Bruxelles – In Europa c’è un problema legato al contrabbando e alla contraffazione illegale di sigarette e tabacco. Secondo lo studio KPMG del 2024, il consumo di tabacco illecito rappresenta circa l’8–9 per cento del totale nell’Unione europea, arrivando a circa il 10 per cento se si considera l’intero continente europeo. Numeri significativi, che non sembrano mostrare segnali di rallentamento — anzi. A fronte di questo aumento, l’Unione europea continua a muoversi verso una tassazione sempre più stringente sui prodotti del tabacco. Ma le due dinamiche potrebbero essere collegate? A pagarne il prezzo sono soprattutto i governi nazionali e i contribuenti: i profitti del mercato illegale si traducono infatti in minori entrate fiscali, risorse che potrebbero essere destinate a servizi pubblici essenziali come sanità, istruzione e infrastrutture.
A confermare la crescita del fenomeno è Vincent Byrne, direttore globale delle operazioni contro il commercio illecito presso Japan Tobacco International (JTI) ed ex membro della polizia irlandese, che durante un’intervista a margine del World Nicotine Congress spiega come il mercato illecito arriverebbe addirittura “al 20 per cento”. Una stima più alta rispetto ai dati medi, ma che riflette — secondo Byrne — la realtà di alcuni contesti nazionali particolarmente colpiti. Il motivo principale? Sia Byrne sia Howard Pugh, ex capo del team di Europol per le frodi sulle accise durante un’intervista sempre a margine del forum, indicano un fattore chiave: l’aumento rapido e significativo della tassazione sui prodotti del tabacco. “Aumentando le tasse così rapidamente e in modo così drastico”, spiega Byrne, i governi hanno reso il prodotto “molto, molto costoso”, senza però ridurre in modo proporzionale la domanda. Risultato: i consumatori cercano alternative più economiche, indipendentemente dal fatto che siano legali o meno. “È un rischio che molte persone sono disposte a correre”.
Un mercato criminale su scala industriale
Dietro il commercio illecito di tabacco non ci sono attività marginali o improvvisate, ma reti strutturate e altamente organizzate. “Estremamente ben organizzati, estremamente potenti, molto pericolosi”, afferma Pugh. “Gruppi che utilizzano violenza, corruzione ed estorsione come strumenti ordinari per proteggere i propri interessi”. Non si tratta quindi di piccoli traffici, ma di un vero e proprio sistema parallelo: “Un fenomeno su scala industriale, un mercato totalmente non regolamentato”, che va considerato parte integrante della criminalità organizzata internazionale.
I numeri confermano la portata del fenomeno. Secondo Pugh, “il volume del mercato illegale in Europa raggiunge circa 38,9 miliardi di sigarette, con perdite fiscali per l’UE e per i governi nazionali che ammontano a circa 14,9 miliardi di euro“. Risorse sottratte alla collettività e reinvestite in circuiti criminali. Nel frattempo, la diffusione dei prodotti illegali è capillare: si trovano facilmente nei minimarket, online o per strada, a prezzi nettamente inferiori rispetto alle sigarette legali. Un accesso semplice che contribuisce ad alimentare ulteriormente la domanda.
Belgio, hotspot per eccellenza per il tabacco
Tra i Paesi più colpiti svetta il Belgio, oggi considerato uno dei principali snodi del traffico e della produzione illegale di tabacco in Europa. Un caso emblematico è l’operazione del 20 febbraio 2025 a Lommel, vicino al confine con i Paesi Bassi. Durante il blitz, le autorità belghe hanno scoperto quella che è stata definita la più grande fabbrica illegale di sigarette mai rinvenuta nel Paese: quattro linee di produzione attive contemporaneamente, circa 50 lavoratori – in gran parte cittadini ucraini, moldavi e romeni – e oltre 30 milioni di sigarette sequestrate, insieme a tonnellate di tabacco lavorato e materiali contraffatti. Le perdite fiscali per l’economia belga sono state stimate in oltre 14,4 milioni di euro. Un episodio che, secondo Byrne, dimostra quanto il fenomeno sia radicato: “Persino qui, nel cuore delle istituzioni europee, a pochi chilometri di distanza, ogni anno vengono scoperte fabbriche clandestine”.
