Bruxelles – Il partito socialista francese è ancora vivo. Il dato politico delle elezioni amministrative di Francia è probabilmente questo. Il voto ha mostrato un Paese dove la destra avanza a fatica, senza sfondare, e dove il PS resiste e avanza senza bisogno di alleati. Così la gauche tradizionale si tiene Parigi e Marsiglia, e conquista Lille, mentre Lione resta in mano agli ecologisti in alleanza con varie forze della sinistra.
Nell’ondata socialista il candidato del PS, Jérôme Marbot, vince nel comune di Pau contro l’uscente macroniano François Bayrou, primo ministro per meno di un anno e sfiduciato a inizio settembre 2025 per la proposta di legge di bilancio. Reinassance, il partito del presidente francese Emmanuele Macron, si segnala per l’affermazione a Bordeaux, strappata ai Verdi. Vince a Le Havre Édouard Philippe, leader del partito Orizzonti, creato nel 2022 per portare voti a Macron in occasione delle presidenziali. Philippe intende correre alle presidenziali del prossimo anno, e la sua affermazione può rappresentare un trampolino di lancio.
La destra lepeniana avanza, ma non sfonda nei grandi centri. Per quanto popolare nei consensi, Rassemblement National (RN) non riesce a strappare nessun comune maggiore. Conquista i piccoli e le città di medie dimensioni tra cui Carcassonne, Cannes e Mentone. Si impone a Nizza, ma non come prima forza, bensì in coalizione. Il leader di RN, Jordan Bardella, comunque esulta: “Mai il partito e i suoi alleati avevano raccolto così tanti eletti sul territorio francese. Questi successi sono solo l’inizio”.
Per molti analisti e osservatori l’appuntamento elettorale appena concluso è considerato come una sorta di test in vista delle presidenziali del prossimo anno, quando i francesi saranno chiamati a scegliere il successore di Emmanuel Macron, ma appare difficile capire fino a che punto le elezioni comunali possano essere prese a riferimento: l’affluenza alle urne è stata del 57,5 per cento, con quasi un avente diritto su due rimasto a casa. Le presidenziali potrebbero registrare meno astensionismo: dal 2012 al 2022 il tasso di partecipazione è sempre oscillato tra il 70 per cento e l’80 per cento tra primo e secondo e turno.
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