Bruxelles – Frode da 450mila euro ai danni di fondi agricoli dell’UE destinati ad attività di pascolo: questa l’accusa rivolta a quattro allevatori italiani nei confronti dei quali stato eseguito un provvedimento di congelamento dei beni su richiesta dell’ufficio di Palermo della Procura europea (EPPO). Secondo gli elementi acquisiti dagli inquirenti gli allevatori in questione avrebbero dichiarato di aver svolto attività di pascolo su terreni esterni alle proprie proprietà, nelle loro domande all’Agenzia per i Pagamenti agricoli (AGEA), responsabile della gestione dei sussidi della Politica Agricola Comune (PAC). Tuttavia, non hanno attivato il ‘codice di pascolo’ obbligatorio, una registrazione ufficiale per autorizzare le attività di pascolo su appezzamenti di terreno esterni all’azienda principale dell’agricoltore, che attiva anche i controlli veterinari richiesti.
La Procura europea ritiene che il ‘codice di pascolo’ non sia stato attivato “per eludere deliberatamente i controlli veterinari sugli spostamenti del bestiame, in violazione delle condizioni normative per la ricezione dei sussidi pubblici”. Si ritiene che sia in questo modo che gli indagati abbiano ottenuto “indebitamente” i fondi agricoli dell’UE.
Su richiesta dell’EPPO, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania ha emesso un provvedimento di congelamento delle somme indebitamente percepite, eseguito lunedì dal Reparto Carabinieri Tutela Agroalimentare di Messina. Sono stati sequestrati diversi immobili, beni e diritti di pagamento di AGEA, per un valore di circa 254mila euro.
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