diritto in Turchia, Serbia e Tunisia e poi sostenere che quei Paesi sono sicuri è ipocrita”.

    Cecilia Strada (Fonte: Parlamento Europeo)

    L’umore però tra i politici europei è più simile a quello di Rasmus Stoklund, ministro per l’immigrazione e l’integrazione della Danimarca: “Ogni anno decine di migliaia di persone arrivano in Europa e chiedono asilo, anche se partono da Paesi sicuri dove generalmente non c’è rischio di persecuzione”. Fatta la norma, esistono però le eccezioni, anche se le possibili scappatoie sono pochissime. In primo luogo, si apre la possibilità agli ucraini di entrare in UE, visto che non sono considerati sicuri i paesi con conflitto in corso. In secondo luogo, la Commissione monitorerà la situazione internazionale e deciderà se modificare l’elenco.

    I metodi “creativi” per contrastare l’immigrazione

    Anche per quanto riguarda i paesi terzi sicuri (STC), le nuove norme sono peggiorative per i migranti. In questo caso non esiste una lista europea, ma tutti gli Stati membri possono decidere che un paese extra-UE è un paese terzo sicuro (STC). Il richiedete asilo vedrà esaminata la propria domanda caso per caso. Questa nuova decisione impedisce l’accesso in Unione al soggetto che ha parenti in altri Stati extra-UE affidabili, ha transitato attraverso in un paese terzo sicuro, oppure se esiste un accordo tra Unione e un terzo paese per l’ammissione dei richiedenti asilo.

    Le regole sono molto stringenti e strizzano l’occhio alla politica migratoria, definita “creativa” dagli organi comunitari. Infatti proprio il punto che parla di accordi bilaterali per l’ammissione dei richiedenti agevola tipologie di iniziative del tipo hub italiani in Albania.

    Albania, il centro di Schengjin (Fonte: Imagoeconomica)

    La colazione per l’immigrazione

    A destra – e non solo – si celebra già il successo. Ad aprire gli impegni del Consiglio Europeo di questa mattina è stata proprio una prima colazione organizzata dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, insieme alla Prima Ministra danese, Mette Frederiksen e a cui hanno preso parte 15 leader. Il tema: la politica migratoria.

    La discussione, secondo una nota diffusa da Palazzo Chigi, è stata per un “impegno dell’Italia sul fronte delle soluzioni innovative e ad accogliere con soddisfazione la nuova lettera sottoscritta da Ministri degli Affari Esteri e dell’Interno di 19 Stati membri in tema di soluzioni innovative”. Insomma, le regole più stringenti per contrastare i flussi migratori sono derubricate come “soluzioni innovative” dai leader europei. Questa iniziativa è apprezzata anche dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che nella lettera sottoscritta qualche giorno fa aveva dichiarato: “Il nostro obiettivo sarà individuare modalità innovative per progredire nella cooperazione sulla migrazione”.

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