Bruxelles – L’Ungheria ha violato il diritto dell’Unione Europea e la libertà d’espressione, impedendo all’emittente radiofonica Klubrádió di continuare a trasmettere sulle proprie frequenze. A stabilirlo la Corte di giustizia dell’UE che, con sentenza, boccia ancora una volta la politica del governo di Viktor Orban e conferma una volta di più come il deterioramento dello stato di diritto e dei diritti fondamentali nel Paese.
Il dossier ungherese si arricchisce di un nuovo elemento rappresentato dalla alla scadenza del contratto settennale tra il Consiglio ungherese dei media e Klubrádió, emittente commerciale attiva nell’area della capitale. Il Consiglio ungherese per i media aveva respinto la domanda di rinnovo della licenza, motivando la scelta con una “violazione reiterata” consistente nel mancato invio di due comunicazioni mensili riguardanti le quote di trasmissione. Successivamente, la radio aveva tentato di partecipare a un nuovo bando di gara, ma la sua offerta era stata dichiarata nulla a causa di presunte carenze nel palinsesto e di conti in rosso.
Per i giudici di Lussemburgo il caso specifico presenta “violazioni” del principio di proporzionalità, del principio di buona amministrazione, del diritto di libertà di espressione. Tutti questi principi sono protetti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE., e dunque questo mette l’Ungheria nella condizione di morosità. Nello specifico si giudica “sproporzionata” la legge ungherese che impone il diniego automatico del rinnovo per infrazioni puramente formali e di lieve entità, al pari della decisione di annullare l’offerta nel nuovo bando, visto che gli errori nel palinsesto potevano essere corretti senza incidere sulla candidatura.
Inoltre, il motivo di esclusione per “patrimonio negativo” non era previsto dal bando di gara originale, né era necessario per garantire la stabilità della radio, rileva la Corte di giustizia dell’UE. Decidendo diversamente si è finito col violare i principi di trasparenza e proporzionalità.
Infine, la Corte giudica che l’Ungheria “ha violato la libertà di espressione e informazione sancita dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali”, in quanto qualsiasi misura nazionale che limiti o restringa l’accesso delle emittenti radio alle radiofrequenze “può comportare un’ingerenza nel loro diritto alla libertà dei media associata alla libertà di radiodiffusione”.
Il pronunciamento segue di pochi mesi l’avvio di una procedura d’infrazione riguardante la Legge europea per la libertà dei media (EMFA), entrata in vigore nell’agosto 2025, in relazione alla quale la Commissione ha espresso preoccupazioni circa le limitazioni all’indipendenza editoriale e all’attività economica degli organi di informazione nel Paese. Richiami che, uniti alle numerose procedure in corso, potrebbero pesare sull’immagine su Orbán e la sua tenuta elettorale interna per le prossime imminenti elezioni politiche.










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