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    Home » Cronaca » Anche Gaza paga il prezzo della guerra all’Iran. Israele chiude i varchi, il cibo scarseggia

    Anche Gaza paga il prezzo della guerra all’Iran. Israele chiude i varchi, il cibo scarseggia

    Nella Striscia non entrano rifornimenti da sabato 28 febbraio, giorno del lancio dell'offensiva di Tel Aviv e Washington contro Teheran. World Central Kitchen: "Impatto immediato, non ci sono riserve". Oggi potrebbe riaprire il varco di Kerem Shalom

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    3 Marzo 2026
    in Cronaca
    gaza

    Palestinian children collect food at a donation point provided by a charity group in the southern Gaza Strip city of Rafah, on December 6, 2023, (Photo by MOHAMMED ABED / AFP)

    Bruxelles – Nonostante gli impegni presi nell’ambito dell’accordo per la pace a Gaza, da più di 72 ore Israele ha chiuso tutti i varchi d’ingresso per la Striscia, imponendo un blocco ai rifornimenti che rischia di affamare nuovamente due milioni di persone. “L’impatto è immediato, non ci sono eccedenze”, ha avvertito World Central Kitchen, ONG internazionale che prevede di sospendere temporaneamente la distribuzione di cibo. Oggi (3 marzo) potrebbe riaprire il varco meridionale di Kerem Shalom.

    Anche Gaza paga il prezzo della guerra lanciata da Israele e Stati Uniti all’Iran: Tel Aviv ha ritenuto necessaria “per motivi di sicurezza” la chiusura dei valichi di frontiera con Gaza dopo l’inizio dell’operazione militare, sabato 28 febbraio, che ha ucciso la Guida Suprema della Repubblica islamica, Ali Khamenei, e innescato rappresaglie da parte di Teheran in tutto il Medio Oriente. Nell’indifferenza generale di un mondo in panico per l’escalation nella regione, solo le Nazioni Unite avevano chiesto la riapertura “il prima possibile” dei varchi, da cui non solo entrano gli aiuti umanitari, ma escono i pazienti gravi da evacuare dalla Striscia.

    In una nota diffusa ieri, il commissario generale dell’UNRWA, Philippe Lazzarini, ha denunciato “una nuova morsa su Gaza” e sottolineato che la popolazione “continua a mancare dei beni di prima necessità” dopo “due anni di indicibili sofferenze e una carestia provocata dall’uomo che si sta diffondendo”. Anche World Central Kitchen, che fino alla settimana scorsa cucinava in media un milione di pasti caldi al giorno a Gaza, ha lanciato l’allarme: “Il cibo a Gaza dipende interamente dalle spedizioni giornaliere. Ciò che arriva oggi sfama le persone domani. Non ci sono eccedenze nei magazzini. Non ci sono riserve da cui attingere. Se il cibo non arriva ogni singolo giorno, semplicemente finisce“, ha affermato l’ONG umanitaria, che prevede di terminare le scorte al massimo domani.

    “Fino a poco tempo fa, con il nostro attuale ritmo di produzione, avevamo una scorta sufficiente per sette giorni. Tale scorta era già stata ridotta a soli due giorni a causa del flusso irregolare di camion provenienti dall’Egitto, che rappresenta la quota maggiore della nostra catena di approvvigionamento. Ora, con ulteriori interruzioni al confine, non ci sarà più cibo da cucinare”, ha insistito World Central Kitchen.

    Un incubo che ritorna, dopo la carestia della scorsa estate causata dall’assedio totale imposto da Israele su Gaza e dall’ingresso di aiuti permesso a singhiozzi o al massimo con il contagocce per due anni. Secondo l’ONU, almeno 463 persone, tra cui 157 minori, sono morti di fame nella Striscia tra il 1 novembre 2024 e il 31 ottobre 2025. Non solo, centinaia di civili sono stati uccisi deliberatamente durante le distribuzioni alimentari della controversa organizzazione Gaza Humanitarian Foundation.

    Secondo quanto annunciato dal Cogat, l’oganismo del ministero della Difesa israeliano responsabile degli affari civili palestinesi, oggi (3 marzo) dovrebbe riaprire il varco meridionale di Kerem Shalom, al confine tra Gaza, Israele ed Egitto, per consentire “l’ingresso graduale degli aiuti umanitari”. Una decisione presa “in conformità con una valutazione della situazione della sicurezza”.

    Tags: carestiagazaIranisraelephilippe lazzariniUnrwaworld central kitchen

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