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    Home » Politica Estera » Stretta sui giudici, l’UE avverte la Serbia: rischio di un “significativo passo indietro” nel percorso di adesione

    Stretta sui giudici, l’UE avverte la Serbia: rischio di un “significativo passo indietro” nel percorso di adesione

    Il Parlamento di Belgrado ha approvato un controverso pacchetto di modifiche all'ordinamento giudiziario proposto dal partito del presidente Vučić. La valutazione di Bruxelles: "Processo frettoloso e non trasparente"

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    28 Gennaio 2026
    in Politica Estera
    Aleksandar Vucic Serbia

    Il presidente serbo Aleksandar Vućič (foto: Angela Weiss/Afp)

    Bruxelles – Belgrado ancora sotto la lente della Commissione europea. L’Assemblea nazionale serba ha adottato oggi (28 gennaio) una serie di modifiche all’ordinamento giudiziario, proposte dal partito dell’autoritario presidente Aleksandar Vučić. Mentre l’opposizione denuncia le brame di controllo della magistratura da parte del governo, Bruxelles avverte il Paese candidato all’adesione: con queste riforme c’è il rischio di un “significativo passo indietro” nel percorso verso l’ingresso nell’UE.

    Il pacchetto di modifiche è stato presentato da Uglješa Mrdić, membro del Partito progressista (SNS) di Vučić. Le misure riguardano la legge che istituisce le sedi e le aree di tribunali e procure, la legge sull’Alto consiglio delle procure, le normative sull’organizzazione e le competenze degli organi statali per la lotta alla criminalità ad alta tecnologia, la legge sulle procure e la legge sui giudici. Come riportato dall’agenzia stampa serba Beta, le leggi sono state approvate con 138 voti a favore e 37 contrari. Tutti gli emendamenti proposti dall’opposizione sono stati respinti.

    Secondo i partiti di opposizione, l’essenza delle modifiche è quella di garantire al governo un maggiore controllo sulla magistratura e ridurre l’azione delle procure. La maggioranza sostiene il contrario: “Queste cinque leggi giudiziarie rafforzeranno sia la procura sia i tribunali, ma soprattutto rafforzeranno il rispetto della Costituzione e faranno sì che una parte della procura e della magistratura alienate e sequestrate torni sotto il controllo della Repubblica di Serbia”, ha insistito Mrdić.

    La Commissione europea aveva già certificato l’allontanamento di Belgrado dal percorso di adesione nell’ultimo rapporto sull’Allargamento, a novembre 2025. Non solo i passi indietro sui diritti resi evidenti dalla dura repressione delle proteste studentesche scoppiate oltre un anno fa, ma anche “nessun progresso” sulle riforme necessarie sul funzionamento della magistratura. Dopo questa nuova stretta orchestrata dal partito al governo dal 2012, Bruxelles alza di nuovo la voce: gli emendamenti adottati oggi “potrebbero rappresentare un significativo passo indietro nell’impegno della Serbia nel suo percorso di adesione all’UE”.

    Ad affermarlo, il portavoce per l’Allargamento Guillaume Mercier, che ha aggiunto: “Questi emendamenti sono stati preparati e adottati attraverso un processo frettoloso e non trasparente, senza consultazioni pubbliche con tutte le parti interessate, comprese la Commissione europea e la Commissione di Venezia”. Tutto il contrario di quanto richiesto da Bruxelles: “Ci si aspetta che la Serbia, in quanto Paese candidato, rafforzi l’indipendenza della magistratura e l’autonomia dei suoi servizi di procura in linea con le raccomandazioni della Commissione europea. Pertanto, una volta finalizzata la nostra valutazione, daremo il seguito opportuno”, ha concluso Mercier.

    Paradossalmente, proprio oggi Belgrado ha istituito un team operativo con il compito di coordinare l’adempimento di tutti gli impegni assunti dalla Serbia nel percorso di adesione all’UE. Lo stesso Vučić ha voluto sottolineare che “non si tratta di una farsa, bensì di un passo avanti volto ad accelerare l’integrazione della Serbia nell’UE”.

    Tags: allargamentocommissione europeagiustiziaserbia

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