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    Home » Politica » Due terzi degli ungheresi si fidano dell’UE, divisioni su Ucraina e posizionamento internazionale

    Due terzi degli ungheresi si fidano dell’UE, divisioni su Ucraina e posizionamento internazionale

    Secondo un sondaggio del think tank europeo ECFR, anche l'adesione alla moneta unica riscuote successo, con il 66 per cento degli intervistati a favore dell'abbandono del fiorino ungherese per abbracciare l'euro

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    9 Aprile 2026
    in Politica
    von der Leyen Orbán

    La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il primo ministro ungherese Viktor Orbán (foto: European Union)

    Bruxelles – Nonostante la tensione che ha caratterizzato le relazioni tra Budapest e Bruxelles in questi sedici anni di governo del primo ministro Viktor Orbán, il 68 per cento degli elettori ungheresi si fida dell’Unione Europea. A rivelarlo è il think tank European Council on Foreign Relations (ECFR), all’interno di un sondaggio che ha interrogato gli ungheresi su una serie di temi che potrebbero rivelarsi cruciali nel determina il voto della competizione elettorale di questo fine settimana: non solo il rapporto del Paese con l’Europa, ma anche la visione del conflitto russo-ucraino, il ruolo di Budapest nel mondo, il giudizio sui leader delle principali potenze del pianeta e le principali questioni di politica interna. Ad affermare di “fidarsi” dell’UE sono circa i due terzi del campione, con il 43 per cento dei cittadini magiari che si augura di vedere un atteggiamento “molto diverso” nei confronti di Bruxelles da parte del governo che uscirà dalle elezioni in Ungheria di questa domenica (12 aprile) e il 25 per cento che si accontenterebbe di “piccole modifiche“. Soltanto il 19 per cento degli intervistati vorrebbe che il nuovo esecutivo mantenesse l’attuale approccio di conflittualità.

    Anche una questione più complessa come l’ingresso nell’Eurozona, trova un consenso piuttosto significativo: il 66 per cento degli intervistati si dichiara favorevole all’abbandono del fiorino ungherese per abbracciare la moneta unica, anche se in questo caso i numeri fra gli elettori di TISZA – la formazione guidata dal candidato europeista di centro-destra Péter Magyar – sono sensibilmente più alti (95 per cento) di quelli di Fidesz (43 per cento), la formazione politica attraverso cui Orbán ha condotto i ripetuti scontri con l’Unione in questi anni.

    Se questi dati possono far tirare un sospiro di sollievo alla leadership europea, lo stesso non si può dire per i risultati del sondaggio relativamente alla questione russo-ucraina. Secondo l’ECFR, “la storica opposizione dell’Ungheria alle azioni UE sull’Ucraina resta evidente”, evidenziando quelli che potranno essere i “limiti a quanto costruttivo il nuovo governo potrà essere come partner di politica estera”. La questione del sostegno finanziario dell’Unione a Kiev – attualmente bloccato dal veto posto da Orbán – si conferma un vero e proprio tabù per buona parte dell’elettorato magiaro: è contrario l’85 per cento dei sostenitori di Fidesz, ma lo è anche il 48 per cento di chi voterà TISZA. Percentuali simili per quanto riguarda l’adesione dell’Ucraina all’UE, con l’83 per cento degli elettori di Fidesz e il 40 per cento di quelli di TISZA schierati contro questa ipotesi. Infine, sono eloquenti i dati relativi all’opinione degli ungheresi sul presidente ucraino, Volodymir Zelensky: si tratta di una figura negativa per l’84 per cento dei sostenitori di Orbán e per il 42 per cento di quelli di Magyar.

    Interrogati sulla loro visione complessiva del posizionamento internazionale di Budapest, gli elettori di TISZA tornando ad allinearsi con la linea dell’Unione Europea. La maggioranza relativa (40 per cento) vede la Russia come una potenza avversaria e l’Ucraina come un partner e il 77 per cento vorrebbe che l’Ungheria seguisse una strategia di politica estera basata su una cooperazione più stretta con le istituzioni comunitarie e gli altri Stati membri (solo l’11 per cento preferirebbe un bilanciamento tra Occidente, Russia e Cina; mentre il 4 per cento sceglierebbe solo Mosca e Pechino e il 2 per cento gli Stati Uniti). Di tutt’altro avviso, invece, coloro che voteranno Orbán, per la maggioranza dei quali è l’Ucraina a rappresentare il principale nemico del Paese, mentre la Russia dovrebbe essere considerato un partner strategico per il 51 per cento di loro. Putin – insieme a Trump – è il leader internazionale più apprezzato dagli elettori di Fidesz che sono invece più divisi su quale dovrebbe essere il posizionamento globale dell’Ungheria: il 25 per cento auspica una relazione equamente positiva con Occidente, Russia e Cina; il 24 per cento vorrebbe gettarsi pienamente nelle braccia degli Stati Uniti; il 16 per cento chiede un maggiore avvicinamento all’UE e il 14 per cento un rafforzamento dei legami con Mosca e Pechino.

    Le questioni di politica estera esaminate dal sondaggio dell’ECFR avranno inevitabilmente un peso nel voto di domenica. Ma quando al campione dell’indagine è stato chiesto di elencare le tematiche principali al centro di questa campagna elettorale, le risposte che sono arrivate hanno confermato che saranno le problematiche interne – e le soluzioni proposte dai leader per affrontarle – a decidere l’esito finale. Per il 31 per cento degli intervistati la priorità è il contrasto alla corruzione; per il 22 per cento sarà determinante il tema della sicurezza energetica; per il 18 per cento la qualità dei servizi pubblici e per il 17 per cento il costo della vita. Solo il 6 per cento, invece, sceglierà chi votare in base alla sua visione dei rapporti con l’UE.

    Tags: elezioni in UngheriaMagyarorbanrapporti ungheria-UEungheria

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