Bruxelles – L’evoluzione della posizione dell’Europa in materia di difesa, la strategia per l’Artico e le sfide poste da Russia e Stati Uniti. Sono i temi al centro dell’intervento dell’Alta rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea, Kaja Kallas, nella conferenza sulla sicurezza, all’Università di Oslo. “La parola di questo nuovo anno è imprevedibilità”, dichiara Kallas prima di entrare in aula. E, al suo fianco, il primo ministro norvegese, Jonas Gahr Støre, aggiunge che c’è “poco tempo per grandi problemi”.
A Oslo, il primo tema della conferenza non poteva che essere la sicurezza dell’Artico. “È importante elaborare una nuova strategia per l’Artico, che è un po’ obsoleta. Una strategia che non riguardi solo le questioni ambientali, ma anche la sicurezza e tutto ciò che ne consegue”, spiega Kallas nel suo intervento. L’ultimo documento europeo sulla regione risale al 2021 ed è stato ripreso in mano solo nel novembre dello scorso anno. “Non posso dire con certezza cosa conterrà questa strategia, perché è ancora in fase di elaborazione, ma siamo in contatto con i nostri partner, come la Norvegia, per avere il loro contributo”, spiega.
Quello che è certo è che la “nuova normalità” è dettata dagli sviluppi dell’ordine mondiale, ma, secondo Kallas, “non necessita di altre istituzioni, bensì di attuare le decisioni”. Ed è qui che l’ex premier estone rimette sul tavolo la proposta del commissario europeo alla Difesa, il lituano Andrius Kubilius, di “un Consiglio di sicurezza europeo, guidato dal formato E5 plus – Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia e Regno Unito”. Una proposta che, come aveva ricordato lo stesso Kubilius, era già stata avanzata e discussa “tra il 2017 e il 2019 da Emmanuel Macron e Angela Merkel”.
Il punto di partenza, però, è la constatazione che “oggi, sicuramente, le Nazioni Unite non stanno funzionando come dovrebbero“. Nonostante ci siano “molti Paesi che vogliono un ordine basato sulle regole” – perché “la maggior parte di loro è di medie o piccole dimensioni e l’ordine internazionale è ciò che li protegge” -, si deve prendere atto del fatto che “se non funziona, allora non c’è la copertura necessaria” per gli Stati. “C’è chi sostiene che in realtà l’ordine internazionale basato sulle regole sia stato un’illusione”, commenta l’Alta rappresentante. “È sempre stata la legge della giungla, chiunque abbia il potere prende ciò che vuole. Ma anche nella giungla ci sono animali che cooperano. E comprendo che ci troviamo in una situazione in cui dobbiamo davvero sviluppare ulteriormente il diritto internazionale con quei Paesi che vogliono un ordine basato su regole”, osserva.
Infine, le minacce provenienti da est e da ovest, Russia e Stati Uniti. “Ci sono pressioni sull’Ucraina perché faccia concessioni e l’Ucraina è disposta a farlo perché vuole che la guerra finisca. Ma come possiamo essere sicuri che non ci siano altre aggressioni in futuro da parte della Russia?”, incalza l’ex premier estone. Secondo l’Alta rappresentante, “ci dovrebbero essere delle concessioni anche da parte della Russia, ad esempio delle limitazioni sull’esercito o sulle armi nucleari, ma di questo non se ne parla”, evidenzia. Intanto, “il nostro compito è quello di mantenere o aumentare la pressione sulla Russia in modo che dalla finzione dei negoziati passi ai negoziati reali”, ribadisce. Mentre sul rapporto con Washington è il premier norvegese a contestare le dichiarazioni dell’inquilino della Casa Bianca. “Quando Donald Trump dice che gli Usa danno alla Nato ma non ricevono nulla in cambio è semplicemente sbagliato”, osserva. “Noi vediamo i sottomarini russi quando si muovono, sappiamo quando testano un nuovo armamento e condividiamo queste informazioni con l’America: la Russia ha il più grande arsenale nucleare al mondo e non è diretto contro di noi, ma contro gli Usa, e l’ho detto a Trump”, ricorda.
Tutto questo sullo sfondo del disimpegno Usa dal Vecchio Continente e l’eco delle parole del segretario generale della Nato, Mark Rutte, che, la scorsa settimana al Parlamento europeo, ha specificato come “l’Europa non possa fare a meno degli Stati Uniti”. Un dato di fatto anche per Kallas, ma su cui Bruxelles sta intervenendo. “Al momento la situazione è questa – afferma -, ma stiamo lavorando per diventare più indipendenti, anche sul piano della sicurezza”. A partire dal rafforzamento delle capacità di difesa europee: “Le nostre vulnerabilità sono i nostri punti deboli. Per questo investiamo di più nella difesa e consideriamo la sicurezza una questione europea, non solo nazionale”, conclude.

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