Dall’inviato a Strasburgo – Dopo più di un anno di analisi, sopralluoghi e discussioni, la commissione speciale per la Crisi abitativa (HOUS) del Parlamento europeo ha adottato la propria ricetta per garantire ai cittadini europei il diritto alla casa. Una battaglia voluta e rivendicata dal gruppo dei socialisti e democratici (S&D), su cui però – complice lo spostamento a destra del baricentro politico europeo – spicca infine l’impronta lasciata dall’universo conservatore, guidato dal Partito popolare. Tant’è che, paradossalmente, a respingere con maggior vigore le proposte per un piano UE per alloggi accessibili, sono stati i gruppi che siedono a sinistra nell’emiciclo europeo.
“Il problema principale è chiaro: l’offerta non ha seguito lo stesso ritmo della domanda. L’Europa deve costruire e ristrutturare piu alloggi“, ha scandito il relatore del rapporto votato oggi (10 marzo) a Strasburgo, il popolare spagnolo Borja Giménez Larraz. Con questa chiave di lettura, la soluzione è presto data: per invertire un trend che va avanti da almeno quindici anni, in cui i prezzi degli alloggi nell’UE sono aumentati del 61 per cento e gli affitti del 30 per cento, c’è bisogno di costruire di più, ‘sburocratizzare’ e accelerare la concessione di licenze, rendendo al contempo più attrattivo per gli investitori privati il settore edilizio.
La relazione, il cui scopo è concorrere alla redazione del piano UE per la casa su cui è al lavoro la Commissione europea, è stata approvata dall’Aula con 367 voti a favore, 166 contrari e 84 astensioni. Il negoziatore per il gruppo S&D, Aodhán Ó Ríordáin, già prima del voto, aveva messo le mani avanti, ammettendo che “questa relazione è il risultato di difficili negoziati e, come ogni risultato negoziato, non è perfetta“. Confrontandola con il punto di partenza, la prima bozza targata PPE e sottoposta alla commissione HOUS a settembre, “è evidente che abbiamo fatto molta strada”. La dem Irene Tinagli, presidente della commissione speciale insediatasi lo scorso gennaio, ha affermato che “la relazione riflette ovviamente la maggioranza del consenso in seno alla commissione”. E la maggioranza, al Parlamento europeo, la fa a suo piacimento il Partito popolare.

Invece che provare a scalfire le resistenze dei Paesi membri – Tinagli ha chiesto ad “alcuni governi”, tra cui quello italiano, di “svegliarsi” e smettere di “rimandare” -, la relazione parte dalla piena affermazione del principio della sussidiarietà: quel che l’Europa può fare è “agire da catalizzatore, eliminare gli ostacoli e facilitare gli investimenti”, ha affermato Giménez Larraz. Il focus non è l’eccessiva speculazione finanziaria e la necessità di imbrigliare le logiche di mercato, da cui sono ormai tagliati fuori non solo le fasce più fragili, ma anche studenti e lavoratori essenziali, ma “l’offerta insufficiente di alloggi, gli investimenti limitati in alloggi pubblici e a prezzi accessibili”, o ancora – si legge nella relazione – “le strozzature infrastrutturali, le lunghe procedure di autorizzazione, la crescita demografica”.
“Dobbiamo semplificare, per questo vogliamo un pacchetto europeo di semplificazione per gli alloggi, con meno burocrazia, licenze più rapide entro 60 giorni“, ha insistito Giménez Larraz. E “abbassare le imposte” attraverso la revisione della direttiva sull’IVA, in modo da “applicare aliquote ridotte su costruzioni e ristrutturazioni”. Marco Falcone, eurodeputato di Forza Italia e membro della commissione speciale, ha rivendicato l’inserimento del taglio dell’IVA sugli interventi edilizi nel report, una proposta “sostenuta con forza” dalla delegazione di FI. Per Falcone, “il primo storico report del Parlamento europeo sulla crisi abitativa porta una chiara impronta di Forza Italia: semplificazione delle regole e meno tasse sugli investimenti per aumentare l’offerta di alloggi”.
Non che manchino gli spunti lanciati dal gruppo socialista. In un punto stampa a margine del voto, Tinagli ha evidenziato “il recupero delle politiche abitative pubbliche, con la richiesta di fondi dedicati a livello europeo già dalla prossima programmazione”, una “forte attenzione alle fasce piu fragili, quindi all’edilizia pubblica, includendo “quella classe media, con redditi medio bassi, che non hanno i criteri per accedere alle case popolari ma che non riescono piu a sostenere prezzi di mercato”. Il focus non è solo sulla casa, ma sulla “casa a prezzi accessibili”, ha assicurato Tinagli. In più, nel rapporto c’è l’invito a “sostenere nuove progettualità di edilizia sociale anche con modelli innovativi, con il coinvolgimento del settore privato ma non speculativo”, ha insistito.

