Bruxelles – In una risoluzione approvata a larghissima maggioranza, il Parlamento europeo ha alzato la voce sull’annientamento dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-est da parte di Damasco. Le violenze perpetrate dall’esercito siriano contro la popolazione curda “potrebbero costituire gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e, in alcuni casi, crimini di guerra“, sostiene l’Aula di Strasburgo. In un altro passaggio rilevante, gli eurodeputati hanno invitato gli Stati membri a rimpatriare tutti i loro cittadini che si sono uniti allo Stato islamico, i foreign fighters, e le loro famiglie, da anni detenuti in campi di prigionia gestiti dai curdi.
La risoluzione, redatta da cinque gruppi politici – dai conservatori di ECR fino alla sinistra radicale – è stata adottata con 363 voti favorevoli, 71 contrari e 81 astensioni. Nessuno degli emendamenti proposti al testo è stato approvato. Oltre ai due gruppi sovranisti, Patrioti per l’Europa e Europa delle Nazioni Sovrane, anche la maggior parte di ECR si è opposta o astenuta, tra cui la delegazione di Fratelli d’Italia.
A due settimane dall’accordo con cui i combattenti curdi delle Forze Democratiche Siriane si sono di fatto arresi all’assedio dell’esercito di Damasco, gli eurodeputati hanno sottolineato che “le esecuzioni extragiudiziali, le sparizioni forzate, le detenzioni arbitrarie, gli sfollamenti forzati e gli attacchi alle infrastrutture civili possono costituire gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e, in alcuni casi, crimini di guerra”. La risoluzione insiste perché il governo transitorio di Ahmad al Sharaa garantisca “il pieno riconoscimento, la parità di diritti e la partecipazione politica della comunità curda“, salvaguardando al contempo “l’integrità territoriale della Siria”.
Il Parlamento europeo ha ricordato “il contributo decisivo delle forze curde nella lotta contro Daesh, compreso il ruolo delle donne combattenti”, esaltando “l’eccellente cooperazione con la coalizione internazionale nella lotta dell’UE contro il terrorismo perpetrato da Daesh e la minaccia che esso rappresenta per l’Europa, i suoi cittadini e le sue capitali”.
Il tema più spinoso, dal punto di vista europeo, resta però quello degli oltre 40 mila detenuti dello Stato Islamico, tra combattenti e le loro famiglie: la comunità internazionale, dopo la sconfitta di Daesh, ha delegato la responsabilità di gestione dei campi di al-Hol e al-Roj alle forze curde. Ora, tale onere dovrebbe passare all’esercito regolare di Damasco e ad alcune milizie affiliate. Una parte dei detenuti sarà invece trasferita in Iraq. Ma nelle scorse settimane, nel caos degli scontri tra SDF e forze governative, sarebbero migliaia i detenuti che sono riusciti a fuggire.

Tra i 40 mila, ci sono anche diverse migliaia di cittadini europei, che dieci anni fa si unirono alla crociata dello Stato islamico in Siria. Gli eurodeputati hanno invitato l’UE e gli Stati membri ad “adottare misure concrete per garantire la gestione a lungo termine dei detenuti e dei campi dell’ISIS”, ma soprattutto a “rimpatriare tutti i loro cittadini, in particolare i bambini, dai campi di al-Hol e al-Roj e a consegnare gli adulti alla giustizia in processi equi“.
Questo punto è stato tra i più controversi, con i gruppi di destra che hanno presentato emendamenti per rimuoverlo del testo: ECR ha chiesto di “ribadisce il diritto degli Stati membri di rifiutare il rimpatrio dei combattenti jihadisti nei paesi di provenienza e di revocare loro la cittadinanza”, per il PfE i foreign fighters “dovrebbero essere processati nel Paese in cui sono stati arrestati o nel Paese in cui hanno commesso i reati”. Ma la maggioranza dell’Aula ha approvato il passaggio contenuto nel testo originale.
Secondo le stime diffuse dall’ong britannica Rights & Security International, aggiornate a settembre 2025, finora 11 Paesi membri avrebbero rimpatriato in totale quasi mille cittadini detenuti nei campi nel nord-est della Siria. Più della metà, 600, sono cittadini francesi. Parigi ha riammesso nell’Esagono 541 minori e 59 donne. La Germania ha rimpatriato 108 cittadini (80 minori e 27 donne), i Paesi Bassi 46 minori e 20 donne, il Belgio 32 minori e 13 donne, la Svezia 27 minori e 10 donne, la Finlandia 18 minori e 5 donne, la Danimarca 18 minori e 5 donne, la Spagna 13 minori e 2 donne, l’Austria 5 minori e 2 donne, l’Italia 4 minori e una donna.

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