Bruxelles – Mark Rutte getta acqua sul fuoco. E dopo aver disinnescato il conflitto all’interno dell’Alleanza atlantica sorto dalle minacce di Donald Trump alla sovranità della Groenlandia, sottolinea i meriti dell’aggressivo presidente americano nell’aver sollevato il problema della sicurezza dell’Artico. In audizione al Parlamento europeo, il segretario generale della NATO ha difeso quello che è pur sempre il suo azionista principale: “Trump sta facendo molte cose positive” ed “è totalmente impegnato nella NATO”, ha puntualizzato Rutte agli eurodeputati che lo incalzavano.
Le mire territoriali, gli attacchi verbali e le minacce commerciali all’UE, la diffusione dei messaggi di testo scambiati poche ore prima dell’intervento a Davos. Rutte ingoia il boccone amaro e si veste da mediatore, perché in fin dei conti “se qualcuno pensa che l’UE possa difendersi senza gli Stati Uniti, continui a sognare“. Un bagno di realismo, quello offerto dall’ex premier dei Paesi Bassi ai membri della commissione Affari Esteri e della sottocommissione Difesa dell’Eurocamera. Piuttosto di puntare i piedi, è nell’interesse della NATO – e dell’UE – cerca di smussare le tensioni e accogliere i capricci della Casa Bianca.

D’altronde, “pensate davvero che Spagna, Italia, Belgio e Canada avrebbero deciso di passare dall’1,5 al 2 per cento del PIL in spesa militare se non fosse stato per Trump?”, ha incalzato Rutte. Diamo a Cesare quel che è di Cesare: senza le minacce di disimpegno statunitense, sarebbe stato “impossibile” che l’Italia spendesse “10 miliardi in più”, o che tutti i 32 Paesi NATO si impegnassero a raggiungere il nuovo target del 5 per cento entro il 2035.
L’accordo in extremis con cui Rutte ha frenato – almeno per ora – gli appetiti territoriali di Washington, resta misterioso. I suoi confini, sfumati, anche perché l’olandese è “solo” il segretario generale dell’Alleanza, non ha un mandato negoziale dei Paesi membri. Rutte e Trump avrebbero concordato “due linee di lavoro”: la prima interessa direttamente la NATO, che dovrà “assumersi collettivamente maggiori responsabilità per la difesa dell’Artico”, la seconda invece va sbrigata tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia, e riguarda ancora come “impedire alla Cina e alla Russia di ottenere l’accesso militare ed economico” alla regione. Sulla discussione tra Washington, Copenaghen e Nuuk Rutte alza le mani: “Non ho alcun mandato per negoziare per la Danimarca e la Groenlandia”, ha sottolineato.
Mantenere insieme le due sponde dell’Atlantico è vitale anche per l’Ucraina. Perché al momento l’UE “non può fornire all’Ucraina ciò di cui ha bisogno per difendersi oggi e per scoraggiare” futuri attacchi da Mosca. “Sappiamo tutti che senza il flusso di armamenti dagli Stati Uniti, non possiamo letteralmente mantenere Kiev in grado di combattere”, ha ammesso Rutte.



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