Bruxelles – Circa mille trattori e ottomila persone. Sono i numeri, comunicati dalla Polizia di Bruxelles Capitale, con cui gli agricoltori hanno mantenuto la promessa di tornare a protestare a Bruxelles, oggi (18 dicembre) in concomitanza con il Consiglio europeo. Da Belgio, Italia, Spagna, Francia, Germania e da altri Paesi i produttori hanno portato tre richieste: una Politica agricola comune (Pac) “forte, comune e ben finanziata dopo il 2027”, un “commercio equo e trasparente” e la “semplificazione reale e certezza del diritto”. Di fatto, sul banco degli imputati ci sono prioritariamente la proposta della Commissione europea per il prossimo bilancio pluriennale dell’Ue (Qfp) 2028-2034 – che accorpa in un unico fondo programmi distinti tra cui Pac e Coesione e riduce le risorse destinate al comparto agricolo – e l’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur.
“Oggi l’agroalimentare è la prima voce per le esportazioni europee”, ma “si cerca di andarlo ad indebolire con un accordo, quello del Mercosur, che vuole favorire altre filiere produttive e altri settori e svendere ancora una volta l’agricoltura e l’agroalimentare”, ha affermato Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti. “Noi in tutto questo chiediamo un semplice principio, quello della reciprocità: le stesse regole imposte alle imprese agricole italiane ed europee devono valere quando noi importiamo prodotti da altri continenti. Diversamente, si tratta di una forma di concorrenza sleale per noi inaccettabile”, ha spiegato. Ma oltre all’accordo con i Paesi sudamericani – Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay -, la protesta si alimenta anche per “un taglio di 90 miliardi di risorse economiche nella prossima programmazione finanziaria” dell’Unione europea. “Si tratta di meno 9 miliardi per il Paese Italia. E’ inaccettabile in un momento in cui tutti i Paesi nel mondo investono proprio nel produrre più cibo, per fare più innovazione”, ha commentato. “Non possiamo perdere questo patrimonio che per il Paese Italia vale nella sua filiera complessiva 707 miliardi, 4 milioni di occupati e un record storico legato alle esportazioni nel 2025 di 73 miliardi”, ha lanciato l’allarme.
E Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti, si chiede: “Possiamo essere felici di un’Europa che toglie 90 miliardi ai contadini per darli alla Germania per costruire i nuovi carri armati e finanziare la riconversione industriale? No alla politica che sta accompagnando la von der Leyen sulla Pac. Ma un no altrettanto secco agli accordi che a tutti i costi vuole la von der Leyen innanzitutto contro la salute dei cittadini europei e, poi, contro gli interessi degli stessi agricoltori. Non è questa l’Europa che vogliamo”. Tra i manifestanti anche i produttori europei e italiani del tabacco “per denunciare un approccio che riteniamo penalizzante”, ha spiegato Gennarino Masiello, vice presidente nazionale di Coldiretti e presidente di Unitab Europa. “Non solo nell’ambito delle politiche agricole, dove il tabacco continua a subire una discriminazione all’interno della Pac, ma anche sul fronte delle politiche fiscali, con una revisione della Direttiva relativa alla struttura e alle aliquote dell’accisa applicata al tabacco e ai prodotti correlati che penalizza eccessivamente il settore del tabacco greggio”, ha sottolineato.
Bilancio pluriennale e Mercosur sono entrati anche nella riunione del Consiglio europeo. Ma se sul bilancio la discussione tra i Ventisette leader è stata introduttiva e i capi di Stato o di governo convergono sull’importanza di lavorare per “un accordo entro la fine del 2026” sul prossimo bilancio pluriennale, sull’accordo commerciale le capitali Ue è sono divise. Anche dopo l’accordo raggiunto tra Parlamento europeo e Consiglio dell’Ue sulle clausole di salvaguardia per il settore agricolo. Un esempio su tutti: mentre per il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, “la decisione può essere una sola: che l’Europa dia il suo consenso“, il presidente francese Emmanuel Macron, ritiene che l’accordo “non possa essere firmato“. Una posizione, questa di Parigi, che sembrerebbe prevalere dato che il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha spiegato, in conferenza stampa a Brasilia, di aver sentito la premier italiana, Giorgia Meloni. “La mia sorpresa è stata apprendere che l’Italia, insieme alla Francia, non voleva firmare l’accordo. Ho parlato con Meloni e mi ha spiegato che non è contraria all’accordo, che sta vivendo un certo imbarazzo politico a causa degli agricoltori italiani, ma che è certa di poterli convincere ad accettarlo. Poi mi ha chiesto che se avessimo avuto pazienza per una settimana, 10 giorni, al massimo un mese, l’Italia avrebbe aderito”, ha descritto Lula. Notizia confermata a Roma. “In merito all’accordo sul Mercosur, come già dichiarato in Parlamento dal presidente Meloni e ribadito anche al presidente del Brasile Lula, il governo italiano è pronto a sottoscrivere l’intesa non appena verranno fornite le risposte necessarie agli agricoltori, che dipendono dalle decisioni della Commissione europea e possono essere definite in tempi brevi”, spiega Palazzo Chigi in una nota.
Intanto, nel corso della giornata di proteste, la città di Bruxelles ha registrato diversi i disagi. A Place du Luxembourg, davanti del Parlamento europeo, ci sono stati degli scontri. I manifestanti hanno lanciato patate, barbabietole, uova, pietre, bottiglie, petardi, hanno appiccato dei fuochi, incendiando dei copertoni e alcuni alberi nella piazza, e hanno danneggiato le vetrate di uno degli edifici che si affacciano sulla piazza, Station Europe. La polizia è intervenuta con l’uso di idranti e poi lanciando fumogeni. Mentre la Stib, la Compagnia di Trasporti Intercomunale di Bruxelles, ha comunicato l’interruzione della circolazione di bus ed tram nel quartiere europeo, nel centro città, ma anche in zone più periferiche come il quartiere di Woluwe Saint Pierre.

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