Bruxelles – L’architettura del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) – il bilancio dell’Unione Europea per il settennato 2028-2034 – e la gestione della crisi energetica. Sono queste le due grandi questioni su cui si concentrerà il dibattito del Parlamento europeo in occasione della sessione plenaria, prevista a Strasburgo da lunedì 27 a giovedì 30 aprile. Per quanto riguarda il QFP, l’obiettivo principale della posizione approvata il 15 aprile dalla commissione Bilancio (BUDG) dell’Eurocamera – e ora pronta ad essere votata in Assemblea – è quello di aumentarne il peso economico rispetto alla proposta avanzata dalla Commissione Europea lo scorso 16 luglio e di rafforzare le garanzie su alcuni dei capitoli di spesa considerati più urgenti. Sul fronte del caro-energia, invece, il dibattito verterà sulla necessità di trovare soluzioni unitarie per proteggere i cittadini dell’Unione dall’aumento dei prezzi e sul ruolo diplomatico che Bruxelles potrebbe giocare al fine di trovare una soluzione al conflitto medio-orientale da cui l’attuale crisi deriva.
Il Quadro Finanziario Pluriennale
La posizione del Parlamento Europeo sul prossimo QFP – redatta dal rumeno Siegfried Muresan (PPE) e dalla portoghese Carla Tavares (S&D) – sarà discussa e votata nella giornata di martedì 28 aprile. “L’obiettivo”, ha spiegato oggi (24 aprile) la portavoce dell’Eurocamera, Delphine Colard, “è quello di garantire un bilancio in grado di affrontare le sfide poste dalle attuali circostanze geopolitiche ed economiche”.
Ii numeri veri e propri li ha forniti l’eurodeputato del Partito Democratico, Giuseppe Lupo (S&D), in un briefing dei parlamentari italiani con i giornalisti. “Il testo propone un rafforzamento del prossimo bilancio UE attraverso la richiesta di innalzare il contributo degli Stati membri all’1,26 per cento del PIL nazionale, una soglia più ambiziosa rispetto all 1,15 per cento proposto dalla Commissione“, ha spiegato, aggiungendo che “in tal modo l’ammontare complessivo del bilancio sarà portato a 2.014 miliardi di euro e la capacità di spesa aumenterà del 10 per cento“. A beneficiare di questo irrobustimento sarebbero soprattutto i capitoli dedicati a Politica Agricola Comune (PAC), fondi di coesione, competitività e difesa.
La proposta ha il sostegno dei deputati popolari (PPE), socialisti (S&D) e liberali (Renew Europe). Secondo il portavoce del PPE, Pedro Lopez De Pablo, “si tratta di un testo che mette in evidenzia le nostre priorità e ci aiuterà a influenzare il resto del processo negoziale con Commissione e Consiglio”. Anche Utta Tuttlies, in rappresentanza di S&D, ha sottolineato i “significativi miglioramenti” rispetto alla proposta di Palazzo Berlaymont dello scorso luglio, mentre la portavoce di Renew, Linda Aziz-Rohlje, ha sottolineato “le vittorie riportare dai liberali sul Fondo per la Competitività e sulla creazione di regole più rigide per legare l’erogazione dei fondi UE al rispetto dello Stato di diritto“.
A votare contro, invece, saranno gli europarlamentari de La Sinistra e quelli appartenenti al gruppo di estrema destra Patriots for Europe (PfE). Per il portavoce di The Left, Thomas Shannon, “la proposta taglia i fondi per la spesa sociale al fine di comprare armi, proprio in un momento in cui le persone non riescono a fare la spesa e a pagare l’affitto e le bollette”, mentre secondo Alfonso de Mendoza Asensi per i Patriots, “Bruxelles vuole tagliare PAC e fondi di coesione per trasferire questi fondi alle politiche migratorie“. Resta più sfumata, infine, la posizione dei Conservatori e Riformisti (ECR), il gruppo a cui appartiene Fratelli d’Italia. Secondo l’eurodeputato meloniano, Carlo Fidanza, “il gruppo deve ancora valutare che voto esprimere, poiché ci sono aspetti positivi ma anche misure assolutamente ideologiche che non condividiamo, come l’insistenza sul Green Deal”.
La guerra in Medio Oriente e la crisi energetica
Gli sviluppi del conflitto mediorientale e il caro-energia saranno al centro del dibattito parlamentare nella giornata di mercoledì 29 aprile. La discussione della mattina verterà sulle misure assunte fin qua dall’UE per affrontare la crisi e su eventuali altre soluzioni che potrebbero essere adottate per proteggere i cittadini europei dalle conseguenze della guerra. Nel pomeriggio, l’attenzione si sposterà su uno specifico teatro dello sfaccettato conflitto mediorientale: il Libano meridionale.
I portavoce di S&D, Renew, Verdi e La Sinistra hanno tutti concordato su un fatto: questa nuova crisi è l’ennesima dimostrazione di quanto l’Europa abbia bisogno di porre fine alla propria dipendenza dai combustibili fossili e debba investire sempre di più su fonti di energia rinnovabili, pulite e prodotte a livello domestico. I Verdi e The Left sono andati anche oltre, chiedendo all’UE di attivarsi per imporre una tassa sugli extraprofitti generati dalle compagnie energetiche.
Infine, S&D e The Left hanno criticato la decisione del Consiglio Affari esteri di escludere una sospensione dell’accordo di associazione tra UE e Israele, invitando il Parlamento europeo ad aggiungere all’ordine del giorno una discussione su questo punto. “L’Ue continua a trattare Israele come un eccellente partner commerciale e questo la rende complice del genocidio”, ha spiegato Shannon, mentre secondo il portavoce di ECR, Michael Strauss, “la priorità resta impedire all’Iran di acquistare capacità nucleare”.
Il resto dell’agenda: dalla guerra in Ucraina alla legge sullo stupro
A pochi giorni di distanza dall’approvazione definitiva del nuovo pacchetto di aiuti UE all’Ucraina da 90 miliardi di euro, la guerra scatenata dalla Russia nei confronti di Kiev sarà il terzo grande tema della prossima plenaria. In particolare, martedì gli eurodeputati discuteranno (con voto previsto per giovedì) una risoluzione sugli “sforzi per garantire che la Russia sia ritenuta responsabile della sua guerra di aggressione contro l’Ucraina” e nella stessa giornata si voterà per decidere se utilizzare la procedura d’urgenza per l’adesione dell’UE alla convenzione che istituisce la Commissione internazionale per i reclami per l’Ucraina (un organismo istituito nel 2025 sotto l’egida del Consiglio d’Europa, al fine di valutare e risarcire i danni causati dall’esercito russo nei confronti della popolazione ucraina).
Infine, l’attenzione si concentrerà sul tema della protezione dei cittadini e della difesa dei valori UE. In particolare, saranno votati due rapporti sui diritti fondamentali e lo Stato di diritto nell’UE e – soprattutto – una relazione che incoraggia la Commissione a presentare una proposta legislativa su una definizione comune di stupro basata sull’assenza di consenso. Un tema su cui si attende di capire come voteranno gli eurodeputati italiani dei partiti che sostengono il governo nazionale, considerando che una simile legge in Italia è ferma al palo da diversi mesi proprio per le perplessità all’interno della maggioranza parlamentare.











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