Bruxelles – Il Parlamento europeo ha adottato oggi (26 marzo) la prima direttiva anti-corruzione dell’UE, che permetterà di creare un quadro armonizzato di diritto penale per prevenire e contrastare il crimine di corruzione. L’ha fatto con una maggioranza schiacciante: 581 voti a favore, 21 contrari e 42 astensioni. In Italia, nonostante tutte le delegazioni dei partiti (al netto di Roberto Vannacci) abbiano sostenuto il testo, è già polemica sul significato di uno dei passaggi più delicati della direttiva: quello relativo al reato d’abuso d’ufficio.
Nel testo finale, il termine ‘abuso d’ufficio’ non c’è proprio. Si parla di ‘esercizio illecito di funzioni pubbliche’. E si introduce l’obbligo per gli Stati membri di “garantire che almeno alcune gravi violazioni della legge nell’esecuzione o nell’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni siano punibili come reato penale, quando commesse intenzionalmente”. Una formula volutamente generica, che lascia agli Stati membri un ampio margine di discrezionalità nell’individuazione delle condotte penalmente rilevanti, figlia di agguerrite negoziazioni sia tra i Paesi membri che al Parlamento europeo.
La proposta originale della Commissione europea, ed anche la posizione approvata dalla commissione Libertà civili (LIBE) del Parlamento europeo nel febbraio 2024, erano più esplicite. “Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché sia punibile come reato la violazione colpevole, da parte di un funzionario pubblico, delle sue funzioni ufficiali, non svolgendo tali funzioni o svolgendole in modo non corretto, e causando danni sostanziali o ledendo i diritti o gli interessi legittimi di una persona fisica o giuridica”, recitava il mandato con cui il Parlamento europeo è approdato alle negoziazioni con gli Stati membri per dare la forma definitiva alla legge. Il Consiglio dell’UE, nel giugno 2024, avevano già stralciato l’abuso d’ufficio dallo scopo della direttiva, con il ministro della Giustizia italiano, Carlo Nordio, che si era detto “lieto della mediazione raggiunta, che consente di conciliare gli obiettivi della proposta con le azioni di carattere nazionale”. Nei triloghi, il nodo dell’abuso d’ufficio ha tenuto banco per mesi, fino a quando, lo scorso 2 dicembre, Eurocamera e Consiglio dell’UE hanno raggiunto l’accordo provvisorio sul testo finale della direttiva.

Eppure, la lettura di Movimento 5 Stelle e Partito Democratico è tutt’altra. Per Giuseppe Antoci, eurodeputato pentastellato, “il via libera alla direttiva anticorruzione è anche una sfiducia al governo italiano e al ministro Nordio, che nel 2024, improvvidamente, ha cancellato l’abuso d’ufficio in Italia e tolto una tutela alla dignità dei cittadini”. Antoci ha denunciato l’ostruzionismo “anche e soprattutto del governo italiano”, con la direttiva “rimasta bloccata per mesi”, e il tentativo di trasformare l’articolo sull’abuso d’ufficio, “oggi obbligatorio, in facoltativo”. Per Sandro Ruotolo, eurodeputato del Partito Democratico, “la direttiva parla chiaro”: l’abuso d’ufficio “rientra di fatto dalla porta principale, smentendo l’intera linea del governo Meloni che nel 2024 aveva scelto di abolire quel reato”.
Due letture inconciliabili. La verità è che, per entrambi gli schieramenti, la vittoria è parziale: l’opposizione può rivendicare il fatto che Bruxelles ha messo in chiaro che l’abuso d’ufficio è un reato, e in quanto tale va perseguito. Ma il governo può dormire sogni tranquilli: la direttiva lascia ai Paesi membri ampissima discrezione su quali condotte dei pubblici ufficiali perseguire penalmente.
Anche la relatrice della direttiva per il Parlamento, la liberale olandese Raquel Garcia Hermida-Van der Walle, è intervenuta nel dibattito, sostenendo che “l’Italia, anche con lo spazio concesso dalla direttiva, dovrà lavorare” sull’abuso d’ufficio. Dovrà cioè “rendere obbligatoriamente punibili almeno i due reati più gravi che rientrano nell’ambito dell’abuso d’ufficio“, ha spiegato. L’eurodeputata ha poi lanciato una stoccata a Roma e ai partiti della maggioranza: “Se non avessero ritenuto che fosse una questione così importante (l’inclusione dell’abuso d’ufficio nella normativa, ndr), non avrebbero combattuto così duramente contro di essa”, ha affermato.
Ha messo un punto, nel pomeriggio, il presidente della Corte Costituzionale italiana, Giovanni Amoroso: “Se questa direttiva del Parlamento europeo modifica il quadro normativo, è possibile che la Corte sarà chiamata nuovamente a fare il controllo che l’articolo 111, primo comma, della Costituzione prevede. Prima ancora, ovviamente, sarà la politica chiamata a prendere atto di questa nuova legislazione europea”. E ancora prima, si può aggiungere, la direttiva dovrà essere formalmente adottata anche dal Consiglio dell’UE. A quel punto, gli Stati membri avranno 24 mesi per recepirla. Una grana (o una rivincita) per il prossimo governo.











