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    Home » Opinioni » Venezuela o Iran, l’UE parla ancora di diritto internazionale ma avalla la legge del più forte

    Venezuela o Iran, l’UE parla ancora di diritto internazionale ma avalla la legge del più forte

    L'Alta commissaria per la Politica estera e di sicurezza dell'UE, Kaja Kallas, sostiene che regole e principi vanno "rispettati in ogni circostanza", ma la realtà geopolitica mostra la paralisi europea

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    2 Marzo 2026
    in Opinioni, Politica Estera
    [credits: Stefano Ronchini / IPA agency]

    [credits: Stefano Ronchini / IPA agency]

    Bruxelles – “Il diritto internazionale e i principi dell’integrità territoriale e della sovranità statale sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite devono essere rispettati in ogni circostanza“. Parola di Kaja Kallas, Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, che con le sue dichiarazioni mette in evidenza le contraddizioni tra il dire e il fare di una Commissione europea e i limiti di un’Europa incapace di imporsi sulla scena internazionale finendo col ricoprire un ruolo subalterno e anche contraddittorio.

    Kallas risponde a un’interrogazione parlamentare sulle operazioni USA in Venezuela sollevata dagli esponenti della Sinistra radicale (laSinistra), inclusi gli eurodeputati di M5S e AVS. Ancora una volta Kallas opera una scollamento tra teoria e pratica: difende il diritto internazionale ma non condanna chi l’ha violato. Certo, Nicolas Maduro non è un personaggio da prendere a modello di democrazia, né da prendere a modello punto e basta, ma quando la stessa Alta rappresentante afferma, testualmente, in risposta all’interrogazione, che “L’UE ha ripetutamente affermato che Nicolás Maduro non ha la legittimità di un presidente democraticamente eletto” e non condanna l’intervento violento americano, finisce con il veicolare il messaggio che regole e principi non sono universali, ma che possono essere applicati sono in alcune circostanze, per scelte politiche, personalistiche, anche arbitrariamente.

    L’UE si scopre quindi non solo incapace di essere guardiana di diritti, ma anche di potersi solo limitare a parlare di ‘valori’ non riconoscendo al termine nessun significato concreto, in un continuo, sterile, barcamenarsi tra gli orientamenti dei leader europei. Un po’ pericoloso per chi difende il concetto di democrazia, e un modo di ragionare che porta a subire la legge del più forte anziché promuovere la democrazia.

    Non finisce qui. “L’UE – prosegue Kallas nella sua risposta fornita a la Sinistra – continua a sostenere un sistema multilaterale inclusivo e basato su regole, ancorato ai principi della Carta delle Nazioni Unite, e a difendere la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità delle frontiere quali principi fondamentali del diritto internazionale“.

    Questo passaggio, se applicato a quanto accaduto in Iran, offre non meno punti di domanda e altrettanti motivi di preoccupazione. Pur riconoscendo la natura non democratica di Khamenei e il volto sanguinario del suo regime, un attacco missilistico non è forse una violazione della sovranità e dell’inviolabilità delle frontiere? Un Paese aggredito ha o no il diritto di rispondere al fuoco? Se sì, perché vale nel caso dell’Ucraina e non nel caso dell’Iran? Perché ci si solleva – giustamente – per l’arresto di Alexsei Nalvany e il mancato conferimento di giustizia internazionale, e non si chiedono più notizie di Maduro e di sua moglie, detenuti in carceri USA dopo operazioni condotte unilateralmente senza mandato ONU?

    E’ qui che si inceppa il pensiero europeo, ed è qui che l’Europa si mostra per quello che non è. Le crisi in Venezuela e Iran, al pari della risposta di Israele agli attacchi di Hamas, hanno in comune la verità taciuta fin qui: non siamo tutti uguali. Per qualcuno le regole non valgono, e i principi non si applicano. Ha ragione il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: “Il diritto internazionale vale fino a un certo punto”. Parole sue, che l’Unione europea non ha saputo né voluto smentire. La nuova Europa è quella che avalla la legge del più forte e di chi si autoproclama migliore degli altri.

    Tags: diritto internazionaleIrankaja kallasuevaloriVenezuela

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