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    Home » Politica Estera » Ucraina, von der Leyen rassicura Zelensky sul prestito da 90 miliardi (e avverte Orbán)

    Ucraina, von der Leyen rassicura Zelensky sul prestito da 90 miliardi (e avverte Orbán)

    I leader UE a Kiev per il quarto anniversario dell'aggressione russa. La presidente della Commissione: "Il prestito è stato concordato, la parola non può essere infranta. In un modo o nell'altro manterremo la promessa". E chiede a Zelensky di accelerare la riparazione dell'oleodotto Druzhba

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    24 Febbraio 2026
    in Politica Estera
    Antonio Costa, Volodymyr Zelensky e Ursula von der Leyen a Kiev, 24/02/26 [Eu Council]

    Antonio Costa, Volodymyr Zelensky e Ursula von der Leyen a Kiev, 24/02/26 [Eu Council]

    Bruxelles – L’Unione europea, ieri sparring partner colpita dal veto ungherese sul prestito all’Ucraina, si rialza e nel giorno del quarto anniversario (24 febbraio) dell’invasione russa, rassicura Volodymyr Zelensky: i 90 miliardi arriveranno in tempo, “in un modo o nell’altro manterremo la promessa“, ha affermato da Kiev Ursula von der Leyen. L’UE tira dritto, a costo di passare sopra Viktor Orbán: nel frattempo, a Bruxelles, il Consiglio dell’UE approva due dei tre atti legislativi necessari per erogare il prestito.

    Von der Leyen e Antonio Costa sono arrivati nella capitale ucraina a mani vuote. Nessun accordo sul ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia, ma soprattutto nessun via libera all’indebitamento comune per un prestito da 90 miliardi in due anni già concordato dai capi di stato e di governo prima di natale. Entrambi bloccati da Budapest, che ha accusato Kiev di aver interrotto volutamente l’oleodotto Druzhba, che trasporta greggio russo in Ungheria attraverso l’Ucraina.

    I leader UE hanno partecipato alla cerimonia in piazza Maidan, per poi collegarsi, insieme a Zelensky, alla riunione della coalizione dei Volenterosi convocata da Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz. All’incontro hanno partecipato oltre 30 leader, si legge in una nota dell’Eliseo. I ‘Volenterosi’ “hanno offerto il loro pieno e incrollabile sostegno all’Ucraina nella sua lotta per la sovranità e l’integrità territoriale e nella sua difesa della libertà dell’Europa”, recita una dichiarazione congiunta diffusa a margine dell’incontro, e “ribadito il loro incrollabile impegno a lavorare insieme per raggiungere una pace giusta e duratura, in conformità con i principi della Carta delle Nazioni Unite”.

    Al di là delle formule, rispolverate sapientemente dai leader ad ogni anniversario, dall’UE ci si aspettava una risposta alla giravolta di Orbán. Già ieri sera, Costa ha diffuso una lettera inviata al premier magiaro, in cui lo sollecitava “fortemente a conformarsi alla decisione presa al Consiglio europeo di dicembre” sul prestito da 90 miliardi all’Ucraina”, sottolineando come “una decisione presa dal Consiglio europeo vada rispettata” e spiegando che “violando questo principio si viola il principio della sincera cooperazione” incastonato nei trattati UE.

    ucraina
    I leader UE e Volodymyr Zelensky in videocollegamento con la Coalizione dei volenterosi [Credits: EU Council]
    Oggi (24 febbraio), la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha firmato gli atti che compongono il prestito. E la presidenza cipriota del Consiglio dell’UE è riuscita a far approvare ai ministri dei 27 due dei tre provvedimenti: quello che prevede l’istituzione della cooperazione rafforzata a 24 – senza Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, come stabilito a dicembre – e quello che modifica lo Strumento per l’Ucraina, il fondo attraverso cui verrà erogato il prestito. Ma la proposta di modifica del budget pluriennale, necessaria per coprire l’indebitamento UE sui mercati, non è stata messa agli atti. Richiede l’unanimità, e Budapest si oppone.

    “Sebbene ci sia ovviamente frustrazione, è importante notare che questi sono passi significativi che ci avvicinano all’obiettivo delle prima tranche di sostegno da erogare all’Ucraina entro aprile”, ha commentato Marilena Raouna, viceministra per gli Affari europei di Cipro, promettendo che la presidenza del Consiglio dell’UE “continuerà a lavorare sul terzo elemento, che consentirebbe al finanziamento di procedere, in linea con questa tempistica”.

    In conferenza stampa insieme a Zelensky, von der Leyen è stata chiara: “Il prestito è stato concordato da 27 capi di Stato e di governo a dicembre. Hanno dato la loro parola e questa parola non può essere infranta. In un modo o nell’altro manterremo la promessa. Abbiamo diverse opzioni e le useremo”. Una leva per fare pressioni su Budapest esiste, ed è la procedura prevista dall’Articolo 7 del TUE (il Trattato dell’UE): già attivata nel 2018 dal Parlamento europeo nei confronti dell’Ungheria, può portare – in caso di violazioni dei valori fondanti dell’UE da parte di uno Stato membro – alla sospensione del diritto di voto.

    È un’ultima ratio, tant’è che la procedura è ferma da anni in Consiglio, dove serve la maggioranza dei quattro quinti per attivare il meccanismo sanzionatorio. Von der Leyen ha stretto all’angolo Orbán, ma contemporaneamente gli ha indicato una via d’uscita: “Gli attacchi russi all’oleodotto Druzhba hanno avuto un impatto diretto sulla sicurezza energetica dell’UE”, ha affermato, ringraziando Andrej Plenković, premier croato, per “i suoi sforzi volti a garantire e aumentare i trasporti di petrolio verso l’Ungheria, la Slovacchia e la Serbia attraverso l’oleodotto adriatico”. Nel frattempo, “chiediamo che i lavori di riparazione siano accelerati“, ha concluso la leader UE.

    Tags: guerra in Ucrainareparation loanucrainaursula von der leyen

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