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    Home » Politica Estera » Siria, il silenzio dell’UE sull’assedio ai curdi del Rojava. Così sparisce l’unica realtà democratica della regione

    Siria, il silenzio dell’UE sull’assedio ai curdi del Rojava. Così sparisce l’unica realtà democratica della regione

    Bruxelles "continua a sostenere una transizione inclusiva" in Siria e ha scommesso sul governo di Ahmad al Sharaa, che però da settimane porta avanti una feroce offensiva nel nord-est del Paese amministrato dai curdi

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    23 Gennaio 2026
    in Politica Estera
    //ALASAADASAAD_1020.01845/Credit:ASAAD AL ASAAD/SIPA/2303221607

    //ALASAADASAAD_1020.01845/Credit:ASAAD AL ASAAD/SIPA/2303221607

    Bruxelles – L’Unione europea “continua a sostenere con forza una transizione politica inclusiva in Siria”. Il paradosso è che il nuovo governo di Damasco, su cui ha scommesso Bruxelles, sta mettendo fine all’unica vera esperienza democratica della regione. I curdi dell’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est, alleati dell’Occidente nell’offensiva contro l’ISIS pochi anni fa, sono da settimane stretti nell’assedio delle forze governative e si stanno progressivamente ritirando. Lasciando scoperti, tra l’altro, i campi in cui sono detenuti migliaia di combattenti di Daesh.

    L’offensiva dell’esercito siriano nel Rojava curdo va avanti da settimane. Era già iniziata quando, il 9 gennaio, i leader UE Ursula von der Leyen e Antonio Costa hanno fatto visita al presidente autoproclamato Ahmad al Sharaa, promettendogli un un pacchetto di aiuti da 620 milioni in due anni. In quei giorni, le forze governative avevano preso il controllo di Aleppo, principale centro urbano del nord del Paese. Ad oggi, i combattenti curdi delle Forze democratiche siriane (SDF) hanno perso gran parte dei territori che controllavano. In questo momento Kobane, città simbolo della lotta contro l’ISIS, è sotto assedio.

    Pochi giorni fa, Damasco e le SDF hanno siglato un accordo di cessate il fuoco. Una resa, che prevede lo scioglimento di fatto delle forze curde, la loro integrazione nell’esercito regolare siriano e la cessione delle province a maggioranza araba di Raqqa e Deir Ezzor, quelle più ricche di pozzi di petrolio. Di fatto, secondo l’accordo ai curdi rimarrà un certo grado di autonomia soltanto nella provincia di Hasakah, dove però il governatore stesso sarà nominato da Damasco.

    Abbandonate dagli Stati Uniti, le SDF hanno capitolato in pochissimo tempo. Ma secondo molti, il cessate il fuoco concordato il 18 gennaio è “una fake news”. Una denuncia rilanciata dal ‘gruppo di amicizia dei curdi’ del Parlamento europeo, un intergruppo composto da eurodeputati di diversi gruppi politici, che favorisce la discussione e il supporto della causa del popolo curdo nell’Assemblea UE. Tra i suoi membri, Leoluca Orlando, eurodeputato dei Verdi, che ha sottolineato che “l’Unione europea non può tacere” sull’annientamento di un’entità, l’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est, che da sempre ha posto “grande enfasi su diritti umani, diritti delle donne e sulla democrazia”.

    siria
    Antonio Costa e Ursula von der Leyen incontrano Ahmad Al-Sharaa a Damasco, 9/01/26 [Credits: European Council]
    Come ricostruito da Evin Incir, eurodeputata socialista e curda di nascita, l’intergruppo aveva proposto di inserire con urgenza un dibattito con risoluzione alla sessione plenaria dell’Eurocamera conclusasi ieri. Ma la richiesta è stata respinta dalla maggioranza dei gruppi. “Mi sono profondamente vergognata, se questo caso non è urgente, non so davvero cosa possa esserlo”, ha affermato Incir in una conferenza stampa convocata dal ‘gruppo di amicizia’ al Parlamento europeo di Strasburgo.

    L’eruodeputata ha sottolineato il pessimo tempismo della visita di Costa e von der Leyen, “mentre le persone venivano massacrate” ad Aleppo. E ha criticato il pacchetto da 620 milioni a Damasco “senza dire una parola sulla situazione e senza porre alcuna condizione”.

    Era presente anche Faik Yağızay, ex prigioniero politico e rappresentante del Partito Democratico dei Popoli a Strasburgo. “Chiediamo alle potenze internazionali di intervenire immediatamente per evitare un disastro. Per fermare la Turchia, perché tutto ha inizio da lì”, ha insistito Yağızay. Anche Andreas Schieder, socialdemocratico austriaco, ha esortato il capo della diplomazia europea, Kaja Kallas, e Ursula von der Leyen a “iniziare ad agire”.

    Ma la Commissione europea – e tutta la comunità internazionale in generale – ha scommesso su al Sharaa per ricostruire una Siria stabile dopo il crollo del sanguinario regime di Bashar al Assad. Al Sharaa, ex capo delle HTS, milizia islamista inizialmente affiliata all’ISIS, è stato ospite di Donald Trump alla Casa Bianca, di Emmanuel Macron all’Eliseo, e ha ricevuto appunto i pesi massimi dell’Unione europea a Damasco. Il portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Anouar el Anouni, oggi ha affermato che “il cessate il fuoco è un passo positivo per fermare l’escalation nel nord-est della Siria“, e ha invitato “tutte le parti ad attuarlo e a raggiungere un accordo globale per garantire la deescalation, l’accesso agli aiuti umanitari e la protezione dei civili”. Il portavoce ha sottolineato inoltre “la questione cruciale della sicurezza delle strutture di detenzione” dei combattenti dello Stato Islamico.

    Tags: ahmad al sharaaKurdistanrojavasiria

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