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    Home » Politica Estera » L’Ungheria sotto accusa: avrebbe condiviso informazioni riservate dell’UE con la Russia

    L’Ungheria sotto accusa: avrebbe condiviso informazioni riservate dell’UE con la Russia

    Secondo fonti UE citate dal Washington Post, al centro della vicenda ci sarebbe il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjártó: avrebbe svolto "regolari telefonate" con l'omologo russo, Sergej Lavrov, per aggiornarlo sulle informazioni scambiate durante gli incontri con gli altri capi della diplomazia UE

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    23 Marzo 2026
    in Politica Estera
    orban putin visti russi

    In this pool photograph distributed by the Russian state agency Sputnik, Russia's President Vladimir Putin meets with Hungary's Prime Minister Viktor Orban at the Kremlin in Moscow on July 5, 2024. (Photo by Valery SHARIFULIN / POOL / AFP)

    Bruxelles – Per anni, la Russia avrebbe ricevuto dettagliati resoconti dei principali incontri tra i ministri degli Esteri dell’Unione Europea. E a ‘fare la spia’ sarebbe stato il Paese su cui da anni si addensano i dubbi e i timori di un’eccessiva sintonia con il Cremlino: l’Ungheria di Viktor Orbán, primo ministro del Paese magiaro dal 2010. La notizia ha iniziato a diffondersi sabato scorso (21 marzo), quando il quotidiano statunitense Washington Post ha riportato i sospetti di diversi funzionari della sicurezza dell’UE, secondo cui “durante le pause degli incontri del Consiglio UE, il ministro degli Esteri del governo ungherese, Peter Szijjártó, avrebbe svolto regolari telefonate con il suo omologo russo, Sergej Lavrov, per aggiornarlo in diretta su quello che veniva discusso”. Per uno dei funzionari intervistati, “di fatto, tramite queste chiamate, ogni singolo incontro tra i capi della diplomazia dell’Unione Europea ha avuto Mosca seduta al tavolo“. Se il Consiglio UE si è limitato a un “no comment” sulla questione, la Commissione Europea – interpellata oggi (23 marzo) sulla vicenda – non ha smentito le indiscrezioni del quotidiano statunitense e, tramite la portavoce Arianna Podestà, ha definito le notizie “motivo di grande preoccupazione“, invitando Budapest a “fornire chiarimenti”.

    I legami del governo ungherese – e in particolare di Szijjártó – con il Cremlino sono noti. Dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, il ministro degli Esteri e braccio destro di Orbán si è recato a Mosca sedici volte, l’ultima lo scorso 4 marzo quando ha incontrato direttamente il presidente Vladimir Putin. La stessa notizia sulla trasmissione di informazioni sensibili via telefono è stata accolta con scarso stupore da alcune figure di spicco all’interno dell’UE. Nella giornata di ieri (22 marzo), il primo ministro polacco, Donald Tusk, ha scritto su X che quanto rivelato dal Washington Post “non dovrebbe sorprendere nessuno: nutrivamo sospetti al riguardo già da tempo e questo è uno dei motivi per cui alle riunioni del Consiglio Europeo intervengo solo quando è strettamente necessario e dico solo il minimo indispensabile”. Gli ha fatto eco Gabrielius Landsbergis, ministro degli Esteri della Lituania dal 2020 al 2024, che ha raccontato di essere stato avvisato dell’esistenza di un canale privilegiato tra Szijjárto e Lavrov già all’inizio del 2024. “Per questo io e le mie controparti limitavamo la diffusione di informazioni sensibili quando Szijjárto era presente”, ha aggiunto ricordando nello specifico il tentativo di “tenere in disparte” gli inviati ungheresi durante il vertice NATO svoltosi a Vilnius nel 2023. Secondo alcuni ufficiali dell’UE intervistati da Politico, la cosa era talmente nota nei corridoi di Bruxelles che proprio l’alone di sospetto che circondava l’Ungheria sarebbe stato uno dei principali motivi per cui di recente si sarebbe deciso di “condurre la maggior parte dei colloqui diplomatici tra Stati UE in formati più ristretti, come l’E3 (Germania, Francia, Regno Unito), l’E4 (Francia, Germania, Regno Unito e Polonia) o la Weimar Alliance (Germania, Francia e Polonia)”.

    La linea difensiva scelta da Budapest è quella di spostare l’attenzione sul fatto che le conversazioni telefoniche di Szijjárto sarebbero state intercettate da servizi segreti esteri. “L’intercettazione delle conversazioni di un membro del governo è un attacco grave contro l’Ungheria, per questo ho dato l’ordine al Ministro della Giustizia di avviare subito un’indagine approfondita”, ha scritto su X il portavoce del governo Orbán, Zoltán Kovács. Il ministro degli Affari Europei, János Bóka, si è spinto oltre, bollando direttamente le accuse come “fake news diffuse come reazione disperata allo slancio guadagnato da Fidesz (il partito di Orbán, ndr) nella campagna elettorale”.

    Il caso, in effetti, è scoppiato in un momento molto delicato per l’Ungheria: il prossimo 12 aprile si terranno nel Paese le elezioni parlamentari e – per la prima volta in 15 anni – Orbán si presenterà alle urne con i sondaggi che lo danno per sfavorito. Come prevedibile, il leader del Partito del Rispetto e della Libertà e suo principale avversario, Péter Magyar, ha colto immediatamente l’assist fornitogli dal ‘caso Szijjárto’. In un comizio tenuto nel weekend, Magyar ha definito il comportamento del ministro degli Esteri “un vero e proprio tradimento della patria“, aggiungendo che “quest’uomo non ha tradito solo l’Ungheria, ma l’Europa intera”.

    In una campagna elettorale dai toni già piuttosto accesi, nuove rivelazioni contenute nello stesso reportage del Washington Post potrebbero contribuire ad alzare ulteriormente la tensione. Secondo il quotidiano statunitense, l’intelligence russa (SVR) avrebbe proposto al governo di Budapest un piano per rafforzare la posizione di Orbán negli ultimi giorni prima del voto. Tra le strategie contenute nel piano, noto come ‘The Gamechanger‘ (in italiano ‘Punto di svolta’), ci sarebbe la messa in scena di un attentato ai danni del primo ministro. “Un simile incidente sposterebbe la percezione della campagna elettorale dal piano razionale delle questioni socioeconomiche a uno emotivo, incentrato su sicurezza dello Stato e stabilità del sistema politico”, si legge nel documento diffuso dal Washington Post.

    Anche su questo, il governo Orban ha eluso le richieste di commento da parte del quotidiano americano.

    Tags: commissione europeaconsiglio ueinformazioni riservatepeter magyarPeter SzijjartorussiaSergej Lavrovungheriaunione europeaviktor orbanVladimir Putin

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