Il vero elefante nella stanza è quello relativo alla turistificazione degli alloggi e agli affitti brevi. Il commissario europeo per le politiche abitative, Dan Jorgensen, ha annunciato a dicembre che presenterà un’iniziativa legislativa che vada oltre il regolamento in vigore attualmente, che si limita a imporre la registrazione e la condivisione dei dati dei locatori che si appoggiano alle piattaforme online. Nel rapporto della commissione HOUS, nonostante “un lavoro molto approfondito” sul tema, non sono tante le indicazioni per l’esecutivo UE. “L’obiettivo di tale iniziativa dovrebbe essere quello di garantire un giusto equilibrio tra lo sviluppo del turismo e l’accessibilità degli alloggi” e “dovrebbe fissare obiettivi comuni a livello dell’UE, lasciando agli Stati membri, alle regioni e alle autorità locali la flessibilità necessaria per elaborare e attuare misure adeguate alle loro specifiche realtà territoriali e ai loro mercati immobiliari”, afferma con prudenza la relazione.
Incalzata sulla questione, Tinagli ha spiegato che “non può esserci una regola rigida uguale per tutti, perché gli affitti brevi impattano in modo diverso le città e i territori”. Quel che serve a livello UE è piuttosto “un quadro normativo che consenta alle città e alle regioni che vivono questo problema di intervenire con provvedimenti restrittivi, senza rischiare di essere trascinati davanti a una corte“, ha insistito la presidente della commissione HOUS. L’idea, su cui sta lavorando anche Jorgensen, è quella di utilizzare il concetto di “area a forte pressione abitativa”, con criteri il più possibile oggettivi, per dare la possibilità di intervenire “sulla quantità di licenze, su dove possono essere concesse, sui parametri per distinguere operatori professionali e individuali”.
Questa però, è la linea socialista. Una linea che va ben oltre le indicazioni contenute dalla relazione, che riflettono le sensibilità di liberali, popolari fino ai conservatori di ECR. Per questo ed altri motivi, il testo è stato respinto dagli altri due gruppi dell’arco progressista. Per i Verdi, la relazione, che “non affronta le cause profonde della crisi abitativa”, è stata “guidata dal PPE che la utilizza per promettere il suo continuo sostegno ai proprietari avidi, ai magnati di Airbnb e agli speculatori immobiliari”. Il gruppo ecologista ha denunciato la collaborazione tra conservatori ed estrema destra per “per promuovere un programma che avvantaggia i ricchi e non fa nulla per aiutare coloro che lottano per trovare un alloggio accessibile”. Benedetta Scuderi, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, intervenendo in Aula ha definito il rapporto “un insulto ai cittadini europei, un regalo per costruttori e speculatori grazie ai soliti giochetti della destra“.
Anche il gruppo The Left si è opposto a un testo “che sfrutta una grave crisi sociale per promuovere la deregolamentazione, indebolire gli standard sociali e ambientali e criminalizzare chi vive in alloggi inadeguati”. Per Gaetano Pedullà, eurodeputato del Movimento 5 Stelle, la ricetta indicata dalla commissione HOUS “non spezza la logica di mercato da cui dipende questa crisi”.




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