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    Home » Politica Estera » Il ministro ungherese Szijjártó accusa l’Ucraina: “Ci odiano, da anni politica ostile nei nostri confronti”

    Il ministro ungherese Szijjártó accusa l’Ucraina: “Ci odiano, da anni politica ostile nei nostri confronti”

    Budapest sta bloccando il ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia e ha ritrattato il 'sì' al maxi-prestito all'Ucraina concordato dai leader a dicembre. Per il governo ungherese, l'interruzione delle forniture di petrolio attraverso l'oleodotto Druzhba "è una decisione politica" di Kiev

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    23 Febbraio 2026
    in Politica Estera
    Hungarian Minister of Foreign Affairs and Trade Peter Szijjarto  (Photo by Jonathan Raa / Pacific Press)/PACIFICPRESS_1220.082/Credit:Jonathan Raa / Pacific Pr/SIPA/1511071251

    Hungarian Minister of Foreign Affairs and Trade Peter Szijjarto (Photo by Jonathan Raa / Pacific Press)/PACIFICPRESS_1220.082/Credit:Jonathan Raa / Pacific Pr/SIPA/1511071251

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    Bruxelles – “Noi non odiamo l’Ucraina. Il problema è che lo Stato ucraino odia l’Ungheria e da dieci anni porta avanti una politica anti-ungherese, comportandosi in modo molto ostile nei nostri confronti”. Budapest, nell’occhio del ciclone a Bruxelles per essersi messa per l’ennesima volta di traverso sulle sanzioni alla Russia e sul maxi-prestito da 90 miliardi a Kiev, contrattacca. L’accusa lanciata da Péter Szijjártó, ministro degli Esteri ungherese, è grave e perentoria e rivela l’incompatibilità di fondo tra la posizione europea e quella del governo di Viktor Orban sul sostegno all’Ucraina.

    Alla vigilia del quarto anniversario dell’invasione russa, i ministri degli Esteri dell’UE – riuniti oggi (23 febbraio) a Bruxelles – speravano di poter dare il via libera a due provvedimenti tanto simbolici quanto fondamentali per dare linfa alla resistenza ucraina. Il ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia, presentato dalla Commissione europea lo scorso 6 febbraio e che prevede una decisa stretta contro l’elusione delle sanzioni europee, e il prestito per il biennio 2026-2027, già concordato dai capi di Stato e di governo UE a dicembre, da finanziare indebitandosi sui mercati e con la copertura del budget comunitario.

    E invece, l’interruzione delle forniture di petrolio russo all’Ungheria attraverso l’Ucraina ha fatto saltare tutto, rivelando ancora una volta la fragilità dell’unità europea. Finché Kiev non riattiverà l’oleodotto Druzhba, Budapest non cambierà la sua posizione. L’oleodotto, che trasporta il greggio russo in Ungheria e Slovacchia (che dal 2022 godono di una deroga all’embargo UE), è stato danneggiato dai bombardamenti russi. Ma la lettura di Szijjártó è un’altra: “Non c’è una ragione fisica, non c’è una ragione tecnica per cui lo Stato ucraino abbia deciso di non riavviare le forniture di petrolio all’Ungheria. È una decisione politica“, ha attaccato. E ancora: “La Russia ha distrutto molte infrastrutture, ma questo non è vero, il gasdotto non è stato colpito da alcun attacco russo”.

    Ecco il perché della giravolta ungherese: “Questo mette a repentaglio la nostra sicurezza energetica. Quindi, se gli ucraini decideranno di riavviare le forniture di petrolio, possiamo riconsiderare la situazione”, è la condizione posta dal governo di Orban. Ma il j’accuse lanciato da Szijjártó nei confronti di Kiev va oltre: “Chiedete agli ucraini perché hanno interrotto le forniture di petrolio all’Ungheria, perché mettono a rischio la sicurezza dell’approvvigionamento energetico dell’Ungheria, perché non rispettano i diritti della comunità nazionale ungherese, perché?”, ha risposto ai giornalisti che chiedevano con insistenza il motivo del ‘no’ alle sanzioni a Mosca.

    Se nemmeno i fatti coincidono però, diventa davvero complicato trovare una sintesi. Per la Commissione europea, l’ha ribadito oggi la portavoce Anna-Kaisa Itkonen, “la Russia ha distrutto l’oleodotto Druzhba” e “l’Ucraina si è impegnata a riparare l’oleodotto e la decisione sulla tempistica spetta a loro”. Dal punto di vista di Bruxelles, quello di Budapest è proprio un voltafaccia, in particolare sul prestito all’Ucraina, dove “c’è stato un accordo politico da parte di tutti i capi di Stato e di governo, incluso quello ungherese, che ora minaccia di bloccarlo”. Un accordo che – ha sottolineato Itkonen – prevede proprio che Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca non partecipino finanziariamente. “Questa condizione è stata soddisfatta e pertanto ci aspettiamo che tutti i leader rispettino i propri impegni, e non rispettarli è chiaramente o costituirebbe una violazione della leale cooperazione”, è la conclusione della Commissione.

    Tags: Peter Szijjartosanzioniucrainaungheria

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