E il Belgio non è un caso isolato. “Quasi ogni Stato in Europa ha avuto una fabbrica illegale sequestrata nell’ultimo anno”, sottolinea Byrne. Tra i principali mercati di consumo, spiega Byrne, figurano Belgio, Francia e Regno Unito: “Belgio e Regno Unito arrivano fino al 44 per cento; in Francia la percentuale del mercato illecito è salita a oltre il 40 per cento”.
La punta dell’iceberg
A operare nella distribuzione quotidiana di questi prodotti non sono i vertici delle organizzazioni criminali, ma individui che rappresentano solo la superficie del sistema. Secondo Hayley van Loon, CEO di Crime Stoppers International, circa il 60 per cento di queste persone sono migranti senza documenti. Si tratta spesso di individui intrappolati in situazioni di sfruttamento: “Sono coinvolti in una sorta di criminalità forzata”, spiega van Loon, “con pochissime possibilità di denunciare o sottrarsi, proprio a causa della loro condizione di irregolarità”. “Molti – aggiunge – sono stati ingannati con false promesse o sono essi stessi vittime di tratta”.
Il fenomeno va quindi letto in una prospettiva più ampia. Van Loon parla di una “convergenza della criminalità”: reti che collegano traffico di esseri umani, narcotici, contraffazione e persino attività legate agli Stati. “Oggi vediamo che tutto è interconnesso attraverso le stesse reti logistiche e finanziarie”, spiega. Il commercio illecito di tabacco diventa così solo una componente di un “ecosistema criminale globale”, che secondo Crime Stoppers International “vale circa 4,2 trilioni di dollari”. In questo contesto, l’elevata tassazione gioca un ruolo ambiguo: da un lato strumento di salute pubblica, dall’altro fattore che può spingere i consumatori verso il mercato illegale, alimentando indirettamente queste reti.
A che punto è l’Unione europea?
La responsabilità del contrasto al fenomeno, a livello europeo, ricade principalmente sull’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), che opera sia sul piano politico sia su quello investigativo, collaborando con autorità nazionali e internazionali.
Al centro della strategia europea sul tabacco ci sono due riforme chiave: la revisione della direttiva sui prodotti del tabacco (TPD) e quella sulla tassazione delle accise (TED). La prima punta a rafforzare le regole su vendita, aromi e nuovi prodotti — come sigarette elettroniche e tabacco riscaldato — nell’ambito dell’obiettivo di una “generazione senza tabacco”. La seconda, invece, tocca direttamente il portafoglio: Bruxelles vuole aggiornare le accise, ferme da oltre un decennio, aumentando i livelli minimi di tassazione e riducendo le differenze tra i Paesi membri. Nel mirino anche i prodotti alternativi e il tabacco grezzo, spesso utilizzato nei circuiti illegali. Due interventi che mirano a proteggere la salute pubblica e a uniformare il mercato europeo, ma che — secondo diversi osservatori — rischiano di avere un effetto collaterale: rendere ancora più appetibile il mercato illecito.
Ma è sufficiente? Secondo Byrne, l’Unione europea rischia di adottare un approccio controproducente. Le recenti revisioni delle direttive su prodotti del tabacco e accise, sostiene, potrebbero avere effetti indesiderati. “Non credo che l’UE voglia favorire la criminalità organizzata”, afferma, “ma la conseguenza involontaria di queste politiche è proprio quella di creare spazio per il mercato illecito”. Un “vuoto” economico che le organizzazioni criminali sono pronte a riempire.
Per Pugh, la posta in gioco è altissima. Il denaro generato dal contrabbando non si limita al settore del tabacco, ma “finanzia altre attività criminali”. Recuperare queste risorse significherebbe poterle reinvestire in servizi pubblici fondamentali. “Immagina il cambiamento che si potrebbe ottenere”, osserva, “se queste somme tornassero a finanziare ospedali o istruzione”. Per ora, però, quella opportunità resta, almeno in parte, “mancata“.










