Bruxelles – L’Ungheria ha concesso asilo politico all’ex ministro polacco della Giustizia, Zbigniew Ziobro, indagato in patria per 26 capi d’accusa, tra cui l’aver creato e guidato un’organizzazione criminale che avrebbe utilizzato in modo improprio fondi statali per 35,6 milioni di euro. Il governo di Viktor Orban offre dunque appoggio all’alleato del partito sovranista Diritto e Giustizia (PiS) che ha governato la Polonia dal 2015 al 2023.
In veste di ministro della Giustizia, Ziobro è stato l’artefice delle riforme giudiziarie che hanno causato un lungo conflitto tra Varsavia e Bruxelles sullo stato di diritto e per cui nel 2021 il Paese era stato condannato dalla Corte di Giustizia dell’UE a pagare un milione di euro di multa al giorno. Lo stesso Ziobro ha annunciato con un post su X di aver “deciso di avvalermi dell’asilo concessomi dal governo ungherese a causa della repressione politica in Polonia“.
Tra i 26 capi d’accusa per cui è indagato l’ex ministro c’è anche l’uso improprio di risorse statali dal Fondo per la giustizia, dedicato all’assistenza alle vittime di reati. Ancora, lo stesso Ziobro è accusato di aver gestito un gruppo criminale e utilizzato circa 150 milioni di zloty (oltre 35 milioni di euro) per foraggiare un sistema di clientelismo politico e per acquistare il software di spionaggio Pegasus, che secondo diversi report giornalistici sarebbe stato utilizzato contro esponenti dell’opposizione.
Nel novembre scorso, il Parlamento polacco – ora con una risicata maggioranza che esprime il governo europeista di Donald Tusk – aveva approvato la revoca dell’immunità dell’ex ministro, aprendo così la strada al suo arresto. Ziobro aveva lasciato il Paese per trasferirsi in Ungheria un mese prima del voto. “Ho deciso di rimanere all’estero fino a quando non saranno ripristinate garanzie autentiche dello Stato di diritto in Polonia”, ha affermato, ringraziando personalmente il primo ministro Orbán per avergli concesso asilo.

In un post su X, Tusk ha commentato sarcastico: “L’ex ministro della Giustizia (!), il signor Ziobro, che è stato l’istigatore del sistema di corruzione politica, ha chiesto asilo politico al governo di Victor Orbán. Una scelta logica”. Già nel 2024, dopo l’avvicendamento al governo tra il PiS di Mateusz Morawiecki e il partito Piattaforma Civica di Tusk, l‘Ungheria aveva concesso asilo politico a Marcin Romanowski, numero due di Ziobro al ministero della Giustizia.
All’interno dell’UE non esiste un vero e proprio meccanismo di asilo politico tra Stati membri, perché uno degli assunti del club a 12 stelle è che “il livello di protezione dei diritti e delle libertà fondamentali dev’essere garantito in ciascuno Stato”. Esistono delle eccezioni per cui un cittadino UE che teme persecuzioni nel proprio paese può presentare domanda di protezione internazionale in un altro Stato membro. Per giustificare lo schiaffo a Varsavia, il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha affermato che “la democrazia e lo stato di diritto sono attualmente minacciati in Polonia”.
Come ricordato dal portavoce della Commissione europea per la Giustizia e lo stato di diritto, Markus Lammert, Bruxelles ha archiviato la procedura prevista all’articolo 7 del TUE per violazioni gravi e persistenti dei valori fondamentali UE contro la Polonia nel maggio 2024, in seguito al piano d’azione presentato dal governo di Tusk per ripristinare l’indipendenza del sistema giudiziario smantellata dal ministero di Ziobro.
![[foto: archivio]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/01/Zbigniew_Ziobro_na_Konwencji_Solidarnej_Polski_w_Krakowie_5-e1768301640490-750x375.jpg)

![La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni [foto: imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/12/Imagoeconomica_2600173-350x250.jpg)








![Taranto, lo stabilimento ArceloMittal Ex Ilva, l'impianto siderurgico più grande d'Europa. [Credits: Fabio Altobello/IPA agency]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_IPA19107140-120x86.jpg)
