Bruxelles – L’olio più pregiato potrebbe non essere davvero olio. Per le bottiglie di extravergine di oliva, le attenzioni e gli sforzi profusi per contrastare sofisticazioni e contaminazioni, rischiano seriamente di non bastare. Dalla Corte dei conti europea arriva un monito su uno dei prodotti cardine della dieta mediterranea cara all’Italia e al ‘made in Italy’: persistono “carenze presenti nei sistemi di controllo sull’olio di oliva dell’Unione europea” che, mettono in guardia i revisori di Lussemburgo, possono “mettere a repentaglio la qualità, la sicurezza e la tracciabilità della produzione”.
Nella speciale relazione dedicata proprio al mercato dell’olio d’oliva, dipinge un quadro a tinte contrastanti. Da una parte i controlli tesi a rilevare la presenza di residui di antiparassitari nell’olio d’oliva proveniente dai paesi dell’UE “sono ben consolidati e raramente si rilevano casi di non conformità”. Dall’altra parte, però, i controlli per altri contaminanti “non sono uniformi e la motivazione basata sul rischio non è sempre documentata”. E’ il caso che riguarda le miscele di olii, sottolineano i membri della Corte dei conti, per i quali la raccolta di informazioni su ciò che serve a stabilire se un prodotto è puro oppure no “non sono abbastanza precise”.
Anche per quanto riguarda origine e provenienza progressi e contromisure si rendono necessari. “Il livello di monitoraggio della tracciabilità varia da uno Stato membro all’altro”, rileva ancora le relazione. In estrema sintesi, taglia corta Joëlle Elvinger, responsabile dell’analisi sul mercato dell’olio, “sebbene l’UE sia dotata di norme rigorose, queste non sono sempre applicate pienamente“. Ne consegue che “migliorare i controlli, la tracciabilità e la chiarezza giuridica è fondamentale per tutelare non solo i consumatori, ma anche la reputazione dell’olio d’oliva europeo”.
Italia, terra di olio e buone pratiche
Nell’Unione europea delle carenze l’Italia si distingue per le attenzioni e i controlli scrupolosi. Sul fronte dell’indicazione di origine Stati membri UE come la Spagna e l’Italia vengono citati per “le verifiche in tutte le fasi della catena di approvvigionamento” (industria, commercio al dettaglio, importazioni ed esportazioni). I due Paesi in questione “dispongono di registri elettronici per registrare ogni movimentazione di olive o di olio d’oliva”, con l’obiettivo di tali registri è aumentare la trasparenza e ridurre il rischio di frode. Ancora, in Italia risulta che le forze di polizia effettuano “numerose ispezioni in loco e controlli specifici”, sempre a tutela di qualità e genuinità.
Il sistema anti-frode tricolore viene celebrato in un paragrafo speciale della relazione in cui si ricorda che nel 2021 le autorità italiane hanno creato un gruppo di riflessione sul settore dell’olio d’oliva, coadiuvato dall’Istituto italiano di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), in cui sono discussi con cadenza annuale i fattori di rischio e le questioni critiche, alla luce della più recente congiuntura economica nel settore.
Oltre all’apposito organismo di controllo per il settore agroalimentare e all’Agenzia delle dogane, vi sono tre autorità di contrasto con poteri investigativi (Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia costiera) che svolgono controlli sull’olio d’oliva. Inoltre, “in Italia molti ispettori ricevono una formazione sulla valutazione organolettica e sono membri di panel ufficiali di assaggiatori”, e questo permette loro di svolgere un’azione “più mirata” sugli oli d’oliva (più rischiosi) durante il campionamento durante le ispezioni.

Però. C’è un però: “l’Italia non effettua un’analisi dei rischi per la categoria ‘grassi e oli’ né per l’olio d’oliva in modo specifico“, critica la Corte dei conti europea. Ciò perché il numero annuo di campioni è stabilito per legge e “non viene aggiornato sulla base di un’analisi dei rischi”.
La Commissione UE prepara accorgimenti
A Bruxelles si prende nota della relazione e già si annunciano misure. La Commissione europea fa sapere che verranno forniti orientamenti sulla legislazione UE in materia di norme di commercializzazione per le categorie di miscelazione e valuterà con gli Stati membri come adattare la legislazione UE sulla miscelazione di oli provenienti da diverse annate di raccolta.
Per quanto riguarda i controlli sui contaminanti nell’olio d’oliva, la Commissione chiederà agli Stati membri di fornire maggiori dettagli sui controlli sui contaminanti negli alimenti di origine vegetale al momento della presentazione annuale del loro programma di controllo. “La selezione dei contaminanti, degli alimenti e la frequenza dei controlli devono essere maggiormente giustificate”, anticipano fonti dell’esecutivo comunitario.
![[foto: Petro Stelte/Wikimedia Commons]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/01/olivo-640x375.jpg)










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