Bruxelles – L’Italia oggi (12 gennaio) si è svegliata con una bella notizia, tanto attesa negli ultimi giorni. Il governo del Venezuela ha liberato il cooperante veneziano Alberto Trentini e l’imprenditore torinese Mario Burlò, detenuti da oltre un anno a Caracas. A darne notizia, all’alba, il ministro degli Esteri Antonio Tajani. I due sono già in volo verso l’Italia.
“Ho parlato con i nostri due connazionali che sono in buone condizioni”, ha annunciato il vicepremier, sottolineando che “la loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente (Delcy, ndr) Rodriguez che il governo italiano apprezza molto”. In una nota, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha accolto “con gioia e soddisfazione” la liberazione di Trentini e Burlò, e espresso “un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in queste ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato”.
A dieci giorni dall’offensiva militare statunitense che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro, si conclude così la detenzione dei due italiani. Trentini fu arrestato il 15 novembre del 2024, appena tre settimane dopo il suo arrivo nel Paese per lavorare con la ong Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza umanitaria alle persone con disabilità. Burlò, al centro di alcuni processi in Italia per reati fiscali e finanziari, è stato arrestato nello stesso periodo. Entrambi non hanno potuto comunicare con i familiari per diversi mesi, e per tutti e due non sono mai stati resi noti i capi di accusa.
La svolta si inscrive nella più ampia decisione della neopresidente Delcy Rodriguez – ex numero due di Maduro – di liberare centinaia di prigionieri politici stranieri dalle carceri venezuelane, in segno di volontà di cooperazione con i Paesi occidentali. Nei giorni scorsi erano già stati rilasciati due cittadini italiani, Biagio Pilieri e Luigi Gasperin. Per quanto riguarda Trentini e Burlò, diverse ricostruzioni hanno collegato la loro detenzione a un tentativo del regime di Maduro di fare pressioni sul governo italiano per la vicenda dell’ex ministro dell’Energia e del Petrolio venezuelano, Rafael Dario Ramirez Carreño, rifugiato politico in Italia.
Ramirez era uno degli oppositori più temuti dal governo di Maduro, delfino di Hugo Chavez e a conoscenza di tutti i segreti della macchina del regime socialista. Nell’ottobre del 2020, quando si trovava già in Italia con la sua famiglia, Caracas aveva richiesto formalmente a Roma la sua estradizione, accusandolo di alcuni reati tra cui peculato e riciclaggio. Nonostante fosse arrivato il via libera all’estradizione, la procedura si è bloccata perché Ramirez è riuscito in tempi rapidissimi ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato politico. Nel settembre del 2024, i giudici romani hanno archiviato tutte le accuse nei suoi confronti, scatenando le ire di Maduro. Poche settimane dopo, sono stati arrestati Trentini e Burlò.

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