Bruxelles – L’UE si mobilita per il proprio fianco orientale. Ci sono circa 5 mila chilometri di confine – 3.500 con Russia e Bielorussia, 1.500 con l’Ucraina – da puntellare, e le regioni di frontiera in nove Stati membri da soccorrere perché logorate da quattro anni di conflitto. “Non si tratta solo di frontiere nazionali, ma di frontiere europee. Ciò che accade lì riguarda tutti gli europei“, ha sottolineato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega a Coesione e Riforme, Raffaele Fitto, presentando una nuova strategia dedicata all’Eastern Flank.
La linea che separa l’UE da Russia, Bielorussia e dalle operazioni militari in Ucraina corre lungo nove Paesi membri: Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria. Le loro regioni di frontiera sono state particolarmente colpite, dal 2022 a oggi, dalla guerra ibrida, dalla strumentalizzazione della migrazione, da perturbazioni economiche e commerciali e in definitiva dall’abbandono e dal declino demografico.

I cittadini “chiedono il diritto di restare”, ha affermato Fitto, responsabile per l’esecutivo UE della politica di Coesione. La strategia varata dalla Commissione europea è trasversale, perché se è vero che “sicurezza e difesa sono un prerequisito”, è altrettanto vero che “queste regioni hanno anche bisogno di investimenti, servizi, connettività e prospettive economiche“, ha insistito il vicepresidente esecutivo. Bruxelles ha individuato cinque settori prioritari: sicurezza e resilienza, crescita e prosperità regionale, lo sfruttamento dei punti di forza già presenti sul territorio, la connettività, il sostegno alle persone.
I due progetti più altisonanti in cantiere sono l’Eastern Flank Watch, l’iniziativa per rafforzare la difesa con droni e con uno scudo aereo europeo, e un nuovo strumento finanziario, EastInvest, per facilitare l’accesso per i nove Paesi membri a prestiti e consulenza, coinvolgendo in primo luogo la BEI (Banca europea per gli investimenti), “istituzioni finanziarie internazionali e diverse banche di promozione nazionali e regionali”. La strategia non sposta nuove risorse, ma la Commissione stima che attraverso la piattaforma di finanziamento EastInvest – che verrà lanciata il prossimo 26 febbraio – verranno mobilitati “fino a 28 miliardi di euro tra il 2026 e il 2027 in investimenti privati e pubblici negli Stati membri interessati”.
La Connessione intende poi accelerare per l’integrazione della rete elettrica degli Stati baltici nelle reti europee e sviluppare infrastrutture transfrontaliere per l’idrogeno, come il corridoio nordico-baltico per l’idrogeno, promuovere la connettività digitale e potenziare le reti di trasporto, comprese le infrastrutture stradali, ferroviarie e portuali a uso civile-militare. E, infine, affrontare il problema dello spopolamento e della carenza di manodopera nelle regioni sul fronte orientale attraverso percorsi specifici di formazione e occupazione.

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